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San MosŤ I Eremita e vescovo dei Saraceni

7 febbraio

Ü 389 circa

Martirologio Romano: Sulle montagne del Sinai, san MosŤ, che dapprima condusse vita solitaria in un eremo, poi, ordinato vescovo su richiesta della regina dei Saraceni MŠuvia, pacificÚ popoli assai brutali, custodendo illesa la vita dei cristiani.


G. Henskens ha da lungo tempo riunito tutti i testi degli antichi storici che hanno trattato della guerra tra l’imperatore romano Valente (circa nel 375) e la tribù araba dei Saraceni, della loro regina Mavia e del loro primo vescovo Mosè (Moyses, Moysetes).
Mavia, già conquistata alla fede cristiana, mise come condizione alla pace che le chiedevano i Romani, che le si accordasse Mosè come vescovo per la sua nazione. Saraceno di nascita, questi viveva in solitudine nei deserti prossimi alle terre sottoposte a Mavia, tra l’Egitto e la Palestina, ma aveva raggiunto una grande fama per la santità della sua vita e i miracoli che Dio operava per suo mezzo.
Essendo stata accettata senza ostacoli la condizione posta dalla regina, Mosè fu portato ad Alessandria per esservi consacrato vescovo. Ma in quell’epoca (373-378) il vero titolare della sede di questa città, Pietro, successore di sant'Atanasio, era in esilio ed il suo posto era occupato dall’intruso Lucio, ariano. Mosè, quindi, rifiutò di lasciarsi imporre le mani da costai esponendogli esplicitamente le ragioni del suo inequivocabile rifiuto. Allora fu condotto sulle montagne presso i vescovi che subivano l’esilio per la fede di Nicea e da questi fu consacrato (Tillemont propone come luogo di tale consacrazione la città di Diocesarea di Palestina dove si sa che Lucio aveva mandato in esilio undici vescovi d’Egitto, a meno che non si tratti d'un luogo più vicino dove ne sarebbero stati trattenuti altri).
Mosè svolse una grande azione evangelizzatrice presso i popoli che gli erano stati affidati e conservò salda sia la sua fede ortodossa, sia la pace con l'impero romano.
Sembra che il primo ad introdurre la memoria di Mosè (con il nome di Moysetes) in un martirologio sia stato Adone il quale ne ha fissata la commemorazione alla data, certamente arbitraria, del 7 febbraio ed ha tratto da Rufino gli elementi della notizia.
Pur con qualche variante, Usuardo ha conservato la stessa notizia, così come i martirologi successivi, ad esempio quello di P. Galesini; anche il Baronio ne fa menzione, sempre al 7 febbraio, nel Martirologio Romano.
Come già fece Tillemont, occorre distinguere questo Mosè dall'omonimo, solitario di Raithu, che convertì con i suoi miracoli un gran numero di abitanti delle vicine regioni del deserto di Faran, anch'essi Saraceni (o Ismaeliti) con a capo il principe Obbediano che il solitario liberò da un demone.


Autore:
Joseph-Marie Sauget


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2018-07-31

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