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San Rocco González de Santa Cruz Sacerdote gesuita, martire

15 novembre

Asunción, Paraguay, 1576 - Caaró, Brasile, 15 novembre 1628

Roque González de Santa Cruz, nato in Paraguay da genitori spagnoli, fu ordinato sacerdote diocesano il 25 marzo 1599. Dopo dieci anni come parroco della cattedrale di Asunción, fu nominato vicario generale della diocesi, ma rifiutò l’incarico. Entrò invece nella Compagnia di Gesù, il 9 maggio 1609. Si dedicò soprattutto alla fondazione delle “reducciones”, villaggi dove l’evangelizzazione si accompagnava alla promozione umana: mostrava grande spirito di sacrificio e disponibilità. La sua azione missionaria e quella dei confratelli, però, erano malviste dagli stregoni indigeni, che decisero di eliminarli. Il 15 novembre 1628, nella località di Caaró (oggi territorio brasiliano), padre Roque fu ucciso mentre, terminata la Messa, dirigeva i lavori di costruzione del nuovo villaggio. Con lui morì il confratello Alonso Rodríguez, seguito, due giorni più tardi, da padre Juan del Castillo. Tutti e tre sono stati beatificati da papa Pio XI il 28 gennaio 1934 e canonizzati da san Giovanni Paolo II il 16 maggio 1988: padre Roque risulta quindi essere il primo Santo nativo del Paraguay. Il suo cuore è venerato nella Cappella dei Santi Martiri presso la parrocchia di Cristo Re ad Asunción. Nell’Esortazione apostolica «Gaudete et exsultate» del 2018, al paragrafo 141, papa Francesco ha menzionato i tre Gesuiti martiri tra le «intere comunità che hanno vissuto eroicamente il Vangelo o che hanno offerto a Dio la vita di tutti i loro membri».

Emblema: Palma, cuore trafitto da una freccia, quadro dell’Immacolata

Martirologio Romano: In località Caaró in Paraguay, santi Rocco González e Alfonso Rodríguez, sacerdoti della Compagnia di Gesù e martiri, che avvicinarono a Cristo le diseredate popolazioni indigene fondando i villaggi chiamati reducciones, nei quali il lavoro e la vita sociale si coniugavano liberamente con i valori del cristianesimo, e furono per questo uccisi in un agguato dal sicario di uno stregone.


