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Santa Maddalena di Canossa Vergine, Fondatrice

10 aprile

Verona, 1 marzo 1774 - 10 aprile 1835

Nata a Verona nel 1774, appartiene a una delle famiglie più illustri nell'Italia del tempo. Orfana di padre e abbandonata dalla madre, a 7 anni viene affidata a un'istitutrice. A 17 si trova nel Carmelo di Trento e poi in quello di Conegliano (Tv). Tornata a casa, nel 1801 ospita nel palazzo di famiglia due povere ragazze, raccolte da lei stessa. Nel 1808 inizia con altre ragazze in difficoltà un'esperienza di vita in comune presso l'ex convento delle Agostiniane veronesi: nascono le Figlie della Carità, suore educatrici dei poveri. È la stessa Maddalena a scriverne le regole nel 1812, a Venezia, chiamata da Antonangelo e Marcantonio Cavanis (due fratelli patrizi, entrambi sacerdoti) per fondare un'altra casa d'istruzione per ragazze, mentre loro hanno creato le scuole gratuite maschili. Maddalena ottiene l'assenso pontificio da Pio VII; in seguito si reca a Venezia, a Milano e poi a Bergamo e a Trento, per fondare nuove sedi e scuole. La sua stessa residenza patrizia veronese accoglie ragazze povere, strappate alla miseria per renderle protagoniste della loro vita. Mentre prepara l'apertura di altre sedi a Brescia e a Cremona nel 1835 la morte la coglie a Verona. (Avvenire)

Etimologia: Maddalena = di Magdala, villaggio della Galilea

Emblema: Giglio

Martirologio Romano: A Verona, santa Maddalena di Canossa, vergine, che di sua volontÓ rigett˛ tutte le ricchezze del suo patrimonio per seguire Cristo e fond˛ i due Istituti dei Figli e delle Figlie della CaritÓ per promuovere la formazione cristiana della giovent¨.

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Aveva nelle vene il sangue della Grancontessa Matilde di Canossa, una delle figure più importanti del Medioevo italiano, e seppe esserne degna per l’amore che seppe dare alla Chiesa, raggiungendo anche la santità. È Maddalena Gabriella dei marchiesi di Canossa, fondatrice delle Figlie e dei Figli della Carità. Nata terzogenita dal marchese Ottavio di Canossa e dalla contessa Teresa Szluha, nella città di Verona il 1° marzo 1774, perde il padre cinque anni dopo a causa di un’escursione sui monti Lessini finita tragicamente. Nel 1781 la madre si risposa con il marchese Edoardo Zenetti di Mantova. L’educazione dei cinque figli verrà affidata a dei precettori.
Dopo una grave malattia, confida al pedagogo Don Pietro Rossi la decisione di consacrarsi al Signore e inizia a leggere ed esaminare alcune Regole di ordini religiosi. Si sofferma, in particolare, su quelle delle Carmelitane scalze e il 2 maggio 1791 si ritira per circa dieci mesi nel monastero di Santa Teresa a Verona. In questo tempo ha modo di ammirare la spiritualità delle Carmelitane, tuttavia sente che la vita claustrale non le appartiene. Dopo un anno si ritirerà ancora nel monastero di Conegliano, ma soltanto per tre giorni perché la sua vocazione è un’altra. Nel tempo della ricerca dove poter realizzare le sue aspirazioni di carità, incontra don Luigi Libera, il quale diventa suo direttore spirituale e grazie al carteggio che si instaura fra il sacerdote e Maddalena, dal luglio 1792 al dicembre 1799, si può ricostruire il suo impegnativo cammino di discernimento interiore. Proprio nel 1799 incontra il Vicario generale della Diocesi di Verona e successivamente il Vescovo Andrea Avogadro e ad ambedue Maddalena presenta un programma di azione caritativa, che non viene, però, preso in debita considerazione.
Mentre vive con sofferenza questa situazione si ritrova, a causa di problematiche familiari, a caricarsi della responsabilità di amministrare i beni del suo casato, compreso Palazzo Canossa; ma ciò non le impedisce di iniziare l’opera per cui si sente chiamata: raccogliere le ragazze dalla strada e visitare gli ammalati negli ospedali.
La sua spola quotidiana diventa così da Palazzo Canossa alla contrada San Martino Aquario, alla contrada dei Filippini, alla contrada di San Zeno in Oratorio. La sua Fede e la sua determinazione le faranno superare prove ed ostacoli, anche familiari, e riuscirà ad ottenere dalla Prefettura di Verona, proprio a San Zeno, il monastero dei Santi Giuseppe e Fidenzio, quale sede per ospitare le sue ragazze povere ed abbandonate. Il trasferimento avviene l’8 maggio 1808, data di inizio dell’Istituto delle Figlie della Carità.
Le attività della nuova realtà religiosa erano concentrate sulla catechesi, sulla scuola, sulla visita agli ammalati negli ospedali e sulla formazione della maestre atte ad andare ad istruire nelle campagne: oltre all’alfabetizzazione occorreva combattere l’ignoranza religiosa, la stessa contro la quale lottava Don Giuseppe Sarto fin da quando era parroco a Salzano e, divenuto Pontefice nel 1903, evidenziò l’esistenza dell’eresia del Modernismo (la corruzione teologica e dottrinale degli insegnamenti della Chiesa) grazie alla memorabile Enciclica Pascendi Dominici Gregis del 1907, che continua ad essere attuale e benefica per coloro che la leggono ancora oggi.
L’attività di fondazione di Suor Maddalena sarà rigogliosa, aprirà case canossiane a Venezia (1812), a Milano (1816), a Bergamo (1820), a Trento (1828). Nel 1819 la sua Congregazione ottiene il riconoscimento ecclesiastico e Papa Leone XII approva la Regola con il Breve Si nobis del 23 dicembre 1828. Nel 1831 aprirà l’Oratorio dei Figli della Carità a Venezia, dove la chiesa di Santa Lucia, un progetto a cui aveva aspirato fin dal 1799.
Il suo epistolario è ricco di 3000 lettere e i suoi scritti autobiografici aiutano a comprendere di quale ardore fossero imbevute la sua Fede e la sua Carità, di quale spessore fosse il suo amore per Cristo e la sua dedizione per il prossimo, per il quale spenderà la sua fortuna economica e tutte le sue energie.
Madre Maddalena muore il 10 aprile 1835, sarà beatificata da Pio XII il 7 dicembre 1941 e canonizzata da Giovanni Paolo II il 2 ottobre 1988, il quale di lei ebbe a dire: «Aveva capito che la pietà vera, che commuove il cuore di Dio, consiste nello “sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo”. Per questo si impegnò con ogni sua energia, oltre che con tutte le sue sostanze, per venire incontro ad ogni forma di povertà: quella economica non meno di quella morale, quella della malattia non meno che quella dell’ignoranza».

