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Beato Ignazio (Choukrallah) Maloyan Vescovo e martire

11 giugno

Mardine, Turchia, 19 aprile 1869 - Kara-Kenpru, Turchia, 11 giugno 1915

Eroica la testimonianza del vescovo Ignazio Maloyan torturato e ucciso dai turchi all'inizio dell'olocausto armeno. Nato a Mardine, in Turchia, Maloyan, di etnia armena, si recherà in Egitto dove si conquisterà la fama di sacerdote esemplare. Il 22 ottobre del 1911, Maloyan viene eletto arcivescovo proprio della diocesi di Mardine. Quattro anni dopo, il 24 aprile del 1915, ha inizio l'operazione di sterminio contro gli armeni residenti in Turchia. E a giugno alcuni ufficiali turchi trascinano il vescovo davanti al tribunale insieme ad altre 27 persone della comunità. Il capo della polizia, Mamdouh Bey, gli propone una via d'uscita: convertirsi all'Islam. Ma monsignor Ignazio Maloyann rifiuta, procurandosi torture "esemplari".

Martirologio Romano: Nel villaggio di Kara-Kenpru vicino a Diyarbakir in Turchia, beato Ignazio Maloyan, vescovo di Mardin degli Armeni e martire durante il genocidio dei cristiani perpetrato in questa regione dai persecutori della fede; essendosi rifiutato di abbracciare un’altra religione, consacrò in carcere il pane per il ristoro spirituale dei compagni di prigionia; fucilato poi insieme a molti altri cristiani, versando il suo sangue ottenne il premio della pace eterna.


Cent’anni fa la Chiesa Armena in Turchia vive giorni drammatici e gloriosi: l’entrata in guerra della Turchia al fianco della Germania e dell’Austria contro Russia, Francia e Inghilterra, ha determinato l’arruolamento di tutti gli uomini validi. Solo gli Armeni si dimostrano renitenti e si danno alla macchia, e i nazionalisti islamici li accusano di connivenza con la Russia.
Il vescovo Ignazio Maloyan non ama la politica, è contrario ad ogni commistione tra la fede cristiana e la politica degli insurrezionalisti e si è sempre comportato come un suddito fedele dell’Impero Ottomano, tanto che il Sultano gli ha perfino conferito due alte onorificenze. Di fatto, però, il governo è ormai scavalcato ed esautorato dalla polizia locale, capeggiata dagli integralisti islamici chiamati “Giovani Turchi”, che ha già deciso lo sterminio degli Armeni. Il giovane vescovo, lucido, razionale, lungimirante, è il primo ad accorgersi con largo anticipo della situazione che sta precipitando e dei pericoli che incombono sui cristiani. Perde il sonno, ma non lascia trasparire la sua preoccupazione; non vuole allarmare i suoi preti e i suoi cristiani, ma li prepara al peggio raccomandando: "Fortificate la vostra fede fondata sulla Roccia di Pietro".
Il 30 aprile 1915 la polizia fa irruzione in vescovado: rovista, distrugge, sequestra documenti. Contro il vescovo si sta montando l’accusa di ricettazione di armi e si cerca materiale compromettente per poterlo incastrare. Il vescovo Ignazio rompe così gli indugi: indirizza al suo popolo un accorato appello a mantenere salda la fede in mezzo alla persecuzione e diffonde il suo testamento spirituale, che è una professione di fede nella chiesa di Roma e un atto di fedeltà al governo legalmente costituito. Lo arrestano il 3 giugno, festa del Corpus Domini, e in cella con lui finiscono 662 cristiani e una quindicina di preti.. La sua chiesa è sventrata, gli altari distrutti , le tombe dei vescovi aperte, ma non si trova nulla che possa giustificare la condanna a morte già decretata nei confronti del vescovo. Per tre volte a lui ed agli altri viene chiesto di rinnegare la fede e abbracciare l’Islam, con la promessa della libertà immediata, ma la risposta di Ignazio è ferma e coraggiosa: “Non vi resta che farmi a pezzi, ma io non rinnegherò mai la religione”.
Nella notte del 9 giugno avviene in cella il commovente incontro con l’anziana madre, riceve l’assoluzione da un altro prete incarcerato con lui, e due giorni dopo è incolonnato insieme ad altri 1600 cristiani per essere avviato ai lavori forzati. Nessuno arriverà a destinazione, perché a piccoli gruppetti verranno uccisi tutti. Al vescovo Ignazio, dopo l’ennesima offerta di libertà in cambio della conversione all’Islam, sparano un colpo alla nuca, che poi cercheranno di mascherare come “embolia coronarica”: è l’11 giugno, festa del sacro Cuore, e lui ha appena 46 anni Il calvario degli Armeni continua e un mese dopo anche sua mamma e un fratello verranno massacrati per la fede.
Giovannei Paolo II ha riconosciuto come autentico martirio la morte del vescovo Ignazio e lo ha solennemente beatificato il 7 ottobre 2001.


Autore:
Gianpiero Pettiti

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Aggiunto il 2007-05-27

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