Roque González de Santa Cruz nacque nel 1576 ad Asunción, oggi capitale del Paraguay. Era l’ultimo dei dieci figli di Bartolomé González Vilaverde e Maria de Santa Cruz, coloni spagnoli, di nobili origini. Già a 14 anni convinceva alcuni compagni a ritirarsi in luoghi solitari per fare penitenza.
Nel 1588 giunsero ad Asunción alcuni padri della Compagnia di Gesù, che, insieme all’azione missionaria, fondarono un collegio. Roque entrò come allievo, imparando il latino e le altre materie collegate alla formazione religiosa.
Dieci anni più tardi, la diocesi rimase senza vescovo. Il fratello del governatore Hernandárias, che era il vescovo di Córdoba, venne ad Asunción per amministrare le Cresime e impartire gli Ordini Sacri ad alcuni seminaristi. Roque era tra di loro: fu quindi ordinato sacerdote a ventidue anni, il 25 marzo 1599.
I suoi primi atti di ministero furono rivolti agli indios dispersi lungo il fiume Paraguay. S’impegnò quindi a perfezionarsi nella loro lingua, il guaraní, che conosceva sommariamente perché era parlata nella sua famiglia. Si dedicò specialmente agli indios Guaycurúes, che indusse a lasciare il nomadismo. Insegnò loro l’agricoltura, lavorando lui stesso con l’aratro.
Fu destinato come parroco della cattedrale ad Asunción, dove operò per dieci anni. A 32 anni, fatto eccezionale, fu nominato vicario generale dell’ampia diocesi. Tuttavia, rifiutò la carica, non sentendosene degno. Domandò invece al suo vescovo il permesso di entrare nella Compagnia di Gesù: fu accettato il 9 maggio 1609.
In tutta la vasta zona del Rio de La Plata, dove i Gesuiti operavano, era in atto l’istituzione delle “riduzioni”. Si trattava di villaggi nei quali i missionari riunivano gli indios, per insegnare loro a lavorare stabilmente, convertirli al cristianesimo e avviarli alla vita civile.
Nel 1611 padre Roque, ancor prima di professare i primi voti, prese a dirigere e perfezionare le “riduzioni” iniziate, due anni addietro, dal padre gesuita Marcial de Lorenzana. Dal 1614 spinse le sue missioni apostoliche attraverso le regioni, ancora inesplorate, dell’Uruguay, specie lungo il fiume Paraná.
Fondò altre “riduzioni”: nel 1618, quelle di “Itapúa” (oggi Ciudad de Encarnación), “Sant’Anna” (Itatï), “Yaguapoa”. Professò quindi gli ultimi voti. Nel 1620 fondò la “riduzione” della “Concezione”, nel 1626 quelle di “Yapeyú”, “San Nicola” e “San Saverio”. Nel 1627 divenne superiore delle “riduzioni” e, l’anno successivo, ne aprì altre: “Candelora”, “Tutti i Santi” nella zona del Caaró e “Nostra Signora dell’Assunzione” presso Ijuí.
Era presente in tutti i compiti: non pensava altro che alla sua chiesa, faceva il carpentiere, aggiogava i buoi all’aratro, faceva il falegname, l’architetto e il muratore delle costruzioni. In pratica, cercava di farsi tutto a tutti.
Prese a difendere gli Indios contro l’avidità dei “commendatori”, che requisivano le loro terre. Istruiva nella fede e battezzava grandi e piccoli e amministrava i sacramenti. Era anche molto devoto alla Vergine Maria come Immacolata, che definiva “la conquistatrice”: bastava che mostrasse una sua immagine perché gli indios, colpiti dalla sua bellezza, dessero segni di conversione.
Tuttavia, gli stregoni indigeni non gradivano la presenza dei missionari. Uno di questi, di nome Ñezú, finse di accondiscendere alle loro ragioni. In realtà, voleva preparare una congiura per eliminare le “riduzioni” e l’opera che comportavano.
Il mattino del 15 novembre 1628, padre Roque si trovava nel territorio di Caaró, all’estremo confine dell’Uruguay (oggi territorio del Brasile). Celebrò la Messa su un altare improvvisato e, dopo aver compiuto il ringraziamento, si mise a dirigere i lavori per la costruzione del nuovo villaggio.
Mentre stava chinato ad attaccare il batacchio alla campana della cappella, anch’essa in costruzione, un sicario lo colpì sulla testa con un’ascia: crollò morto al suolo. Il confratello padre Alonso Rodriguez, accorso per vedere cosa stesse accadendo, morì alla stessa maniera. Il 17 novembre successivo fu ucciso un altro gesuita, padre Juan del Castillo, che padre Roque aveva messo a capo dell’ultima “riduzione” da lui fondata.
I corpi di padre Roque e di padre Alonso furono dati alle fiamme insieme alla cappella, che era fatta di legno. Il rogo consumò interamente i cadaveri, ma non il cuore del primo. Si racconta che gli indios, radunati di fronte ai resti fumanti, avessero sentito la sua voce che diceva: «Anche se mi uccidete, non muoio, perché la mia anima va in Cielo» e che, allo stesso tempo, prometteva aiuto spirituale. Di fronte a quello spettacolo, il cacicco (capo villaggio) Caarupé ordinò che gli venisse squarciato il petto e che il suo cuore venisse trafitto da una freccia.
Il cuore di padre Roque, dopo l’arrivo delle autorità militari, fu portato in Italia, dove rimase per qualche tempo, poi venne condotto in Argentina. Attualmente è venerato nella Cappella dei Santi Martiri presso la parrocchia di Cristo Re ad Asunción.
La causa di beatificazione dei tre gesuiti, comunemente noti come i “martiri del Rio de la Plata”, è stata avviata nella diocesi di Buenos Aires, in Argentina. Il decreto d’introduzione della causa, che segnava il passaggio alla fase romana, porta la data del 13 luglio 1932. In seguito alla promulgazione del decreto sul martirio, avvenuta il 3 dicembre 1933, furono beatificati da papa Pio XI il 28 gennaio 1934.
Per canonizzarli fu necessaria la verifica di un asserito miracolo, la cui inchiesta diocesana fu convalidata l’11 novembre 1983. La Consulta medica della Congregazione delle Cause dei Santi, il 16 dicembre 1987, si pronunciò a favore dell’inspiegabilità scientifica dell’accaduto. I Consultori teologi, il 26 febbraio 1988, hanno confermato il nesso tra il fatto prodigioso e l’intercessione dei tre martiri. Ai cardinali e ai vescovi membri della stessa Congregazione è spettato, il 15 marzo 1988, dare a loro volta parere positivo.
Infine, il 28 marzo 1988, il Papa san Giovanni Paolo II autorizzò la promulgazione del decreto con cui veniva riconosciuto il miracolo. Lo stesso Pontefice ha beatificato Roque González de Santa Cruz e i suoi due compagni il 16 maggio 1988 ad Asunción, durante il suo viaggio apostolico in Paraguay.
Nel 2018 sono stati menzionati da papa Francesco, al paragrafo 141 dell’Esortazione apostolica «Gaudete et exsultate», tra le «intere comunità che hanno vissuto eroicamente il Vangelo o che hanno offerto a Dio la vita di tutti i loro membri».

