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Servo di Dio Agnello Coppola Sacerdote

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Napoli, 8 febbraio 1793 - 17 agosto 1876

Etimologia: Agnello = messaggero, dal greco


Luminosa figura del clero napoletano, nacque a Napoli l’8 febbraio 1793 da Salvatore Coppola e Antonia Autiero, venne allevato dalla zia Anna che il confessore barnabita s. Francesco Saverio Maria Bianchi (1743-1815), considerava una seconda s. Maria Francesca delle Cinque Piaghe (1715-1791), “monaca di casa” e santa dei Quartieri Spagnoli di Napoli.
Padre Bianchi fu pure il suo primo direttore spirituale; Agnello Coppola il 25 aprile 1810 a 17 anni entrò nel seminario arcivescovile di Napoli e nel settembre 1817 fu ordinato sacerdote.
Per qualche tempo si ritirò fra gli austeri francescani alcantarini, nello storico e grande convento di S. Lucia al Monte che sovrasta la città, per proseguire negli studi e nella preghiera; per due anni fu catechista e confessore nel collegio barnabita di Pontecorvo, dove fu anche insegnante di lettere e filosofia.
Si dedicò con abnegazione alla predicazione ed alle missioni popolari; tenne varie volte gli esercizi spirituali ai camaldolesi di Torre del Greco ed ai seminaristi di Castellammare per incarico del locale vescovo Saverio Pedagna; fu direttore spirituale di ecclesiastici, prelati e vescovi nonché di politici dell’epoca.
Il principe di Cassaro Antonio Statella, ministro di Ferdinando II re delle Due Sicilie, lo propose come cappellano - prelato della Cappella del Tesoro di S. Gennaro (17 giugno 1840); per la sua umiltà rinunciò alla successiva designazione di tesoriere della stessa Istituzione.
S. Francesco Saverio Maria Bianchi che lo conosceva bene, era solito chiamarlo “il beato Aniello” (a Napoli il nome Agnello è divenuto nel linguaggio popolare: Aniello). Scrittore fecondo, lasciò manoscritte alcune impegnate opere teologiche e opuscoli stampati del genere ascetico-devozionale. Si racconta che ebbe una visione della Madonna davanti ad un quadro di Maria che custodiva nella sua stanza.
Trascorse gli ultimi anni della sua vita, ospite del parroco Salvatore Aprea di S. Giovanni a Teduccio, allora Comune indipendente oggi quartiere periferico ad est di Napoli, presso cui morì il 17 agosto 1876.
Cinque anni dopo nel 1891, l’arcivescovo di Napoli Gugliemo Sanfelice, autorizzò il deposito canonico dei suoi resti mortali nella chiesetta delle Figlie di Maria poi delle Suore Francescane Stimmatine in S. Giovanni a Teduccio; mentre veniva aperto il processo diocesano informativo, trasmesso poi nel 1890 a Roma.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2003-04-11

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