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Venerabile Santina di Gesù (Emanuela Giovanna Scribano) Suora del Sacro Cuore di Ragusa

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Ragusa, 4 dicembre 1917 – 12 maggio 1968

Emanuela Giovanna Scribano entrò a far parte delle Suore del Sacro Cuore di Ragusa nel 1938, dopo varie sofferenze e difficoltà. Compì la professione religiosa nel 1941 e i voti perpetui nel 1947, assumendo il nome di suor Santina di Gesù. Sin dal noviziato si sentì spinta ad offrire la sua vita a Dio per la santificazione dei sacerdoti e intanto prestò servizio agli ammalati fra le corsie degli ospedali. La comparsa, nel 1946, di un ascesso perianale, aggravatosi nel 1951 come aracnoidite spirale con paralisi progressiva, interruppe il suo servizio, immobilizzandola su di una carrozzella nel 1962. Trascorse gli ultimi anni di vita nella Casa madre del suo Istituto a Ragusa, confortando con grande forza e gioia i sacerdoti e i fedeli che andavano a trovarla. Morì il 12 maggio 1968, dopo sei anni di sofferenze. Il 6 luglio 2007 papa Benedetto XVI ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui suor Santina di Gesù veniva dichiarata Venerabile. I suoi resti mortali riposano dal 12 maggio 2007 in una delle cappelle della casa di riposo «Maria Schininà» di Ragusa.



Contesto storico
Nei primi decenni del secolo XX ci fu tutto uno stuolo di anime elette che fecero dono alla Chiesa della loro giovinezza, assumendo un ruolo significativo nel loro tempo, tanto più se si pensa alla condizione femminile, che fino alla metà del Novecento, specie nell’Italia Meridionale, era sinonimo di inferiorità e di non realizzazione. In questo stuolo si colloca suor Maria Santina di Gesù, la quale da laica si chiamava Emanuela Giovanna Scribano.

Nascita e primi anni
Nacque a Ragusa il 4 dicembre 1917 da una famiglia dignitosa anche economicamente, in cui la fede cristiana era particolarmente sentita. Ricevette il Battesimo cinque giorni dopo la nascita nella parrocchia di San Giovanni Battista, la futura cattedrale di Ragusa.
Nella più tenera infanzia le morì la madre, Giovanna Spatuzza, dopo una lunga malattia: questa perdita improvvisa la segnò per tutta la vita, portandola a un’inclinazione al pianto e a una certa debolezza di carattere, che grazie alla sua volontà sapeva superare. Ricevette la Cresima il 15 gennaio 1928, mentre per la Prima Comunione lei stessa ammise di non ricordare la data esatta.

Un periodo difficile
Per volere della madre, fu affidata alle cure della nonna paterna, mentre sua sorella Michelina andò a vivere da quella materna. Rimase da lei finché suo padre Giovanni, che si era risposato con Giovanna Moltisanti, non la richiamò con sé. Iniziò per Emanuela quello che lei stessa definì «il periodo più triste e duro della mia vita», mitigato dalla decisione, nel novembre 1932, di ricevere quotidianamente l’Eucaristia, in suffragio dell’anima della madre.
Intanto andò a lezione di taglio e cucito, mentre il padre e la seconda moglie si trasferirono nel paese di Mazzarrone, ma lei non li raggiunse prima del mese di aprile dei suoi sedici anni. La matrigna aveva un carattere difficile, perfino con i propri parenti, e maltrattava la figliastra.

La vocazione
Un giorno in cui le vessazioni della matrigna si erano ripetute più intensamente, Emanuela uscì di casa e si sedette su una pietra per piangere la propria condizione di orfana incompresa. Lei stessa descrisse quel che accadde dopo nella sua autobiografia: al suono serale dell’Ave Maria, sentì come un «raggio di gioia» (sono parole sue) che invadeva il suo cuore.
La colse subito un pensiero: «Chi sa come dev’essere bello in monastero quando suona l’Ave Maria!». Fu allora che l’idea di farsi religiosa, fino ad allora esclusa dai suoi orizzonti, divenne il suo desiderio più grande.