Autore: Antonio Borrelli ed Emilia Flocchini

 




A stare dalla parte degli ultimi già 400 anni fa si rischiava grosso. Lo potrebbe testimoniare san Roque González de Santa Cruz, il primo santo del Paraguay, che ha pagato con la vita il suo servizio a favore degli Indios.
Nato ad Asunción, capitale del Paraguay, nel 1576, figlio di coloni spagnoli, a 23 anni è ordinato prete e da subito si sente attratto dagli Indios, a cominciare da quelli che vivono sparpagliati lungo le sponde del fiume Paraguay.
Tutti devono avere una gran stima di questo prete cocciuto, generoso e infaticabile, se ad appena 32 anni viene nominato vicario generale della diocesi. Davanti all’inattesa “promozione” la risposta di Roque è tra le più drastiche ed imprevedibili: non solo rifiuta l’incarico per il quale non si sente degno, ma abbandona anche ogni cosa per entrare nella Compagnia di Gesù. La quale ovviamente lo accoglie a braccia aperte, affidandogli subito un vasto campo di apostolato in mezzo ad alcune tribù di indios. Padre Roque si rimbocca le maniche, mette mano all’aratro e insegna l’agricoltura alla tribù dei Guayecùrues, aiutandola ad abbandonare il nomadismo.
I Gesuiti da alcuni anni si sono impegnati nell’istituzione delle “riduzioni”, cioè villaggi nei quali riuniscono gli Indios per insegnare loro a lavorare stabilmente la terra, convertirli al cristianesimo e avviarli alla vita civile. Questi sforzi missionari sono stati resi famosi dal film «Mission».
Padre Roque eredita le prime “riduzioni” realizzate dai confratelli che lo hanno preceduto, spingendosi ad istituirne altre nelle regioni ancora inesplorate del Paraná e dell’Uruguay. Il lavoro non gli fa paura, per cui eccolo trasformarsi ora in carpentiere, ora in falegname, ora in architetto piuttosto che in muratore a seconda delle circostanze e delle specifiche necessità, senza dimenticare comunque mai i suoi impegni pastorali.
La sua è un’azione di promozione umana e di emancipazione degli Indios dall’avidità degli “encomenderos”, i “commendatori” o per così dire i “padrini” dell’epoca, che requisiscono le terre degli Indios e che hanno tutto l’interesse a mantenerli in uno stato di soggiogazione e schiavitù.
Padre Roque si scaglia con coraggio contro questa gente senza scrupoli, che si arricchisce sulle spalle altrui, arrivando anche a negare loro i sacramenti. Ovvio che così facendo si crea dei nemici, che si vanno ad aggiungere ai nemici “storici”, cioè i capi indigeni, che con l’arrivo dei missionari si sono visti portare via i “clienti”. È proprio uno di questi capi a studiare un complotto contro padre Roque, sperando con ciò di fermare la sua opera di evangelizzazione e di promozione sociale.
Il 15 novembre 1628 lo colpiscono a tradimento proprio mentre sta lavorando con gli Indios, al termine della messa. Insieme a lui viene massacrato anche un altro confratello, Alonso Rodriguez, seguito, due giorni più tardi, da Juan del Castillo.
La Chiesa li ha riconosciuti martiri della fede, beatificandoli tutti e tre nel 1934 sotto il pontificato di Pio XI, mentre san Giovanni Paolo II li ha canonizzati il 16 maggio 1988, durante il suo viaggio apostolico in Paraguay.

 


Autore:
Gianpiero Pettiti

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Aggiunto/modificato il 2018-06-25

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