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Beata Pierina Morosini Vergine e martire

6 aprile

Fiobbio di Albino, Bergamo, 7 gennaio 1931 - Bergamo, 6 aprile 1957

Pierina Morosini nasce a Fiobbio, piccolo villaggio presso Bergamo, il 7 gennaio 1931. Terminate le scuole elementari e passata la bufera della guerra, trova lavoro come operaia tessile in un cotonificio di Albino, contribuendo con il suo stipendio al bilancio familiare. L’adesione all’Azione Cattolica, prima come semplice iscritta, poi come responsabile della formazione delle “piccolissime” e delle “beniamine”, amplia la prospettiva del suo impegno: diventa sostenitrice delle opere missionarie e del Seminario di Bergamo. Ogni mattina prima di andare al lavoro riceve la Comunione e nel tragitto casa-fabbrica recita il Rosario. Nel 1947 si reca in pellegrinaggio a Roma, in occasione della beatificazione di Maria Goretti. Dieci anni dopo, nel 1957, mentre ritorna dal lavoro, viene aggredita da un giovane, che cerca di violentarla: viene inseguita e colpita con un sasso. Muore due giorni dopo, a ventisei anni, senza riprendere conoscenza. È stata beatificata dal Papa san Giovanni Paolo II, nella basilica di San Pietro a Roma, il 4 ottobre 1987. I suoi resti mortali sono venerati sotto l’altare maggiore della chiesa di Sant’Antonio di Padova a Fiobbio. La sua memoria liturgica, per la diocesi di Bergamo, cade il 6 maggio, un mese dopo il giorno della sua nascita al Cielo.

Etimologia: Pierina = piccola pietra (diminutivo di Pietro)

Emblema: Giglio, Palma

Martirologio Romano: Nella cittadina di Fiobbio di Albino vicino a Bergamo, beata Pierina Morosini, vergine e martire, che, a ventisei anni, mentre faceva ritorno a casa dalla fabbrica in cui lavorava, morì ferita a morte al capo nel tentativo di difendere dall’aggressione di un giovane la propria verginità consacrata a Dio.