Autore: Cristina Siccardi

 


 

Discende alla lunga dalla famosa Matilde di Toscana, signora di Canossa. La sua famiglia è tra le più illustri nell’Italia del tempo, ma poco fortunata: Maddalena e i suoi quattro fratelli perdono il padre da piccoli, la madre si risposa e li lascia; lei, a 5 anni, viene affidata a un’istitutrice che detesta; poi si ammala varie volte. A 17 anni la troviamo nel Carmelo di Trento contro la volontà dei parenti, poi per brevi giorni in quello di Conegliano (Treviso), ma questa non è vita per lei.
Tornata a casa, stupisce tutti per il suo talento di amministratrice. Ma di nozze non si parla. E nel 1801 compaiono a palazzo Canossa due povere ragazze, che lei raccoglie: questa è la novità rivelatrice della sua vocazione. Non “regnerà” nel palazzo di famiglia, che ospita Napoleone e Alessandro I di Russia. La sua vocazione sono i poveri. L’accoglienza alle due ragazze era solo pronto soccorso, ma lei non vuole tenerle lì estranee, sempre inferiori. Devono avere casa propria (loro due e tantissime altre come loro) dove sentirsi padrone, istruirsi e realizzarsi al fianco delle maestre; e accanto a lei, la fondatrice, che nel 1808 otterrà da Napoleone l’ex convento delle Agostiniane veronesi, iniziandovi la vita comune.
Nascono le Figlie della Carità: le suore educatrici dei poveri. Maddalena ne scrive le regole nel 1812, a Venezia: ve l’hanno chiamata Antonangelo e Marcantonio Cavanis (due fratelli patrizi, entrambi sacerdoti) per fondare un’altra casa d’istruzione per ragazze, mentre loro hanno creato le scuole gratuite maschili. Maddalena ottiene l’iniziale assenso pontificio per la sua opera da Pio VII, poco dopo la caduta di Napoleone. Ora sul Lombardo-Veneto regna l’imperatore Francesco I d’Asburgo, che nel 1816 visita Verona con la terza moglie, Maria Ludovica d’Este. Proprio a Verona la sovrana si ammala e muore: la sua camera ardente sarà apprestata in una sala di palazzo Canossa. Nel palazzo, però, Maddalena non compare più tanto spesso. Passa da Venezia a Milano e poi a Bergamo e a Trento, per fondare nuove sedi e scuole. La sua residenza patrizia in Verona ha accolto una sovrana, e le case che lei va creando accolgono le figlie dei sudditi più poveri, strappate alla miseria per renderle protagoniste della loro vita.
Lei intanto lavora all’annoso iter per l’approvazione definitiva del suo istituto, e prepara l’apertura di altre sedi a Brescia e a Cremona. Ma la morte la coglie nella sua Verona a 61 anni: già "in concetto di santità", così dicono le cronache del tempo, definendo Maddalena "beneficientissima fino alla prodigalità". Ma soprattutto ha dato tutta sé stessa, consumandosi per l’opera, che crescerà ancora dopo la sua morte. Alla fine del XX secolo avrà oltre 2.600 religiose, operanti in tutto il mondo.
Giovanni Paolo II l'ha proclamata santa il 2 ottobre 1988.
La data del culto per la Chiesa Universale è il 10 aprile, mentre l'8 maggio viene ricordata dall'Istituto delle Figlie della Carità - dette Canossiane - dai Figli della Carità e dai Laici Canossiani, perchè l'8 maggio 1808 è la data ufficiale dell'inizio dell'Istituto Canossiano. All'8 maggio si celebra la sua memoria anche nella diocesi di Bergamo, mentre quella di Milano la ricorda il 9 maggio.


Autore:
Domenico Agasso


Fonte:
Famiglia Cristiana

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Aggiunto il 2017-01-11

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