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San Teobaldo Roggeri

1 giugno

Vicoforte, 1100 circa - 1150

Nacque verso il 1100 a Vicoforte, detta allora Vico, in provincia di Asti, da una famiglia della piccola nobiltà locale. A dodici anni, rimasto solo, si trasferì ad Alba ove si occupò presso la bottega di un ciabattino che lo accolse in casa. Morto il suo benefattore che avrebbe desiderato vederlo sposo alla figlia Virida, andò pellegrino a Santiago de Compostela, mendicando di porta in porta. Ritornato ad Alba scelse di fare il facchino considerato il più umile fra i mestieri, privandosi del poco guadagno per aiutare i poveri. Pentendosi di aver reagito ad un'offesa, come penitenza prese a dormire sulla nuda pietra della scalinata della chiesa di San Lorenzo dove serviva anche come sagrestano. Una sera che si era recato a far visita alla vedova del ciabattino, fu colpito da un grave malore che lo uccise. Era il 1150. Secondo i suoi desideri fu sepolto nello spazio compreso fra le due chiese di San Lorenzo e San Silvestro. Il suo culto è stato riconosciuto ufficialmente nel 1841. (Avvenire)

Patronato: Ciabattini, facchini, mendicanti

Etimologia: Teobaldo = forte capitano, dal greco

Martirologio Romano: Ad Alba in Piemonte, beato Teobaldo, che, spinto dall’amore per la povertà, rimise tutti i suoi averi a una vedova e divenne per spirito di umiltà facchino, per portare su di sé i pesi altrui.


Nacque verso il 1100 a Vicoforte, detta allora semplicemente Vico in provincia di Asti, da genitori benestanti della piccola nobiltà locale. Notizie sulla sua vita ve ne sono pochissime, esse comunque vengono riportate in un antico documento composto da un codice membranaceo palinsesto del sec. XIV conservato nell’archivio capitolare di Alba (Cuneo).
Esso si compone di diciotto pergamene unite insieme e formanti un "rotulo" di m. 6,30, riporta notizie precedenti della vita e anche dei miracoli attribuiti alla sua intercessione. Il testo originale latino è stato pubblicato insieme alla versione italiana da Luigi Giordano ne’ Il ‘rotulo’ di s. Teobaldo Roggeri e anche ne’ La storia di s. Teobaldo Roggeri, il santo dell’antico Comune e della Corporazioni Alba,1929.
A dodici anni, rimasto solo al mondo, lasciò Vico e si trasferì ad Alba ove si occupò presso la bottega di un ciabattino per imparare il mestiere, anzi si stabilì presso la famiglia dello stesso, per vivere così una vita umile fra poveri.
Alla morte del suo benefattore, che invano aveva sperato di vederlo sposato con la figlia Virida, Teobaldo lasciò Alba dopo aver rifornito di mezzi per vivere, la famiglia presso la quale aveva vissuto per quasi dieci anni. Andò pellegrino a Santiago di Compostella in Spagna, mendicando di porta in porta.
Ritornato ad Alba non riprese il mestiere di ciabattino ma scelse di fare il facchino considerato il più umile fra i mestieri e così privandosi del poco guadagno poté aiutare questi miseri.
Pentendosi di aver reagito con uno scatto indignato ad un’offesa ricevuta, volle espiare per tutta la sua restante vita e prese a dormire sulla nuda pietra della scalinata della chiesa di s. Lorenzo ove prese anche a servire come sacrestano nelle ore libere dal facchinaggio.
Una sera che si era recato a far visita alla vedova del ciabattino, lo colpì un grave malore e sotto quel tetto morì nell’anno 1150. Secondo i suoi desideri fu sepolto nello spazio compreso fra le due chiese di s. Lorenzo e s. Silvestro. La sua tomba divenne meta di pellegrinaggi e svariati miracoli avvennero, ma col trascorrere del tempo, la sua tomba cadde in oblio fino al punto che se ne dimenticò il posto.
Tuttavia essa fu riscoperta, quasi per ispirazione, dal vescovo di Alba Alerino dei Rembaudi, il 31 gennaio 1429. Tale episodio è ricordato dalla lapide marmorea fatta murare dallo stesso vescovo nella cappella dedicata al Santo, nel Duomo, ove le spoglie furono poi traslate.
Il culto immemorabile venne riconosciuto ufficialmente solo nel 1841 dalla Santa Sede, dietro richiesta del vescovo di Alba, Costanzo Fea.
La festività liturgica ricorre comunemente il 1° giugno, ma viene anche celebrata il 1° febbraio con la cosiddetta "Festa delle ricordanze" che si apre con il suono notturno delle campane con cui si vuol ricordare il prodigio delle campane che suonarono da sole quando avvenne il ritrovamento della tomba nella tarda sera del 31-1-1429.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2001-07-17

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