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Venerabile Paolina Maria Jaricot Terziaria Domenicana

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Lione, Francia, 22 luglio 1799 - 9 gennaio 1862


“Andate là dove la gente vive, lotta e soffre, e chiamatela.  Andate nelle famiglie, e  rivelate che se c'è Dio, c'è la pace. Non serve predicare solo nelle chiese, perchè le chiese ormai sono quasi vuote; non serve solo fare catechismo, perchè i giovani non partecipano; perciò, andate dove la gente si ritrova e dite ad essa che Dio aspetta”. Sembrano parole scritte per l’oggi, invece risalgono a quasi due secoli fa; non sono di un celebre predicatore, ma vengono attribuite ad una donna semplice, che coltiva in cuore una profonda ansia missionaria pur non avendo mai messo piede fuori di Lione, la città in cui è nata il 22 luglio 1799 ed in cui muore il 9 gennaio di 150 anni fa. Paolina Jaricot è la settima nata di una famiglia di piccoli e facoltosi industriali della seta. “Sii benedetto, Signore, per avermi dato un uomo giusto per padre, e per madre una donna piena di virtù e di carità”, scriverà un giorno, riconoscendo in quale terreno fertile ha potuto metter radici la sua spiritualità. Il che non le impedisce, durante l’adolescenza, di lasciarsi affascinare dalla ricchezza, dall’eleganza, dall’ambiente festaiolo e da infantili intrecci amorosi. Paolina, parlando di sé, si dice dotata di “una immaginazione viva, uno spirito volubile, un carattere violento e pigro”, ma si dipinge anche “estremamente impacciata in tutti i lavori manua¬li, incapace di intraprendere qualcosa, inefficiente nella conduzione di una casa, lenta in quello che faccio, porta¬ta violentemente alla collera, alla gelosia, all'orgoglio, alla vanità”. C’è del vero in questa descrizione, anche se forse un po’ troppo accentuata da un’estrema sensibilità. A 15 anni una banale caduta da uno sgabello la porta sull’orlo della tomba, poi arriva una “malattia di nervi” che l’accompagna per alcuni anni, nel frattempo le muore la mamma, aprendo una ferita che tarda a rimarginarsi. Però, dopo il tunnel della malattia e della depressione, arriva la luce di una fede limpida e il desiderio di una maggior perfezione, complice una predica sulle vanità della vita, che la distacca progressivamente da un lusso ed un’eleganza che fino a quel punto hanno caratterizzato la sua vita. Ha un fratello che sta sognando di andare missionario in Cina e la contagia del suo amore per le missioni; dato che però una donna, secondo la mentalità dell’epoca, poco o nulla potrebbe fare per l’evangelizzazione, Paolina prova ad inventarsi un metodo concreto e semplice per venire in aiuto “non a questo o quel missionario, ma a tutta la Chiesa in tutto il mondo”. L’idea è semplice e nello stesso tempo così articolata che il suo direttore spirituale deve ammettere che proviene direttamente da Dio, perché Paolina “è troppo sciocca per aver inventato questo piano”. Si tratta, molto semplicemente, di una catena di solidarietà sviluppata tra conoscenti ed amici che “depongono nelle mani del Papa, a dieci a dieci, a cento a cento, piccole quote costanti, come chicchi di grano che egli può impastare e trasformare in pane per le missioni''. Nasce così l’Opera della Propagazione della Fede di Lione, che dalla Francia si estende rapidamente in Italia, Belgio, Germania e Spagna, e poi in tutte le nazioni d'Europa. Organizzatrice instancabile, fonda il “Rosario vivo”, le “Figlie di Maria” (una specie di istituto secolare ante litteram) che si dedicano all’assistenza delle operaie e addirittura una fabbrica modello, basata sulla solidarietà tra gli operai e sull’equa ripartizione del profitto tra gli stessi. È questo il classico passo più lungo della gamba per Paolina, che scivola nelle mani di uno speculatore senza scrupoli: la sua fabbrica fallisce e lei finisce sul lastrico. Chiede aiuto all’Opera che ha fondato, ma la risposta è lapidaria e suona come un disconoscimento in piena regola: “Considerando che non è il caso di riconoscerle la qualità di fondatrice, il consiglio rifiuta di concederle un aiuto finanziario”. Aiutata dal Papa, sostenuta dal Curato d’Ars (che tesse anche le sue lodi dal pulpito), deve essere iscritta nell’albo dei poveri e per dieci anni va mendicando per le strade di Lione: non per mantenersi, ma semplicemente per pagare i debiti, che non riesce ad estinguere prima che il suo cuore malato cessi di battere. Le  sue virtù eroiche sono state riconosciute dalla Chiesa nel 1963 e si attende ora il riconoscimento di un miracolo per proclamarla beata.

