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Beato Leonardo da Baabdath (Youssef Melki) Sacerdote cappuccino, martire

18 gennaio

Baabdath, Libano, 17 novembre 1881 Kalaat Zirzawane, Turchia, 18 gennaio 1915

Youssef Melki (il suo cognome era originariamente Oueiss) nacque a Baabdath, villaggio sui monti del Libano, il 17 novembre 1881, settimo di undici figli. Attratto, come altri giovani compaesani, dall’esempio dei Frati Minori Cappuccini italiani, arrivati da Beirut per risolvere le tensioni nel villaggio, chiese di entrare nel loro Ordine. Fu inviato prima nel Seminario di Santo Stefano a Istanbul, dove compì il noviziato, assumendo il nome di fra Leonardo da Baabdath. Emise la professione religiosa dei voti il 2 luglio 1900 e venne ordinato sacerdote il 4 dicembre 1904. Fu destinato alla Missione della Mesopotamia a Mardin, insieme a padre Tommaso da Baabdath, suo amico e compaesano. Si dedicò all’apostolato tra i ragazzi e i giovani, in particolare dirigendo la scuola della missione. A causa di problemi di salute, ebbe vari trasferimenti per convalescenza. Nel 1914 si trovava di nuovo a Mardin con padre Daniele da Manoppello, un confratello anziano e malato, quando, il 5 dicembre, il loro convento venne invaso da alcuni soldati; dal 9 febbraio 1915 fu del tutto occupato, mentre ai due frati restava solo una stanza per ciascuno. Padre Leonardo fu arrestato il 5 giugno successivo e torturato quattro giorni dopo, rifiutando di abbracciare la religione islamica per avere salva la vita. L’11 giugno 1915, con altri 416 compagni, venne aggregato ad un convoglio diretto a Diarbekir in Turchia. Furono ancora una volta invitati a scegliere tra la morte o la conversione all’Islam, ma rimasero saldamente tutti fermi nella fede cristiana: i loro corpi massacrati furono gettati in pozzi e caverne. Padre Tommaso, invece, fu tratto in arresto il 4 gennaio 1917. Morì, sfinito dalle torture e dalle privazioni, il 18 gennaio 1917 a Marache, in Turchia. I due frati, uniti nella medesima causa di beatificazione e canonizzazione, sono stati riconosciuti martiri col decreto promulgato il 27 ottobre 2020 e beatificati nel convento della Croce a Bqennaya il 5 giugno 2022, sotto il pontificato di papa Francesco.



I primi anni
Youssef Melki (cognome assunto legalmente dai suoi familiari nel 1974 in luogo dell’originario Oueiss) nacque a Baabdath, villaggio sui monti del Libano, il 17 novembre 1881, settimo degli undici figli di Habib Oueiss e Noura Bou Moussi Kanaan Yammine. Fu battezzato e crebbe nel suo villaggio.
Quand’era poco più che adolescente, si trovò ad affrontare una situazione grave, a causa della quale alcune famiglie maronite di Baabdath, compresa la sua, si sentirono trattare ingiustamente. Si rivolsero prima alle autorità civili, poi a quelle ecclesiastiche, ma senza esito. Decisero quindi di aggregarsi ai protestanti, sempre per ottenere aiuto.

L’arrivo dei Cappuccini e la vocazione
Per allentare la tensione dovette intervenire la Santa Sede, inviando alcuni frati Cappuccini italiani da Beirut. Youssef e Géries Saleh, suo compaesano, ricevettero pochi mesi dopo, il 19 novembre 1893, la Cresima secondo il Rito della Chiesa latina.
Youssef, Géries e altri tre ragazzi del villaggio furono colpiti dal comportamento dei frati e attratti dal loro stile di vita: chiesero quindi come fare per diventare missionari come loro.

La formazione tra i Cappuccini
I cinque postulanti (due dei quali non completarono gli studi) arrivarono il 28 aprile 1895 a Istanbul in Turchia, dove aveva sede il Seminario Minore di Santo Stefano, appartenente all’Istituto Apostolico d’Oriente, creato per la formazione dei futuri missionari destinati alle terre d’Oriente.
Nei quattro anni seguenti, com’era d’uso in quel Seminario, furono iscritti al Terz’Ordine Francescano. Il 2 luglio 1899 furono ammessi in noviziato: ricevendo il saio, Youssef divenne fra Leonardo da Baabdath, per omaggiare san Leonardo da Porto Maurizio, mentre Géries cambiò nome in fra Tommaso da Baabdath, in onore di san Tommaso d’Aquino.
Continuarono la formazione nel convento di Bugià, presso Smirne, per gli studi filosofici e quelli teologici. Vennero ordinati sacerdoti insieme, il 4 dicembre 1904.

