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Beato Wincenty Stefan Frelichowski Sacerdote, martire

23 febbraio

Chelmza (Polonia), 22 gennaio 1913 Dachau, 23 febbraio 1945

Nato il 22 gennaio 1913 a Chelmza, nel nord della Polonia, Wincenty Stefan Frelichowski, che già frequentava gli scout, dopo gli studi ginnasiali, a 18 anni entrò in Seminario e venne ordinato sacerdote il 4 marzo 1937 e divenne ben presto segretario del vescovo. L'anno seguente venne inviato come vicario nella parrocchia di Torun. L'11 settembre 1939, qualche giorno dopo l'invasione della Polonia durante la Seconda guerra mondiale, venne arrestato. Subito liberato fu nuovamente imprigionato e subì una lunga serie di trasferimenti. Ovunque, però, riusciva clandestinamente a celebrare la Messa. Il 13 dicembre 1940 venne trasferito a Dachau dove, oltre a consolare i prigionieri, riscuì a portare il cibo ai prigionieri che non avevano di che mangiare. Nel '44 un'epidemia di tifo colpì il lager: don Frelichowski continuò a portare pane e conforto ai reclusi. Malato anch'egli di tifo e colpito dalla polmonite morì il 23 febbraio 1945. È stato proclamato beato da Giovanni Paolo II il 7 giugno 1999.

Martirologio Romano: Nel campo di prigionia di Dachau vicino a Monaco di Baviera in Germania, beato Vincenzo Frelichowski, sacerdote, che, durante la medesima guerra, deportato in varie carceri, mai venne meno alla fede o al suo ministero pastorale e, colpito da malattia mentre prestava assistenza ai malati, dopo lunghe sofferenze giunse alla visione della pace eterna.


Si può dire che il suo ministero sacerdotale fu svolto soprattutto nei campi di concentramento tedeschi, infatti solo poco più di tre anni, del suo novello sacerdozio, fu svolto fra i fedeli polacchi, gli altri sei anni trascorsero tutti come prigioniero, fino alla morte avvenuta a 32 anni.
Wincenty Stefan Frelichowski nacque il 22 gennaio 1913 a Chelmza piccolo centro del Nord della Polonia, dopo la scuola dell’obbligo, frequentò il ginnasio statale di indirizzo umanistico, ottenendo il diploma di maturità nel 1931.
Da ragazzo e da giovane partecipava alle attività degli Scout e del ‘Sodalizio Mariano’ inoltre serviva la Messa come chierichetto. A 18 anni entrò nel seminario maggiore della diocesi di Chelmno, con sede a Pelplin, per prepararsi con impegno intellettuale e spirituale alla missione sacerdotale.
Venne ordinato sacerdote il 4 marzo 1937, divenendo quasi subito segretario del vescovo; il 1° luglio 1938 fu inviato come Vicario nella parrocchia dell’Ascensione a Toru_, dove si dedicò con zelo all’attività pastorale, conducendo una vita consacrata con semplicità; celebrava la santa Messa con un fervore che meravigliava.
E nel pieno del suo apostolato in parrocchia, lo colse lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale con l’invasione della Polonia del 1° settembre 1939, da parte delle truppe naziste. Una decina di giorni dopo, l’11 settembre, venne arrestato insieme ad altri sacerdoti e chiuso nel carcere della città; rilasciato per pochi giorni, venne nuovamente imprigionato il 18 ottobre 1939 e da allora perse definitivamente e senza un perché la sua libertà.
Fu rinchiuso in un primo tempo in un vecchio bastione vicino Toru_, chiamato Fort VII, dove si adoperò per sollevare il morale dei suoi compagni di prigionia, sostenendo la loro fede. Dopo una breve permanenza nel campo di Nowy Port, venne trasferito, il 10 gennaio 1940 in quello di Stutthof sempre nei dintorni di Danzica, dove fu adibito ai lavori negli scavi.
Anche qui riuscì clandestinamente a procurarsi qualche ostia e un po’ di vino e sfidando rappresaglie, in condizioni umili, riuscì a celebrare la Messa di quel giovedì santo del 1940; riuscì ad organizzare nel campo momenti di comune preghiera, sia al mattino che alla sera, in onore della Madonna degli Afflitti.
Il 9 aprile del 1940 ebbe ancora un trasferimento con altri compagni prigionieri, al campo di Oranienburg – Sachsenhausen vicino Berlino; vennero sistemati inizialmente in ‘quarantena’ nel Blocco 20, dove comandava il criminale di guerra Hugon Krey, noto per le sue crudeltà.
Wincenty Frelichowski con l’ardore del suo giovane sacerdozio continuò in maniera discreta il servizio apostolico verso i malati, gli anziani ed i giovani, trovando per tutti parole di consolazione e speranza, cercava di sostituirsi ai più deboli, sopportando con dignità le umiliazioni e persecuzioni che il sanguinario capoblocco gli imponeva.
Il 13 dicembre 1940, con altri sacerdoti fu di nuovo trasferito, questa volta a Dachau, dove continuò per quel poco che poteva, ad esercitare il suo sacerdozio; rifiutò di rinnegare la nazionalità polacca e di firmare la cosiddetta “Deutsche Volksliste”, che avrebbe comportato migliori condizioni di vita; il rifiuto provocò una crudele rappresaglia; venne ricoverato nell’ospedale del campo e anche qui svolse l’assistenza spirituale verso gli altri ammalati ed i molti moribondi.
Vi fu nel 1943-44 un periodo di miglioria nel campo, i prigionieri potevano ricevere pacchi viveri dai familiari e il giovane sacerdote tramite la sua famiglia, poté ricevere ostie e vino con cui celebrava la Messa in vari Blocchi, inoltre organizzò una ripartizione dei viveri con quelli che non ricevevano nulla.
Nel 1944, per le condizioni disastrose del campo di Dachau, scoppiò un’epidemia di tifo petecchiale; i Blocchi infatti furono separati con filo spinato e gli ammalati lasciati in condizioni disumane; padre Wincenty riuscì a comunicare con loro per portare qualche pezzo di pane e il conforto della fede ai moribondi, nonostante i richiami dei compagni a proteggersi, a non rischiare il contagio, che comunque contrasse per la sua generosità.
Al tifo petecchiale si aggiunse una polmonite, che lo stroncarono a soli 32 anni il 23 febbraio 1945, poche settimane prima della liberazione, fra il compianto di tutti gl’internati. Il suo corpo non si sa se fu bruciato nel forno crematorio o sepolto in una fossa comune.
Chiudeva così la sua giovane ma intensa vita terrena, per aprirla alla gloria riservata ai martiri. Papa Giovanni Paolo II l’ha beatificato il 7 giugno 1999 a Toru_, sua diocesi, durante il suo settimo viaggio apostolico in Polonia.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2003-03-18

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