Autore: Gianpiero Pettiti

 


 

Nell’anno in cui terminò in Francia, la Rivoluzione Francese e vide l’avvento al potere di Napoleone Bonaparte, come Primo Console, con lo strascico del sorgere e cadere della Repubblica Partenopea a Napoli, appoggiata dai francesi, a Lione nasceva il 22 luglio 1799, Paolina Maria Jaricot.
Settima figlia di una famiglia borghese di agiata condizione economica, suo padre era direttore di una seteria e fece dare a Paolina un’educazione e un’istruzione particolarmente accurata, che le darà per tutta la vita l’impronta di un senso pratico nell’agire.
Pur vivendo in una città al centro di eventi bellici, Lione infatti oltre ad essere stata un baluardo dei realisti, durante la Rivoluzione, venendo espugnata dal gen. Kellermann, fu anche occupata dagli austriaci nel 1814 e 1815; Paolina seppe riservare per sé lo spazio per una vita di intensa spiritualità, influenzata dal fratello maggiore Fileas seminarista, interessato ai problemi missionari.
Nel 1819 ebbe l’idea di un metodo organizzativo per la propagazione della fede; è lei stessa che lo racconta in una lettera all’abate Girodon nel 1858.
Mentre stava vicino al fuoco, meditando come fare per dare vita al suo spirito missionario, le venne chiaro all’improvviso, il piano di Propagazione della Fede; ogni persona del suo cerchio familiare e di amici stretti, avrebbe potuto raccogliere ogni settimana, un soldo da dieci persone, compreso se stesso, fra i dieci scegliere una persona che ispirava maggiore fiducia, che insieme agli altri capogruppo avrebbe fatto capo ad un’altra persona che avrebbe raccolto le loro offerte e a sua volta dieci di questi capogruppo che rappresentavano ognuno cento persone, facevano capo ad un’altra persona che sarebbe stata capo così di mille persone, che raccogliendo il tutto l’avrebbe versato in un centro comune. Una specie del sistema di vendita porta a porta odierno, oppure della cosiddetta ‘Catena di s. Antonio’.
Il “Consiglio della Propagazione della Fede” si riunì per la prima volta il 3 maggio 1822, costituito da un gruppo di laici impegnati nell’Opera; che fu approvata da Pio VII nel 1823.
La sua grande volontà di iniziative religiose, portò Paolina Jaricot a fondare nel 1826 il “Rosario vivente” e nel 1831 le “Figlie di Maria”, religiose senza uniforme, dedite interamente alle opere fondate; ponendosi così tra i precursori degli Istituti laicali.
Non tralasciò il mondo del lavoro, che vide Lione nel secolo XIX coinvolta in agitazioni operaie di rilievo; sensibile alle miserie della classe lavoratrice, fondò nel 1845 l’ ”Opera delle Operaie”, attrezzando perfino un’officina, che diventò presto un’opera modello.
Gli utili dovevano essere destinati agli operai stessi e alle opere loro destinate, ma la conduzione dell’attività era superiore alle forze di Paolina, che venne anche ingannata da un’affarista e quindi fallì.
Come sempre capita quando non sei più all’apice delle situazioni, man mano venne abbandonata da tutti e trovò rifugio solo in Dio, le fu da sostegno e guida il santo curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney.
Pur essendo da tutti rispettata, fu iscritta sulla lista dei poveri della città di Lione e morì in miseria il 9 gennaio 1862.
Stranamente questa straordinaria figura di laica impegnata e consacrata, fondatrice di Opere religiose a favore della Fede, in un contesto storico e ideologico difficilissimo, non ha ancora raggiunto la meta del riconoscimento ufficiale della Chiesa, con la sua beatificazione. I processi furono avviati solo nel 1930 ed è stata dichiarata venerabile con il riconoscimento delle sue virtù, il 25 febbraio 1963.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2012-03-11

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