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Sant' Essuperanzio di Ravenna Vescovo

29 maggio

430/476-477

Martirologio Romano: A Ravenna sant’Esuperanzio, vescovo, che governò con prudenza questa Chiesa, al tempo in cui il re Odoacre si impadronì dell’Italia e della città.


Secondo il Catalogo Episcopale di Ravenna trasmessoci da Agnello, Essuperanzio fu il diciannovesimo successore di sant'Apollinare, ed il suo episcopato sta tra quello di Neone, a cui scrisse san Leone Magno nel 458 e quello di Giovanni l’Angelopte, il quale, come si ricava dall’iscrizione sepolcrale, ora nel Museo Arcivescovile, venne consacrato nel 477. Tra questi due termini estremi fu Essuperanzio vescovo di Ravenna e cioè nel tristissimo periodo della caduta dell'Impero d’Occidente e della conquista di Ravenna da parte di Odoacre.

Veramente, gli antichi storici vennero a questo proposito fuorviati dalla confusione cronologica che regna nel Liber Póntificalis agnellino e da alcuni dati offerti dal Chronicon di Flavio Lucio Destro al quale, dopo l’edizione che ne fece il Bivar nel 1627, si diede credito in Spagna ed a Ravenna. Egli venne quindi identificato senz’altro con l’Essuperanzio destinatario dell'Epistola 146 di san Girolamo, con l’Essuperanzio di Galizia presente al concilio Toletano del 400 ed anche con altri personaggi omonimi testimoniati per le più svariate ragioni. Fu così ritenuto un soldato iberico datosi alla vita di perfezione dietro suggerimento di san Girolamo, divenuto poi vescovo di Osma in Spagna e di lì traslato a Ravenna nel 385. In realtà, questo tentativo di anticipare di oltre settant’anni l’episcopato di Essuperanzio è assolutamente infondato e per di più contrasta con l’autorevolissima lista episcopale agnelliana la quale, provenendo da fonte liturgica, costituisce la più antica e solida base per ogni ricerca sui vescovi di Ravenna. Ad ogni modo, di Essuperanzio Agnello sa dirci ben poco e, conscio egli stesso dell’esiguità del suo racconto, si scusa affermando che preferisce tacere piuttosto che inventare.
La memoria di Essuperanzio rimase, comunque, legata alla basilica di Sant'Agnese Maggiore, costruita durante il suo pontificato e da lui dotata di magnifici doni: in essa Essuperanzio venne tumulato il 30 maggio del 477 (o dell’anno prima). Le sue reliquie vennero poi trasferite in cattedrale nel 1809. Da un’iscrizione sepolcrale del IX secolo, ora nel Museo Arcivescovile, Essuperanzio appare già venerato come santo e confessore: «Hic requiescit in pace corpus sci Exuperantii pontificis et confessoris atque archiepiscopi sce Ravennatis Aecclesiae». Anche la data della morte conservataci da Agnello, provenendo verosimilmente da fonte liturgica (il fatto che non sia indicato l’anno sembra escludere una derivazione epigrafica), ci prova che nel secolo IX esisteva già in Ravenna una celebrazione a lui dedicata: che, poi, il Liber Pontificatis porti «IIII Kl. iun.» invece di «III Kl. iun.», come riportano invece i calendari ravennati posteriori, dipende evidentemente da errore di copista. Anche il Martirologio Romano lo celebra in questa data, come pure il Martyrologium Hispanicum di Tamayo Salazar. Per quali concreti motivi, poi, sia stato venerato come santo il vescovo Essuperanzio, di cui, pochi anni dopo la sua morte, papa Simplicio scriveva che «deliquerat faciendo presbyterum invitum», non sappiamo dire.
 


Autore:
Giovanni Lucchesi


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2018-01-26

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