Tra le Suore del Sacro Cuore di Ragusa
Emanuela dovette però aspettare per mettere in pratica la sua vocazione. Prima la manifestò al suo confessore, poi a una suora assistente dell’Azione Cattolica. Non sentendosi attratta dalla vita claustrale, optò per le Suore del Sacro Cuore di Ragusa, fondate nel 1889 da madre Maria del Sacro Cuore di Gesù, al secolo Maria Schininà (beatificata nel 1990).
La madre generale di allora, suor Caterina Di Pasquale, l’accolse con gioia e l’inviò al Collegio di Maria, un istituto per le figlie dei debitori poveri, come aiutante d’asilo. Il suo periodo di prova, iniziato il 16 ottobre 1935, si concluse tuttavia nella primavera successiva: la superiora di quella casa e le altre suore, infatti, diedero parere negativo al suo ingresso in postulandato, forse per la scarsa educazione che le era stata impartita.
Per non pensare alla delusione ricevuta, Emanuela si gettò nel lavoro di sartoria, mentre intensificava le preghiere, le rinunce e le suppliche alle suore, senza ottenere risultati di rilievo. Un giorno, però, una sua cliente le riferì di essere stata alla Casa madre delle suore, per parlare in favore di una postulante che era stata rimandata in famiglia. Madre Caterina le rispose che non avrebbe più accettato quella ragazza, ma avrebbe invece riaccolto un’altra che, dopo tanti anni, era rimasta fedele alla sua vocazione. Così, il 22 aprile 1938, Emanuela fu nuovamente e definitivamente accolta nella congregazione.

Apostolato in ospedale
Giovane intelligente e seria, era ricca di volontà, anche se le mancava il diploma elementare perché aveva dovuto interrompere gli studi. Nel corso del noviziato fu deciso che diventasse infermiera: conseguì quindi il diploma d’infermiera dopo un corso frequentato a Palermo. Il 27 maggio 1941 pronunciò i voti temporanei e cambiò nome in suor Santina di Gesù.
Nell’estate del 1943 il fronte alleato della seconda guerra mondiale si spostò in Sicilia, quindi suor Santina venne subito impegnata a portare aiuto come infermiera in vari ospedali di Ragusa, Messina, Siracusa, compito che le rimarrà anche negli anni successivi. Dovunque fu apprezzata e ricordata per i suoi modi delicati, per la dedizione agli ammalati e per la volontà ostinata di alleviarne le sofferenze.

La malattia e l’incontro con don Giovanni Raciti
Il 22 aprile 1946 ebbe i primi sintomi di un ascesso perianale che, per le conseguenze sopravvenute ai tentativi di cura, si complicò in un’aracnoidite spirale con paralisi progressiva. Poco più di un anno dopo, il 26 agosto, emise i voti perpetui: «In quel giorno», scrisse, «Lui mi svelò i segreti del vero amore, e come l’amore si nutre solo di sacrificio».
Il 22 agosto 1948 suor Santina si trovava in Casa madre per un corso di Esercizi spirituali e si sentì di aprire il suo cuore a don Giovanni Raciti, il predicatore. Da allora iniziò un proficuo rapporto di direzione spirituale, anche per lettera, grazie al quale la religiosa uscì da un periodo di aridità interiore.
Col suo permesso, formulò due voti privati: quello di fiducia e abbandono, l’8 dicembre 1950, e quello di vittima per i sacerdoti, il 2 febbraio 1951.

L’idea dell’Opera sacerdotale
Tra le intuizioni che sentiva di aver ricevuto direttamente dal Signore, registrate nel suo Diario spirituale, suor Santina diede importanza a una in particolare: un‘Opera sacerdotale, dove i sacerdoti potessero vivere in comunità e dedicarsi con maggiore dedizione, arricchiti della comune esperienza, al proprio ministero.
Per caldeggiarne la realizzazione, il 1° novembre 1950, lo stesso giorno in cui fu proclamato il dogma dell’Assunzione, don Raciti espose a papa Pio XII lo «Schema di una proposta per il Clero diocesano».
Nel progetto dell’Opera erano previste alcune Ausiliarie, ovvero consacrate che prestassero assistenza, anche materiale, ai sacerdoti; il direttore spirituale immaginava che la stessa suor Santina dovesse farne parte. Tuttavia, questo causò alcune incomprensioni con la Madre generale, che fece interrompere la direzione da parte di don Raciti.

