L’infanzia e la famiglia Antoni Gaudí i Cornet nacque il 25 giugno 1852, probabilmente a Reus, cittadina nei pressi di Tarragona. Era il quinto e ultimo figlio di Francesc Gaudi i Serra, di professione calderaio, e di Antònia Comet i Bertran. Fu battezzato il giorno dopo la nascita nella chiesa priorale di San Pietro Apostolo e cresimato il 10 settembre 1853. Trascorse l’infanzia a Reus, ma frequentemente visitava Riudoms, il paese d’origine di suo padre, risiedendo al Mas (masseria) de la Calderera. Sin da piccolo soffrì di dolori reumatici, a causa dei quali non trascorreva il tempo in giochi movimentati: preferiva osservare ciò che gli stava attorno, in particolare la natura e le sue forme. Trascorreva anche molto tempo nella bottega di calderaio del padre, meravigliandosi di come prendessero corpo i volumi delle pentole.
L’istruzione Frequentò la scuola elementare privata del maestro Francesc Berenguer, quindi divenne allievo dei padri Scolopi nel loro collegio di Reus, che frequentò dal 1863 al 1868 per gli studi secondari. Fu uno studente brillante in tutte le materie, ma eccelleva soprattutto in geometria. Quando ebbe sedici anni, la sua famiglia vendette la casa di Reus e si trasferì a Barcellona, probabilmente per aiutare lui e il fratello Francisco, che intendeva studiare Medicina: traslocò insieme al padre, alla madre, alle zie e ai due fratelli sopravvissuti.
L’inizio del lavoro come architetto Il 15 marzo 1878 si laureò alla Scuola di Architettura di Barcellona. Sin da allora il suo stile appariva così singolare che Elies Rogent, uno dei suoi professori, commentò proprio il giorno della sua laurea: «Oggi diamo il titolo a un pazzo o a un genio: il tempo lo dirà». Antoni iniziò subito a lavorare a numerosi progetti architettonici nella sua città di adozione. Il conte Eusebi Güell, che divenne il suo mecenate, lo incaricò della progettazione del Palau Güell a partire dal 1888, edificio che divenne il simbolo della Prima Esposizione Universale di Barcellona. Contemporaneamente, per conto del sacerdote Enrico de Ossó (canonizzato nel 1993), fondatore della Società di Santa Teresa di Gesù, lavorò al convento e alla scuola di quella congregazione in calle Ganduxer.
L’incontro col progetto della Sagrada Família Nel 1883, Antoni fu contattato dall’Associazione Spirituale dei Devoti di San Giuseppe, fondata dal libraio Josep Maria Bocabella, che intendeva realizzare una chiesa in espiazione dei peccati del popolo catalano, intitolandola alla Sacra Famiglia; la prima pietra era stata benedetta il 19 marzo 1882. Accettò subito di lavorare a quel progetto, affiancandolo ad altri incarichi sopraggiunti nel frattempo. L’inizio dei lavori per il tempio espiatorio coincise con la sua maturazione spirituale, favorita dall’incontro con alcuni vescovi, con tanti sacerdoti, soprattutto coi padri della Congregazione dell’Oratorio della chiesa di San Filippo Neri a Barcellona, e con molti laici, compresi alcuni colleghi architetti.
Una crisi feconda Antoni si sobbarcò un carico di lavoro simile per venire incontro ai bisogni della sua famiglia, che via via si ridusse a suo padre e a Roseta, figlia della sorella Rosa: visse con loro a partire dal 1876. Nel frattempo, era diventato un vero e proprio “dandy”: fumava sigari, viaggiava in calesse, faceva parte di circoli culturali ed escursionistici, ma non rinnegava i principi della fede a cui era stato educato da piccolo, sia dai genitori sia dall’ambiente in cui era vissuto. Durante la Quaresima del 1894 si sottopose a un digiuno strettissimo, che lo portò quasi in fin di vita. I padri della chiesa di San Filippo Neri, dai quali si confessava di frequente, e Josep Torras i Bages, futuro vescovo di Vic, contribuirono ad aiutarlo in quel periodo di crisi.
