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Beato Tommaso Maxfield Martire

1 luglio

1585 - 1 luglio 1616

Martirologio Romano: Sempre a Londra, beato Tommaso Maxfield, sacerdote e martire, che, condannato a morte sotto il re Giacomo I perché giunto in Inghilterra da sacerdote, subì il supplizio a Tyburn su un patibolo coronato di fiori in segno di pietà per lui da parte dei fedeli presenti.


Da Guglielmo e Orsola Ross (o Roos), entrambi ferventi cattolici, perseguitati per la fede, nacque Tommaso Maxfield intorno al 1585, forse nelle prigioni di Gatehouse, dove sua madre si trovava rinchiusa, perché ricusante. Desi­deroso di abbracciare lo stato religioso, si recò nel 1603 in Francia per frequentare il collegio inglese di Douai, che dovette tuttavia lasciare per ragioni di salute, il 17 magg. 1610, ma dove ritornò in seguito, ricevendovi la sacra Ordinazione dalle mani di Ermanno, vescovo di Arras, il 29 marzo 1614.
Inviato alla missione inglese, il suo ministero in patria durò soltanto tre mesi, esercitato sotto il nome di John Cleaton, perché il 1° nov. 1615 venne catturato a Londra davanti all'altare su cui qualche minuto prima aveva terminato di celebrare la Messa. Dopo aver subito un primo interrogatorio da parte del vescovo anglicano, fu rinchiuso nelle prigioni di Gatehouse, a Westminster, dove passò circa otto mesi di sopportabile detenzione. Il 14 giug. 1616, in seguito ad uno sfortunato tentativo di fuga, effettuato calandosi con una fune dalla finestra della sua cella, venne segregato avvinto in pesanti catene in un fetido, angusto ed oscuro locale sotterraneo, dove, oltre alla sofferenza di non poter stare né in piedi, né sdraiato, dovette subire nelle settanta ore che vi trascorse il continuo tormento delle punture di innumerevoli insetti, senza tuttavia che il suo spirito ne rimanesse fiac­cato. Trasferito il 17 giug. seguente nelle prigioni di Newgate, fu messo tra i delinquenti comuni, due dei quali furono da lui riconciliati con la fede.
Al processo il Maxfield si rifiutò di prestare il giura­mento di fedeltà al re Giacomo I nel modo in cui gli veniva imposto, protestando peraltro di essere assolutamente fedele al suo sovrano, che affermava di riconoscere come vero e legittimo. Ritenuto co­munque reo di alto tradimento nella sua qualità di prete cattolico, che rifiutava altresì di giurare, il 30 giug. successivo venne condannato ad essere impiccato e squartato. Inutilmente intercedette in suo favore l'ambasciatore spagnolo Diego Sarmiento de Acuna, che ottenne soltanto l'autorizzazione di poter far visita al prigioniero.Il giorno seguente un'inconsueta moltitudine di popolo fece ala lungo tutto il tragitto percorso dal M. che veniva condotto all'estremo supplizio, confortato da un numeroso stuolo di cattolici oran­ti, tra cui molti spagnoli, i quali avevano inghirlan­dato il patibolo di fiori e di ramoscelli di alloro, per onorare il martire, mentre il terreno circostante appariva cosparso di erbe odorose. Dopo aver di­chiarato che unico scopo della sua attività missio­naria era stato quello di giovare alla salvezza delle anime dei suoi amati compatrioti, predicando quella stessa fede già predicata da s. Agostino di Canter­bury ai loro antenati, benedi tutti i presentì e porse la testa al capestro.
Era il 1° lugl. 1616 quando il nodo scorsoio troncò la vita al beato Tommaso Maxfield, i cui resti mortali, che il suddetto ambasciatore spagnolo riuscì a pre­levare ed a portare con sé rimpatriando nel 1618, sono tuttora conservati parte a Gondomar ed in altre località della Spagna e parte nell'abbazia be­nedettina di Downside, dove furono portati nel 1885 da Gilberto Dolan, che li aveva avuti dai di­scendenti dell'antico ambasciatore di Spagna in In­ghilterra, conte di Gondomar. Innalzato all'onore degli altari da Pio XI, il 15 dic. 1929, il beato Tommaso Maxfield viene commemorato il 1° luglio.


Autore:
Niccolò Del Re


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2009-04-25

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