Missionario in Mesopotamia
Il 23 aprile 1906 superarono l’esame finale per essere abilitati alla missione: la loro destinazione fu Mardin, nella Missione della Mesopotamia, affidata alla Provincia Cappuccina di Lione. Prima della partenza fu loro concesso di poter tornare a Baabdath.
Padre Leonardo era direttore della scuola della missione e seguiva il Terz’Ordine Francescano, mentre padre Tommaso si dedicava particolarmente alla catechesi, all’insegnamento scolastico, alla predicazione e alle confessioni. Svolgeva anche un’intensa opera apologetica tra i protestanti e i siro-ortodossi, per cercare di portarli al cattolicesimo.
Insieme erano capaci di trovare vie creative per esercitare il ministero: per i bambini e i ragazzi ideavano spettacoli teatrali, scrivevano poesie e perfino giochi per far conoscere la Bibbia.
In una lettera al Ministro generale cappuccino, scritta il giorno prima di un’analoga missiva di padre Tommaso, manifestò grande entusiasmo agli inizi della sua missione: «Sono molto impegnato, ma anche molto felice».

La separazione da padre Tommaso e la missione in tempi difficili
Nell’ottobre 1908, per la prima volta dopo tredici anni di vita comunitaria religiosa, le strade di padre Leonardo e padre Tommaso si divisero. Il secondo fu infatti trasferito a Kharput, in Armenia Minore e, due anni dopo, inviato a Diarbekir, in Mesopotamia.
Padre Leonardo, invece, rimase a Mardin, ma nel giro di quattro anni peggiorò in salute. Nel 1910 fu quindi inviato a Mamuret-ul-Aziz, in Armenia Minore, per curarsi dalle sempre più frequenti e forti emicranie.
Nel 1911 tornò a Baabdath, per l’ultima volta, poi venne assegnato al convento di Orfa. Allo scoppio della prima guerra mondiale si trovava di nuovo a Mardin, insieme a padre Daniele da Manoppello, italiano, ottantenne e molto malato.
Oltre alla guerra c’erano altri motivi di preoccupazione per i cristiani, particolarmente per gli armeni, che vivevano in Turchia. Dopo secoli di convivenza pacifica, già nel dicembre 1894 si erano verificati episodi di ostilità nei loro confronti, in tutto l’Impero Ottomano, ma con una particolare concentrazione proprio in Mesopotamia.
Il costante atteggiamento di padre Leonardo era caratterizzato dalla preghiera per la pace e dalla fiducia in Dio: «Voglia Dio por fine a questo stato di cose e faccia finire al più presto questa guerra, causa di molti mali», scrisse al Ministro Generale il 20 marzo 1912.

Accanto al confratello anziano solo per carità
Il 5 dicembre 1914, alcuni soldati fecero irruzione nella chiesa dei Cappuccini. Padre Leonardo ebbe la prontezza di affidare il Santissimo Sacramento alla custodia di un vicino armeno. Pensò quindi di accompagnare delle suore francescane in un luogo più sicuro, ma alla fine cambiò parere.
Rimase quindi accanto a padre Daniele, anche dopo che, il 9 febbraio 1915, il convento fu del tutto occupato; ai due frati restava solo una stanza per ciascuno. Di lì a poco, iniziarono gli arresti in massa di cristiani di ogni confessione: tra i primi, il 3 giugno, l’arcivescovo armeno cattolico, monsignor Ignazio Maloyan, e molti sacerdoti.

L’arresto
Il 5 giugno 1915 anche padre Leonardo venne condotto in arresto. Gli fu proposto di convertirsi all’Islam per avere salva la vita, ma lui rifiutò: a ogni diniego, veniva torturato più aspramente. Nel corso della prigionia, lui e gli altri sacerdoti continuavano a pregare e a consacrare l’Eucaristia: in pratica, il carcere era diventato come una cattedrale.