Un nuovo direttore e l’aggravarsi della malattia
Dopo tre anni alla clinica San Camillo di Messina, suor Santina passò, il 26 febbraio 1958, all’ospedale Umberto I di Siracusa. Il 9 o il 10 ottobre si accostò alla Confessione da don Francesco Sortino, parroco di Isola di Siracusa, che già conosceva: lo scelse come suo terzo direttore spirituale, dopo il camilliano padre Luigi Chiarello, e fu da lui invitata a scrivere la propria autobiografia.
Intanto, però, la sua malattia peggiorava: nel 1962 venne costretta su una sedia a rotelle. Dovette dunque interrompere il suo lavoro e trasferirsi nell’infermeria della Casa madre di Ragusa.
Vivendo negli anni in cui la Chiesa si prepara al Concilio, divenne partecipe di quest’ansia di rinnovamento che coinvolgeva particolarmente i sacerdoti e le anime consacrate, anche tramite l’intimità spirituale che aveva raggiunto nei suoi colloqui col Signore.

La morte
La sofferenza di suor Santina durò sei anni, ma continuava a trasmettere a chi l’assisteva la sua serenità. La parte inferiore del suo corpo era ridotta a pochi lembi di tessuto sopra le ossa, mentre si aprivano piaghe anche sulle spalle.
Il 30 gennaio 1968 fu ricoverata per l’ultima volta presso l’Ospedale Civile di Ragusa. Lucida fino all’ultimo, si spense il 12 maggio 1968, a 51 anni, e venne sepolta nel cimitero di Ragusa.

Il processo di beatificazione
A fronte della sua fama di santità, monsignor Francesco Pennisi, vescovo di Ragusa, chiese che fossero raccolti tutti gli scritti di suor Santina. La fase diocesana del suo processo di beatificazione si è quindi svolta a Ragusa dal 7 ottobre 1985 al 23 novembre 1989. La convalida dell’inchiesta diocesana è stata convalidata il 29 maggio 1992; la “Positio super virtutibus” è invece stata trasmessa a Roma nel 1999.
Sia i consultori teologi, il 14 marzo 2006, sia i cardinali e vescovi membri della Congregazione vaticana per le Cause dei Santi, il 17 aprile 2007, si sono detti favorevoli al riconoscimento dell’esercizio delle virtù eroiche. Infine, il 6 luglio 2007, papa Benedetto XVI ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui suor Santina di Gesù era dichiarata Venerabile.
In precedenza, il 9 ottobre 2006, i suoi resti mortali erano stati traslati nella cappella della Casa madre delle Suore del Sacro Cuore di Ragusa. Dal 12 maggio 2007, trentanovesimo anniversario del suo transito, sono collocati in una delle cappelle della casa di riposo «Maria Schininà» di Ragusa.

Un presunto miracolo
Il sito Internet istituzionale delle Suore del Sacro Cuore di Ragusa riporta che, come presunto miracolo per la beatificazione, è stato preso in esame il caso di un sacerdote, padre Salvatore Italia, affetto da insufficienza renale acuta e marcata oligoanuria. La sua guarigione era avvenuta il 24 novembre 1972 nell’Ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa, dopo le preghiere rivolte all’allora Serva di Dio Santina di Gesù, che aveva operato lì dal 1944 al 1948.
Il processo diocesano su tale asserito miracolo si è quindi svolto nella diocesi di Ragusa dall’11 marzo 1991 al 16 marzo 1992 ed è stato convalidato il 25 gennaio 2002. Il 28 febbraio 2008 la commissione medica della Congregazione per le Cause dei Santi si è pronunciata favorevolmente circa l’inspiegabilità scientifica dell’accaduto.

La sua eredità spirituale
Don Francesco Sortino si è fatto interprete delle consegne ricevute da suor Santina, avviando la fondazione dell’Opera Sacerdotale Bethania dagli anni ’60 del secolo scorso. Oggi l’Opera comprende il Villaggio Bethania, il Santuario intitolato a Gesù Sacerdote Misericordia Infinita e un centro per Esercizi spirituali.
Nel complesso operano, a partire dal novembre 1973, le Suore Ausiliarie di Gesù Sacerdote Misericordia Infinita, che si considerano figlie spirituali di suor Santina.


Autore:
Antonio Borrelli ed Emilia Flochini

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Aggiunto/modificato il 2018-04-17

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