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San Namazio di Clermont Vescovo

27 ottobre

Sec. V

Emblema: Bastone pastorale

Martirologio Romano: A Clermont-Ferrand in Aquitania, ora in Francia, san Namazio, vescovo, che eresse la cattedrale.


Il nome di Namazio, Namatius, di suono latino ma d'origine sicuramente gallica, è ormai spento anche in Francia, dove ricorre soltanto nei documenti storici dell'Alto Medioevo.
Cominciamo col dire che il Vescovo di Clermont, Namazio, aveva moglie. Nessuna meraviglia e nessuno scandalo. In quei secoli il Vescovo veniva eletto tra gli anziani più degni della comunità cristiana; cioè tra i " presbiteri ", magari da poco convertiti, ma che già davano garanzia di serietà e di saggezza; anziani non tanto di età, quanto di senno e di virtù.
Non si dava mai il caso che fosse eletto Vescovo un anziano la cui moglie non avesse un certo grado di saggezza e di elevatezza morale. Si aggiunga che, dopo l'elezione, marito e moglie interrompevano la vita in comune e si dedicavano completamente a vita religiosa e ad opere di carità.
Questa esemplare corrispondenza di caratteri e d'intenti è dato cogliere in maniera particolarmente felice tra il Vescovo Namazio e sua moglie. Tutti e due pare che avessero una spiccata passione per l'arte sacra, alla quale dedicarono, ciascuno per proprio conto, una grande attività.
San Gregorio di Tours. storico della Francia cristiana, descrive particolarmente la grande chiesa costruita da San Namazio, dove, egli dice, " i fedeli sentivano un effluvio di profumo soavissimo, come di aromi ".
Ma questo non avrebbe una grande importanza, perché tutti i Vescovi di quel tempo costruirono chiese e santuari, se Gregorio di Tours non descrivesse anche un'altra chiesa, e questa costruita dalla moglie di San Namazio. Inoltre, nel parlare di quella chiesa, San Gregorio si sofferma sopra un particolare di grande valore per la storia dell'arte. Ci dice cioè come la moglie di Namazio facesse ornare di pittura la sua chiesa, " leggendo le storie con un libro che portava sempre con sé, e indicando ai pittori ciò che essi dovevano raffigurare sui muri ".
R evidente la nascita della cosiddetta " Bibbia dei poveri ". Le pitture sacre non erano che la trascrizione figurata dei testi rivelati. La moglie del Vescovo, che doveva essere una delle poche donne letterate della città, traeva i soggetti dal libro e li dettava ai pittori, spesso ignoranti come i fedeli, cioè illetterati, e quindi bisognosi di precise indicazioni.
Non si poteva quindi parlare di libertà degli artisti. Liberi sì, nel modo di dipingere, ma non nel soggetto delle pitture, fatte addirittura sotto dettatura. Eppure, proprio così nasceva quell'arte che ancora c'incanta, e che rende le antiche chiese piene di " soavissimo profumo ". Ma c'è un altro particolare che attesta, non la cultura, ma la pietà della moglie del Vescovo. Ella andava vestita così dimessamente, che un giorno fu ritenuta una povera accattona. Le venne perciò offerto un pane. Ella l'accettò, ringraziando umilmente. E, dice San Gregorio, ogni giorno, finché durò, mangiò un boccone di quel pane, per ammonire se stessa che, per quanto moglie del Vescovo, anch'essa era nel mondo una povera accattona.
Con una moglie come quella, sicuramente San Namazio non ebbe mai impedito il cammino della virtù, né l'esercizio della carità.


Fonte:
Archivio Parrocchia

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Aggiunto il 2001-10-22

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