Sotto il segno della croce Quattro anni dopo, con le forze ritrovate e la fede rinnovata, Antoni affrontò nuovi progetti, nei quali, in un modo o nell’altro, riusciva sempre a inserire il simbolo della croce: il palazzo di Bellesguard, la Casa Batlló, Casa Milà (detta “la Pedrera”, che volle concepire come un monumento alla Madonna del Rosario) e l’ingresso del Parc Güell, nel quale viveva. Così facendo, integrava i simboli cristiani in un’architettura unica nel suo genere, disseminandoli per l’intera città di Barcellona. La natura continuava a essere la sua maggiore fonte ispiratrice, insieme alla meditazione sulla Parola di Dio e sulla liturgia, alla quale era stato educato dal vescovo di Astorga, Joan Baptista Grau, anche lui di Reus.
Sensibile alle questioni del suo tempo Antoni era anche consapevole delle questioni sociali che attraversavano la Spagna, particolarmente la Catalogna, in quegli anni. Uno dei modi con cui le affrontò fu la costruzione, pagata di tasca propria, delle Scuole della Sagrada Família, nel 1909, per i figli degli operai che lavoravano al tempio espiatorio e non solo: in quel modo, avrebbero ricevuto un’educazione completa sul piano civico e su quello religioso. Come aveva osservato con attenzione la natura, coi suoi occhi azzurri che molti definivano penetranti, così osservava, dispiacendosene, la condizione degli abitanti dei quartieri poveri e considerava come le ideologie del tempo avessero messo da parte Dio, conducendo quindi i più derelitti alla disperazione.
«Il padrone di quest’opera non ha fretta» Il Tempio Espiatorio della Sagrada Família, secondo i piani iniziali, avrebbe dovuto essere pronto in dieci anni, ma di fatto, essendo basato esclusivamente sulle offerte dei fedeli, rallentò di parecchio. A chi cercava di mettergli fretta per concludere la costruzione, l’architetto Gaudí replicava: «Il padrone di quest’opera non ha fretta». Anche per dare il proprio contributo, probabilmente a partire dal 1906 non volle percepire alcun compenso per il suo lavoro. Anzi, più di una volta si dispose a mendicare per chiedere altre offerte. Nello stesso periodo, rimasto ormai solo, decise d’interrompere tutti gli altri progetti in corso e di concentrarsi interamente sul lavoro alla Sagrada Família, in tutti gli aspetti: dalla struttura delle navate, all’organizzazione delle tre facciate, fino alle lampade per la cripta, da lui modellate personalmente. In sostanza, cercò di rendere vero quello che aveva annotato nell’estate del 1878, nel cosiddetto Manoscritto di Reus: secondo lui, una grande chiesa «deve ispirare il sentimento della divinità, con le sue infinite qualità e attributi».
Il suo stile di vita La sua giornata era ritmata dal lavoro e dalla preghiera. Ogni giorno partecipava all’Eucaristia, quindi si dirigeva al cantiere. Intorno alle 17 concludeva, quindi andava alla chiesa di San Filippo Neri, per pregare e parlare col suo direttore spirituale. La domenica, invece, partecipava alle celebrazioni nella cattedrale di Barcellona. Camminava a lungo, spesso sgranando il suo Rosario, preghiera a cui era stato educato dalla madre: come lei, era devoto alla Vergine della Misericordia, venerata a Reus. Mantenne un vitto strettamente vegetariano, seguendo gli insegnamenti dell’abate Sebastian Kneipp, che si erano diffusi proprio al suo tempo. Gli fu attribuita una breve storia d’amore in gioventù, ma alla fine scelse di restare celibe e di vivere in castità. Questo stile ascetico gli valse l’ammirazione degli amici, degli operai e dei colleghi. Il pittore Joan Llimona volle dare le sue sembianze a san Filippo Neri in due quadri dell’omonima chiesa, anche se del Santo esiste la maschera mortuaria che è servita come base per tutta la sua iconografia. Gaudí tendeva a collocare un piccolo spazio per sé nei cantieri in cui lavorava, ma per la Sagrada Família fece di più: nel 1925 si trasferì definitivamente nel laboratorio annesso alla chiesa. Era pronta solo una delle diciotto torri (dodici per gli apostoli, quattro per gli evangelisti), quella intitolata a san Barnaba.
