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Santa Kinga (Cunegonda) Regina di Polonia

24 luglio

Ungheria, 1224 – 1292

Figlia del re di Ungheria Bela IV. Nel 1239 andò sposa di Boleslao V il Casto, principe di Cracovia, visse con lui in perfetta castità. Alla morte del marito (1279), entrò tra le Clarisse, ove si distinse per la preghiera e la penitenza. Divenuta Abbadia del monastero, si prodigò nell’assistenza ai poveri e ai malati. Beatificata da Alessandro VIII (16390).
Patrona della Polonia e della Lituania.
Festa il 23 luglio.

Patronato: Polonia, Lituania.

Emblema: Corona, Scettro

Martirologio Romano: A Stary Sącz presso Tarnów in Polonia, santa Cunegonda, che, figlia del re di Ungheria, data in moglie al duca Boleslao, mantenne insieme a lui illibata la sua verginità e, rimasta vedova, professò la regola di santa Chiara nel monastero da lei fondato.


Il 3 luglio 1998 è stato riconosciuto un miracolo ottenuto per sua intercessione; questo ha aperto la strada per la canonizzazione della beata Kinga, il cui culto era stato confermato nel 1690 da papa Alessandro VIII e quindi papa Giovanni Paolo II ha proceduto alla canonizzazione il 16 giugno 1999 a Stary Sacz (Polonia).
Nel 1715 era stata nominata Patrona della Polonia e della Lituania da papa Clemente XI. Ma se tutti si sono ricordati di glorificarla e venerarla ufficialmente in questi ultimi secoli, bisogna però dire che s. Kinga (Cunegonda) è un personaggio del XIII secolo; infatti ella nacque nel 1224 dal re d’Ungheria Bela IV e da Teodora Laskarysa ed ebbe come sorelle le beate Jolanda e Margherita.
Crebbe timorata di Dio e nel 1239 venne data in sposa a Boleslao il Pudico, principe di Cracovia, inducendolo a fare voto di castità insieme a lei. Condusse a corte una vita di mortificazione, dedicandosi alla preghiera e alle opere assistenziali verso i malati ed i poveri.
Sollecitò insieme al marito la canonizzazione di s. Stanislao vescovo di Cracovia che avvenne nel 1253. Nel 1279 le morì il marito Boleslao e libera da ogni legame, non avendo avuti figli, lasciò gli incarichi di Stato e si ritirò nel monastero delle clarisse a Stary Sacz da lei fondato con i beni della sua dote.
Contro la sua volontà fu eletta badessa, compito che espletò con una grande umiltà, a lei e alle sue preghiere venne attribuito il merito del ritrovamento dell’acqua nel monastero, che ne era privo e del salgemma a Bochnia.
Trascorse nel monastero tredici anni, esaurendo le forze nelle penitenze e nell’ascetica; confortata da una visione di s. Francesco, chiuse la sua vita terrena il 25 luglio 1292, dopo una lunga malattia, nel giorno che lei stessa aveva profetizzato.
Le prime notizie che ci sono pervenute per iscritto, compaiono in una prima ‘Vita’ anonima compilata a Cracovia nel 1401 e una successiva rielaborazione della prima nel 1474.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2002-06-30

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