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Sant' Edmondo Campion Martire, gesuita

1 dicembre

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Londra, 24 gennaio 1540 - 1 dicembre 1581

Nato da famiglia cattolica, dovette abiurare alla sua fede e diventare protestante riconoscendo la Regina capo della Chiesa per poter studiare all’università di Oxford, dove si distinse come eccezionale oratore. Ma procedendo negli studi si convinse che la religione anglicana deformava l’immagine originaria della Chiesa. Si decise così a partire per l’esilio in Irlanda, pur di poter ritornare Cattolico. Ma nonostante camuffato, fu riconosciuto e perseguitato. Ciò nonostante entra nei Gesuiti nella provincia austriaca di Praga. Di li fu inviato temerariamente proprio nella nativa Inghilterra a predicarvi il Cattolicesimo. Entrò nella sua terra pubblicando una audace lettera intitolata “sfida” rivolta ai Teologi protestanti, che ne rimasero fortemente impressionati. Utilizzando la recente invenzione della stampa diffuse 400 copie (per allora tantissime!) di un testo intitolato “le dieci ragioni per essere cattolico”. Questo libro lo costrinse nuovamente all’esilio. Ma una spia lo fece catturare a Norfolk, per essere imprigionato nella torre di Londra, dove l’alternarsi di promesse economiche e di torture al cavalletto non riuscirono a farlo abiurare. Una pubblica disputa con i Teologi protestanti aumentò il suo prestigio pubblico, fino a che un processo istruito con testimoni falsi prezzolati lo imputò di congiura contro la Regina. Fu così legato a un cavallo che lo trascinò come una carrozza correndo per le via di Londra, fino a che si avviò alla ghigliottina pregando per la salvezza della Regina.

Emblema: Palma

Martirologio Romano: A Londra sempre in Inghilterra, santi Edmondo Campion, Rodolfo Sherwin e Alessandro Briant, sacerdoti e martiri sotto la regina Elisabetta I, insigni per ingegno e fortezza nella fede. Sant’Edmondo, che fin da giovane aveva fatto professione di fede cattolica, ammesso a Roma nella Compagnia di Gesù e ordinato sacerdote a Praga, tornò in patria, dove, per essersi adoperato nel confortare gli animi dei fedeli con la sua parola e i suoi scritti, fu ucciso, dopo molti tormenti, a Tyburn. Insieme a lui subirono gli stessi supplizi i santi Rodolfo e Alessandro, il secondo dei quali ottenne in carcere di essere ammesso nella Compagnia di Gesù.


Visse nel triste periodo della Riforma Anglicana, sotto il regno della scismatica regina Elisabetta I; nacque a Londra il 25 gennaio 1540 da agiati genitori, inizialmente cattolici e poi passati al protestantesimo.
Educato con questi indirizzi, frequentò prestigiose Scuole di Londra, la sua evidente perspicacia negli studi si evidenziò con alcuni discorsi da lui preparati e tenuti in occasione di importanti avvenimenti del tempo, come l’ingresso a Londra della regina Maria Tudor nel 1553, che gli aprì le porte del collegio universitario di Oxford, i compagni di studio, per le sue qualità, si raccolsero intorno a lui sotto il nome di “campionisti”.
Dovette adattarsi alla situazione religiosa per cui già nel 1564, prestò il giuramento anticattolico riconoscendo la supremazia religiosa della regina; dovendo in quello stesso anno dedicarsi agli studi di filosofia aristotelica, di teologia e dei Santi padri, scoprì che l’anglicanesimo non era altro che una deformazione dell’antica fede che aveva resa grande l’Inghilterra.
Si sentì profondamente a disagio quando il vescovo anglicano di Gloucester, avendolo conosciuto, desiderò che diventasse suo successore e quindi lo ordinò diacono, ma quella ordinazione turbò profondamente Edmondo, procurandogli cocenti rimorsi, cosicché abbandonò il servizio religioso protestante, gli studi e le altre cariche e il 1° agosto 1569 lasciò Oxford per Dublino nell’Irlanda cattolica, dove professò apertamente il cattolicesimo.
Sentendosi ricercato dai fedeli alla regina, si rifugiò a Douai in Francia, per entrare in seminario e completare gli studi teologici. Riconciliato con la Chiesa fu ordinato suddiacono, poi entrò nella Compagnia di Gesù nel 1573, dove fu accettato e destinato alla provincia austriaca dell’Ordine.
Insegnò nel Collegio di Praga, fu ordinato sacerdote nel 1578 e si dedicò valentemente alla predicazione, in questo periodo scrive varie opere letterarie di religione. Nel 1580 viene destinato alla Missione inglese con sua grande gioia e dopo essere stato ricevuto in udienza dal papa insieme ad un compagno Roberto Persons, il 18 aprile si avviarono verso questa nuova meta di apostolato.
Saputo che in Inghilterra erano già informati del loro arrivo, poterono sbarcare solo con stratagemmi e travestimenti, il 26 giugno si rifugiò a Londra presso amici. Un suo discorso pronunciato il giorno della festa di s. Pietro, ebbe una grande eco nel regno, la stessa regina Elisabetta irritata, diede ordine di prendere l’autore che si teneva nascosto.
Necessariamente dovette lasciare Londra e intraprese il suo ministero in forma itinerante, spostandosi da un paese all’altro per le varie Contee del regno. Rilasciò una ‘dichiarazione’ in cui spiegava la spiritualità della sua missione, chiedendo di poter avere dei confronti con i lords, con i professori universitari e con persone esperte di diritto civile ed ecclesiastico. Inoltre dichiarava l’intento dei gesuiti a voler tentare tutto per riportare la fede cattolica, anche a costo della loro vita.
Questa ‘dichiarazione’ divenne pubblica e se da un lato confortò i cattolici, dall’altro provocò la reazione degli scismatici e le prigioni si riempirono di persone fedeli a Roma. Il Campion fece di più, il 29 giugno 1581 sui banchi della chiesa di s. Maria ad Oxford si trovarono 400 copie di un opuscolo da lui fatto stampare di nascosto, in cui dopo aver esposto le contraddizioni dell’anglicanesimo, invitava la regina a ritornare nella Chiesa.
Il 16 luglio tradito da tale Giorgio Eliot, fu preso dopo aver celebrato la s. Messa nella casa della signora Yate; tre giorni dopo fu condotto alla Torre di Londra, legato all’incontrario su un cavallo, con la scritta sulla testa “Campion il gesuita sedizioso”, fu processato con la presenza della stessa regina e inutili furono tutti i tentativi di fargli riconoscere la supremazia reale in religione, nonostante le torture a cui fu sottoposto e le lusinghiere offerte della regina.
La folla partecipava al processo e veniva colpita favorevolmente dalle sue argomentazioni; comunque riconosciuto colpevole di essere entrato in Inghilterra di nascosto con finalità sovversive, fu condannato a morte. Salì il patibolo dell’impiccagione il 1° dicembre 1581 e già con il cappio al collo, esternò il suo rispetto alla regina e alla sua autorità affermando ancora una volta davanti ad una grande folla, di morire nella vera fede cattolica e romana.
Il suo culto fu confermato da papa Leone XIII il 9 dicembre 1886, beatificato da papa Pio XI il 15 dicembre 1929 è stato poi canonizzato insieme ad altri 39 martiri d’Inghilterra il 25 ottobre 1970 da papa Paolo VI.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2002-03-21

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