La morte Nel pomeriggio del 7 giugno 1926, come tutti i giorni, stava andando alla chiesa di San Filippo Neri, quando fu travolto da un tram, nella Gran Via de les Corts Catalanes, vicino alla Plaça de Tetuan. Non aveva con sé alcun documento e, per il suo abbigliamento dimesso, fu scambiato per un senzatetto. Venne quindi portato all’Ospedale della Santa Croce, dove venivano ricoverati gli ammalati poveri. Chiese e ottenne di poter ricevere gli ultimi Sacramenti, dato che era ormai grave. Di tanto in tanto veniva udito esclamare chiaramente e in catalano: «Dio mio, Dio mio!». Dopo tre giorni, la mattina del 10 giugno, entrò in agonia. Spirò serenamente verso le cinque del pomeriggio, ripetendo tre volte «Amen»; aveva circa settantaquattro anni. La città di Barcellona manifestò subito il suo cordoglio, con un grande afflusso di persone alla cappella funeraria. Nel pomeriggio del 12 giugno, con un imponente corteo funebre, la salma venne accompagnata dall’ospedale alla cattedrale, dove sostò brevemente, fino al tempio della Sagrada Família, nella cui cripta, precisamente nella cappella di Nostra Signora del Carmine, venne sepolta.
La causa di beatificazione e canonizzazione fino al decreto sulle virtù eroiche Sin dalla morte, Gaudí fu considerato un santo dal popolo di Barcellona, ma le vicissitudini della storia spagnola, non ultima la guerra civile, rallentarono l’avvio della causa. Il trascorrere del tempo, invece di condurre all’oblio la testimonianza cristiana di colui che era sempre più noto come “l’architetto di Dio”, l’accrebbe, corredandola anche di una certa fama di segni. A fronte di tutto questo, la diocesi di Barcellona istruì l’inchiesta diocesana, svolta dal 12 aprile 2000 al 13 maggio 2003. La validità giuridica dell’inchiesta fu riconosciuta dalla Congregazione delle Cause dei Santi il 20 febbraio 2004. La “Positio super virtutibus” fu esaminata dai Consultori Storici del Dicastero delle Cause dei Santi il 7 novembre 2023 con esito positivo; analogo riscontro venne dal Congresso Peculiare dei Consultori Teologi, il 3 ottobre 2024. I Cardinali e i Vescovi membri dello stesso Dicastero, nella loro Sessione Ordinaria dell’8 aprile 2025, affermarono che il Servo di Dio aveva praticato in grado eroico le virtù teologali, cardinali e affini. Il 14 aprile 2025, ricevendo in udienza il cardinal Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto con cui Antoni Gaudí i Comet veniva dichiarato Venerabile.
La sua eredità artistica e spirituale Gaudí non ha lasciato scritti spirituali come diari o simili (o meglio, non ci sono rimasti), ma ha trasfuso la sua fede nelle opere da lui progettate e costruite. Allo stesso tempo, non esiste un corpus organico delle sue idee sull’architettura, ma rimangono appunti sparsi e dichiarazioni messi insieme, dopo la sua morte, dai suoi discepoli e amici. Sette delle sue opere sono incluse nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco, comprese la facciata della Natività e la cripta della Sagrada Família. Il 7 novembre 2010, nel corso del suo Viaggio apostolico in Spagna, papa Benedetto XVI ha consacrato il Tempio Espiatorio, elevandolo a Basilica Minore.
Preghiera per la devozione privata (con approvazione ecclesiastica) O Dio, nostro Padre, che infondesti nel Venerabile Antoni Gaudí, architetto, un grande amore per la tua creazione e un desiderio ardente di imitare i misteri dell’infanzia e della Passione del tuo Figlio, fa’ che con la forza del tuo Spirito anch’io sappia dedicarmi al lavoro ben fatto e, per glorificare il Venerabile Antoni, concedimi, per sua intercessione, la grazia che ti chiedo (si esprime la domanda). Per Cristo nostro Signore, Amen. Gesù, Maria e Giuseppe, donateci la pace e proteggete la famiglia! (Tre volte).
Autore: Emilia Flocchini
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