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Beato Claude Beguignot Certosino, martire della Rivoluzione Francese

16 luglio

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Langres (Haute-Marne), 19 settembre 1736 – Estuario della Charente, 16 luglio 1794

Martirologio Romano: In una galera ancorata al largo di Rochefort sulla costa francese, beati Nicola Savouret, dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, e Claudio Béguignot, dell’Ordine Certosino, sacerdoti e martiri, che, durante la rivoluzione francese, costretti in odio al loro sacerdozio ad una sordida prigionia, morirono consunti da malattia.


La Rivoluzione Francese ebbe dei grandi meriti nella formazione politica, morale e sociale dell’epoca moderna, ma come tutte le rivoluzioni, che in qualche modo presuppongono un capovolgimento violento delle classi al potere con i rivoltosi, lasciò dietro di sé un lago di sangue, morti ingiuste, delitti e violenze.
E la Chiesa Cattolica che in ogni rivoluzione avvenuta nel mondo, sin dalle sue origini, ha dovuto pagare un tributo di sangue, anche in questa ebbe innumerevoli martiri, morti per il solo fatto di essere religiosi.
L’Assemblea Costituente nel 1789, dopo aver confiscato tutti i beni ecclesiastici e soppresso gli Istituti religiosi, decretò la Costituzione Civile del Clero, per cui vescovi e parroci, dovevano essere eletti con il voto popolare e imponendo al clero il giuramento di adesione alla Costituzione stessa; ci fu chi aderì (clero giurato) e chi non lo volle fare (clero ‘refrattario’).
L’Assemblea Legislativa andata al potere, infierì contro il clero ‘refrattario’ giungendo nel 1792 a massacrarne 300, fra vescovi e sacerdoti. Seguì al potere la Convenzione Nazionale, che emise contro il clero ‘refrattario’ dei decreti di deportazione per cui bisognava presentarsi spontaneamente pena la morte; furono così colpiti 2412 sacerdoti e religiosi, deportati in tre zone della Francia, di cui 829 a La Rochelle (Rochefort), fra questi ultimi troviamo il monaco certosino Claude Beguignot, del convento di Saint-Pierre-de-Quevilly, vicino Rouen, nato a Langres (Haute-Marne) il 19 settembre 1736, che insieme agli altri suoi compagni di prigionia, subì stenti di ogni genere, condizioni di vita miserevoli, maltrattamenti crudeli, perché si tendeva ad eliminarli clandestinamente.
Di lui si sa che fu deportato nel 1793-94 a La Rochelle e imbarcato come gli altri sulle navi, che poi rimasero al largo dell’isola di Aix, nella Charente; morì di stenti, sopportati con eroica pazienza e forza nella fede, il 16 luglio 1794.
È stato beatificato insieme a 63 altri compagni di martirio, denominati “Martiri dei Pontoni”, di cui si è potuto reperire una sufficiente documentazione, da papa Giovanni Paolo II, il 1° ottobre 1995.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2002-12-27

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