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Santa Febe (Phoebe) Coadiutrice di s. Paolo

3 settembre

Etimologia: Febe = lucente, spendente, dal greco

Martirologio Romano: Commemorazione di santa Febe, serva del Signore tra i fedeli di Kenchris, in Grecia, che assistette insieme a molti altri il beato Paolo Apostolo, come egli stesso attesta nella Lettera ai Romani.


Fonte illustre, quanto laconica, su questa santa è lo stesso s. Paolo.
Da questo risulta che Febe aveva una mansione ecclesiastica presso la comunità cristiana di Cencre, piccola città portuale ad est di Corinto, sull'omonimo istmo. Vi ricopriva la carica di oráxovo; (= ministra), termine qui per la prima volta applicato a una donna nella Chiesa nascente e vi si può ben ravvisare, almeno in embrione, I'ufficio delle diaconesse che si affermò nella Chiesa nei secoli posteriori. Di tali donne sembra tratti s. Paolo anche in I Tim. 5, 9 sg., dove sono messe in rilievo le qualità familiari e morali necessarie alle vedove per essere elette: la vedova "deve avere non meno di sessanta anni; sia stata sposa di un solo marito, goda di buona riputazione per le sue opere buone, cioè per aver bene allevati i figliuoli, per avere praticata l'ospitalità, lavati i piedi ai santi, soccorsi i tribolati e per essersi dedicata a ogni opera buona". Da questo, qualcuno deduce che Febe fosse vedova di una certa età e di buona condizione sociale: il che le permetteva di dedicarsi alle buone opere sopra elencate, e in particolare all'ospitalità. Forse s. Paolo allude proprio all'ospitalità quando la loda per aver assistito molti, incluso lui stesso, cosa del resto molto plausibile anche per la posizione geografica di Cencre, dove convergeva un notevole traffico con le isole Egee e con l'Asia Minore. Ciò doveva offrire a Febe molte occasioni di assistere i viaggiatori cristiani provenienti da quelle terre.
Non sappiamo quale fosse il motivo del suo viaggio a Roma, ma vi è una certa tradizione che la vorrebbe latrice dell'Epistola ai Romani. Egualmente ignoti rimangono l'anno e il luogo del suo trapasso Se, come sembra accertato, l'Epistota citata fu scritta nei primi mesi del 57, Febe, già allora forse oltre la sessantina, dovette venire a mancare tra quell'anno e, al più, qualche decennio appresso. Il suo culto, almeno in Occidente, è ben accertato, come attestano vari martirologi, compreso il Romano (3 settembre).


Autore:
Giorgio Eldarov


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto il 2001-02-01

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