La sorte di padre Daniele
Padre Daniele, invece, rimase in una casa nei pressi della chiesa dei Cappuccini fino al 17 luglio, quando ne venne tratto fuori e gettato in prigione. Fu obbligato a pagare una somma di denaro in cambio della promessa di essere liberato, più altro denaro che i carcerieri consideravano come compenso per aver deportato padre Leonardo.
Dopo diciassette giorni, il 3 agosto, venne liberato. Rimase nella sua abitazione, malato, fino al 18 novembre 1916. Da lì fu deportato in direzione di Aleppo, quindi di Konia, in compagnia di alcuni padri Domenicani.

Il martirio di padre Leonardo
Il 10 giugno 1915, un primo convoglio di quattrocentosedici prigionieri venne inviato verso Diarbekir; il primo del gruppo era padre Leonardo. Lungo il tragitto, monsignor Maloyan chiese al commissario di polizia di potersi fermare per un’ultima preghiera: fece quindi distribuire l’Eucaristia, che aveva consacrato appena gli fu concesso di fermarsi.
Nei pressi della località di Kalaat Zirzawane, i prigionieri ripeterono di preferire la morte alla rinuncia alla propria fede. Nessuno scampò al massacro: furono uccisi a gruppi di quattro, a colpi di pietre e di armi da taglio, come coltelli o scimitarre. Gli altri duecentocinque prigionieri vennero assassinati il giorno seguente: l’ultimo fu monsignor Maloyan, ucciso da un colpo di pistola (fu beatificato nel 2001).

La morte di padre Tommaso
Padre Tommaso, nello stesso clima persecutorio, compì la scelta, condivisa col padre guardiano (vale a dire il superiore del convento) di Orfa, di accogliere un sacerdote cattolico armeno. Quest’ultimo, il 24 settembre 1916, venne arrestato, mentre il convento venne perquisito.
Tra gli oggetti rinvenuti era presente una pistola di piccolo calibro, che gli aggressori affermarono di aver trovato nella stanza di padre Tommaso. Fu accusato di aver nascosto l’armeno e di detenzione impropria di quell’arma da fuoco e, per entrambi i capi d’accusa, condannato a morte.
Tre mesi dopo, fu arrestato a sua volta, insieme agli altri frati: in pieno inverno, sotto la pioggia, fu mandato a comparire a Marasc. Fu maltrattato, torturato, privato del cibo e incarcerato in prigioni infette: a causa di tutte queste privazioni, contrasse il tifo.
Arrivò a Marasc ormai privo di forze. I compagni chiesero ripetutamente di farlo visitare da un medico: la richiesta fu esaudita grazie all’intervento di un francescano olandese, che gli aveva amministrato i Sacramenti dei moribondi. Intanto, erano passati tre giorni: padre Tommaso morì il 18 gennaio 1917.

La prima fase della causa di beatificazione e canonizzazione
Padre Leonardo e padre Tommaso hanno goduto di continua fama di martirio, per aver continuato l’annuncio del Vangelo in mezzo a gravi difficoltà e aver sigillato, con l’effusione del sangue, la loro consacrazione.
La Custodia Generale Cappuccina del Vicino Oriente chiese quindi l’introduzione della loro causa di beatificazione e canonizzazione congiunta. L’Inchiesta diocesana fu celebrata nel Vicariato Apostolico di Beirut, dopo che nel 2006 era stato concesso il trasferimento di competenza al locale Tribunale Ecclesiastico, dal 17 febbraio 2007 al 28 ottobre 2009. Si rese poi necessaria un’Inchiesta suppletiva, nella stessa Curia ecclesiastica, dal 28 ottobre 2011 al 15 dicembre 2011. Il 1° ottobre 2012 la Congregazione delle Cause dei Santi decretò la validità giuridica degli atti di entrambe le Inchieste.

Il riconoscimento del martirio e la beatificazione
La “Positio super martyrio”, consegnata nel 2017, fu esaminata dai Consultori Storici il 28 febbraio dello stesso anno. Seguì quindi la discussione sul presunto martirio: il 19 novembre 2019 si espressero a favore i Consultori Teologi, seguiti, il 6 ottobre 2020, dai cardinali e dai vescovi membri della Congregazione delle Cause dei Santi.
Il 27 ottobre 2020, ricevendo in udienza monsignor Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi (poi creato cardinale), papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto sul martirio di padre Leonardo e padre Tommaso.
La Messa con il Rito della Beatificazione fu celebrata nel convento della Croce a Bqennaya il 5 giugno 2022, presieduta dal cardinal Semeraro come inviato del Santo Padre.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2022-06-01

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