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San Metras (Metrano) di Alessandria Martire

31 gennaio

Martirologio Romano: Commemorazione di san Metrano, martire ad Alessandria d’Egitto, che sotto l’impero di Decio, non avendo voluto, su ingiunzione dei pagani, pronunciare parole empie, fu ferocemente colpito dagli astanti e poi lapidato fuori della città.


Il Sinassario Alessandrino di Michele, vescovo di Atrib e Malig, commemora l'8 babàh (= 5 ottobre) Metras (Matrà, Metrano), originario di Alessandria e vittima della persecuzione di Decio in Egitto.
Eusebio di Cesarea riporta una lettera del vescovo Dionigi di Alessandria a Fabio vescovo di Antiochia, in cui si narrano alcuni episodi della persecuzione di Decio nella sua città, precisando che questa ebbe inizio in Egitto un anno prima dell’editto imperiale, quindi dal 249. Questo movimento anticristiano fu provocato da un personaggio che Dionigi non nomina, ma che qualifica come «profeta e fabbricatore di mali in questa città» Il quale «riaccese nei pagani l’ardore per la superstizione del paese». Dionigi poi racconta come quei pagani «si impadronirono dapprima di un vecchio di nome Metras e gli ordinarono di pronunciare parole blasfeme: poiché colui non obbediva, batterono il suo corpo a colpi di bastone, trafissero il suo volto e i suoi occhi con aguzze canne, poi lo condussero nei dintorni e lo lapidarono».
Se il Sinassario ha tramandato la data esatta di questo martirio, esso avrebbe avuto luogo il 5 ottobre 249. La notizia di questa fonte riporta le informazioni riferite da Eusebio, sebbene con alcune varianti: si parla del decreto di persecuzione di Decio, di una denuncia a carico di Metras per la sua fede cristiana, di un interrogatorio dinanzi al prefetto della città, della coraggiosa confessione del vero Dio, dell’ingiunzione di sacrificare agli idoli, accompagnata da lusinghiere promesse, poi delle minacce e dei tormenti. Tutto ciò non ha alcun effetto su Metras che ancora una volta proclama il suo attaccamento alla fede, il prefetto irritato ordina di fustigarlo, poi ricorre ad altri supplizi e alla prigionia, come riferisce Dionigi. Trascinato allora fuori di città, Metras viene decapitato. Probabilmente la notizia del Sinassario dipende da una Passio andata perduta, che aveva ampliato il nucleo storico.
H. Delehaye ha accostato la notizia del Sinassario all’8 babàh a quella del 10 misti (= 3 agosto) dedicata pure a un Matrà (o Batta in alcuni mss.). Il martirio avviene sotto l’imperatore Decio e il vescovo Demetrio. Esiste già, a questo punto, un’anomalia, poiché il vescovo Demetrio occupò la sede di Alessandria, dal 193 al 231 e compare negli Atti dei martiri al tempo della persecuzione di Settimio Severo (193-211). Malgrado la sua brevità, questa nuova notizia riflette il carattere fantastico del testo in essa verosimilmente abbreviato. Si parla ancora del decreto di persecuzione e, in quanto alla causa del martirio di Metras, si tratta di un pio ladrocinio da lui perpetrato su di una statua d’oro di Apollo, smantellata per fare elemosine. Metras confessa il furto, è sottoposto a una lunga serie di tormenti, riceve il miracoloso ausilio di un angelo, risana un cieco con il suo sangue e infine muore in cattività. Notizia questa che non può far rimpiangere il testo perduto della passio che essa riassume.
È, quindi, assai meglio attenersi al testo della lettera di Dionigi. Il confronto, tuttavia, di quest'ultima con le due notizie del Sinassario Alessandrino ci permette di trarre la conclusione che in altri casi, in cui esistono soltanto le notizie dei sinassari, queste possono riferirsi proprio a un martire autentico, il cui martirio sia stato riferito attraverso la lente deformante dei redattori delle passiones.
La notizia dell’8 babàh accennava, inoltre, ad alcuni compagni di Metras, ma successivamente non si fa più parola di essi. La traduzione geez del Sinassario Alessandrino ha serbato la commemorazione di Metras nei giorni corrispondenti dell’8 teqemt e del 10 nahasè.
Sconosciuto ai sinassari bizantini, Metras, sotto la forma Metranus, è comparso nei martirologi occidentali con la seconda recensione di Floro. Alla data del 20 febbraio questi inserì una notizia che non è altro che il già citato passo di Dionigi. Adone riprese la notizia stessa trasferendola alla data arbitraria del 31 gennaio. Usuardo mantenne la stessa data e Baronio, conservando sostanzialmente il testo dei suoi predecessori, mantenne Metras al 31 gennaio nel Martirologio Romano, asserendo, peraltro a torto, di averlo trovato nel Martirologio di Beda.
 


Autore:
Joseph-Marie Sauget


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2018-05-18

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