Pierina Morosini nasce il 7 gennaio 1931 a Fiobbio di Albino, nella bergamasca; viene battezzata il giorno seguente, coi nomi di Pierina Eugenia. È la primogenita di una famiglia di nove figli. Suo padre, Rocco Morosini, rimane invalido e guadagna qualcosa facendo il guardiano notturno in uno stabilimento. Sua madre, Sara Noris, invece bada, oltre che ai figli propri, anche a quelli degli altri, solo in cambio del pane con cui riempire la bocca della sua nidiata.
Con simili premesse Pierina cresce, imparando da subito ad archiviare i sogni senza troppi rimpianti: deve rinunciare a studiare ed a diplomarsi maestra, anche se ne avrebbe i numeri; deve rinunciare a entrare tra le Suore delle Poverelle di Bergamo, anche se tutti trovano che la sua vocazione sia solida e ben fondata; deve rinunciare anche al sogno missionario, il cui solo pensiero le fa battere il cuore come se fosse il primo amore.
A quindici anni, infatti, è già operaia presso il cotonificio Honegger di Albino: questo stipendio è l’unica entrata fissa su cui può contare la sua famiglia. Per il primo turno deve svegliarsi alle quattro del mattino, ma invariabilmente trova ancora il tempo di prendere un “pezzo” di Messa e soprattutto di fare la Comunione, che l’accompagnerà per tutto il giorno. Pierina prega lungo la strada, prega quando è al telaio, prega quando riesce a scappare per qualche minuto in chiesa.
Animatrice missionaria, zelatrice del Seminario, terziaria francescana, è però soprattutto dirigente parrocchiale di Azione Cattolica e attivissima in parrocchia, il suo specifico campo di apostolato. Trova, così, in famiglia, il convento cui ha dovuto rinunciare; nella fabbrica, la scuola in cui aveva sperato di insegnare; nella sua parrocchia, la missione in cui aveva sognato di andare.
Si dà un regolamento di vita e soprattutto traccia per se stessa alcuni propositi che, nella loro semplicità, danno la misura di quest’anima innamorata di Dio. Tra le altre cose, si propone di «tener la pace in famiglia», di «mostrarsi sempre allegra» e di «cercare di non sapere le cose altrui». Tra i suoi appunti spicca una frase in cui è condensata tutta la sua vita: «il mio amore, un Dio Crocifisso; la mia forza, la Santa Comunione; l’ora preferita, quella della Messa; la mia divisa, essere un nulla; la mia meta, il cielo».
Nel 1947 è a Roma, per la beatificazione di Maria Goretti e ne resta affascinata. Alla nuova Beata e futura Santa “ruba” il segreto che l’ha portata sugli altari, lasciandolo maturare lentamente in lei, e dieci anni dopo confida ad uno dei suoi fratelli: «Piuttosto che commettere un peccato mi lascio ammazzare».
Che questo non sia solo un pio desiderio lo dimostra appena un mese dopo aver pronunciato questa frase. Pierina, nella freschezza dei suoi 26 anni, anche se volutamente vestita in modo dimesso, non può nascondere la sua avvenenza, che accende insani desideri in una mente malata.
Il 4 aprile 1957, pochi minuti prima delle 15, Pierina è di ritorno dal suo turno di lavoro in fabbrica. Lungo i sentieri solitari del monte Misna, viene assalita dal violentatore nel castagneto che abitualmente, due volte al giorno, attraversa da undici anni per recarsi al lavoro. È inutile il suo tentativo di fuga, perché l’uomo le fracassa il cranio a colpi di pietra. Trasportata in ospedale a Bergamo, vi muore due giorni dopo, senza aver ripreso conoscenza.
È fin troppo facile, per la gente, vedere in lei una nuova Maria Goretti; ed è infatti proprio la sua gente ad impedire che Pierina resti a lungo sottoterra e che il suo omicidio venga semplicemente archiviato come un pur tragico fatto di cronaca nera.
Così, mentre la giustizia umana compie il suo corso nei confronti del giovane di Albino individuato come l’omicida, la Chiesa comincia invece ad interessarsi di lei. Il vescovo di Bergamo, monsignor Clemente Gaddi, l’8 dicembre 1975 avvia l’iter per la causa di beatificazione. Ottenuto il nulla osta dalla Santa Sede il 17 novembre 1979, il processo cognizionale si è svolto dal 7 aprile 1980 al 28 maggio 1983, presso la diocesi di Bergamo. Il decreto che convalidava gli atti del processo cognizionale porta la data del 17 febbraio 1984.
La “Positio super martyrio”, trasmessa nel 1986, è stata esaminata dai Consultori teologi della Congregazione delle Cause dei Santi il 13 gennaio 1987 e, il 17 marzo 1987, dai cardinali e dai vescovi membri della stessa Congregazione. Entrambi gli organismi si sono pronunciati a favore del martirio in difesa della castità, frutto della fede della Serva di Dio.
Il 3 luglio 1987 il Papa san Giovanni Paolo II ha quindi autorizzato la promulgazione del decreto con cui l’uccisione di Pierina Morosini era da considerare un autentico martirio.
Lo stesso Pontefice ha celebrato la sua beatificazione il 4 ottobre 1987, durante l’assemblea del Sinodo dei Vescovi dedicata al tema «Vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo», proponendola come autentica icona di un laicato maturo e coerente, anche a costo della vita.
Nella diocesi di Bergamo la memoria liturgica della Beata Pierina Morosini si celebra il 6 maggio, un mese dopo la sua nascita al Cielo, perché il 6 aprile può corrispondere ai giorni della Settimana Santa o dell’Ottava di Pasqua.
Il 10 aprile 1983 i resti mortali di Pierina erano stati traslati dal cimitero di Fiobbio alla chiesa parrocchiale, dedicata a Sant’Antonio di Padova, e posti in un sarcofago di marmo bianco, situato vicino al banco dove solitamente lei s’inginocchiava a pregare. Dopo la beatificazione, sono stati collocati sotto l’altare maggiore della chiesa di Sant’Antonio di Padova a Fiobbio.


Autore:
Gianpiero Pettiti ed Emilia Flocchini


Note:
Per approfondire: www.beatapierinamorosini.com

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Aggiunto/modificato il 2020-05-16

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