Home . Onomastico . Emerologico . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati


Newsletter
Per ricevere i Santi di oggi
inserisci la tua mail:

E-Mail: info@santiebeati.it


> Home > Sezione Gruppi di Martiri > Santi Duecento Soldati Condividi su Facebook Twitter

Santi Duecento Soldati Martiri

7 aprile

† Sinope, Turchia, III sec.

Il diacono Rufino venne arrestato ed imprigionato ai tempi della persecuzione di Massimino il Trace. Capo d’accusa erano le numerose conversioni da lui operate. Con lui venne incarcerata anche una donna cristiana, Aquilina. Insieme i due vennero condotti al cospetto del governatore e sottoposti a diverse torture. Dinnanzi ai miracoli da loro compiuti, duecento soldati abbracciarono la fede cristiana e si convertirono, facendo così accrescere ulteriormente la collera del governatore. Questi ordinò che fossero tutti messi a morte.

Martirologio Romano: A Sinópe nel Ponto, nell’odierna Turchia santi duecento soldati martiri.


Può suonare strano a molti, sfogliando il Martirologio Romano, imbattersi in un gruppo di santi veramente particolare: ben duecento soldati. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, promulgato da San Giovanni Paolo II, ci rammenta come “Il quinto comandamento proibisce la distruzione volontaria della vita umana” e ci invita a ricordare che “A causa dei mali e delle ingiustizie che ogni guerra provoca, la Chiesa con insistenza esorta tutti a pregare e ad operare perché la bontà divina ci liberi dall'antica schiavitù della guerra” (CCC 2307). Al tempo stesso, però, alcuni elementi tradizionali sono elencati nella dottrina detta della « guerra giusta »: occorre infatti contemporaneamente che il danno causato dall'aggressore alla nazione o alla comunità delle nazioni sia durevole, grave e certo; che tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano rivelati impraticabili o inefficaci; che ci siano fondate condizioni di successo; che il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare. Nella valutazione di questa condizione ha un grandissimo peso la potenza dei moderni mezzi di distruzione (cfr. CCC 2309). È presumibile che proprio in tale ottica si sia svolta la professione di questi duecento uomini, la cui vicenda tentiamo di far emergere dalle nebbia della storia.
I Sinassari bizantini, al 7 aprile, riportano la festa dei santi Rufino il Taumaturgo, Aquilina e duecento compagni. Il cosiddetto Menologio di Basilio II, allo stesso giorno, contiene per questa commemorazione una notizia che ha il sapore di un compendio di una più ampia passio, andata poi perduta. Secondo tale notizia, Rufino sarebbe stato un diacono che venne arrestato ed imprigionato ai tempi della persecuzione di  Massimino il Trace, il cui imperio si colloca tra il 235 ed il 238. Il capo d’accusa erano le numerose conversioni da lui operate. Con lui venne incarcerata anche una donna cristiana, Aquilina. Insieme i due vennero condotti al cospetto del governatore e sottoposti a diverse torture. Dinnanzi ai miracoli da loro compiuti, duecento soldati abbracciarono la fede cristiana e si convertirono, facendo così accrescere ulteriormente la collera del governatore. Questi ordinò che fossero tutti messi a morte. Condotti dunque al luogo del supplizio, furono tutti decapitati. Il luogo del martirio dei duecento soldati sarebbe Sinope nel Ponto, territorio dell’odierna Turchia. Così ancora attesta anche l’ultima edizione del Martirologio Romano, nel citare i duecento soldati, senza però Rufo ed Aquilina. È però facile supporre che anche questi ultimi abbiano trovato la morte a Sinope. Fu la presenza dei duecento soldati nel cosiddetto Menologio del Cardinale Sirleto ad indurre il Cardinal Cesare Baronio ad introdurli anche nel Martirologio Romano.
Questi duecento uomini hanno saputo realizzare la profezia di Isaia: “Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell'arte della guerra” (Is 2,4). Hanno saputo riconoscere che “La pace terrena è immagine e frutto della pace di Cristo” (CCC2305), il “Principe della pace” (Is 9,5). “Egli è la nostra pace” (Ef 2,14), come scrive l’apostolo San Paolo agli Efesini, e nel discorso della montagna ha proclamato: “Beati gli operatori di pace” (Mt 5,9).


Autore:
Don Fabio Arduino

______________________________
Aggiunto/modificato il 2020-04-07

___________________________________________
Translate this page (italian > english) with Google


Home . Onomastico . Emerologico . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati . Pubblicità