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San Xi Guizi Giovane catecumeno, martire

20 luglio

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† Dechao, Cina, 20 luglio 1900

Xi Guizi (questa la traslitterazione adoperata nel Martirologio Romano: altrove si legge Qi Zhuzi, K'i-Tchou-Tzeu, Chi Zhuzi o Chi Zhuze; il secondo è il nome proprio) nacque intorno al 1882 in una famiglia non cristiana, che abitava nel villaggio di Dechao, nella provincia dello Shanxi, in Cina. A diciassette anni si accostò al cristianesimo tramite un convertito del suo villaggio. Si astenne dai culti tradizionali della sua famiglia, venendo isolato da essa. All’insorgere della rivolta dei “boxers”, rivoltosi contrari agli occidentali e alla loro religione, il giovane cercò rifugio in villaggi cristiani, ma la sua condizione di catecumeno gl’impedì di essere ospitato. Mentre stava tornando dai suoi familiari, fu arrestato da una pattuglia di “boxers”, i quali lo condussero nel suo villaggio e lo scorticarono vivo. Il suo fu, quindi, un Battesimo di sangue. Beatificato il 17 aprile 1955 nel gruppo di cinquantasei martiri capeggiati dai gesuiti Léon-Ignace Mangin e Paul Denn, è stato poi canonizzato il 1° ottobre 2000 dal Papa san Giovanni Paolo II, compreso in una lista di centoventi martiri.

Martirologio Romano: Nella cittadina di Dechao sempre nello Hebei, commemorazione di san Xi Guizi, martire, che, ancora catecumeno, scoppiato un tumulto, si dichiaṛ cristiano e, coperto di ferite, fu battezzato nel suo stesso sangue.


Xi Guizi (questa la traslitterazione adoperata nel Martirologio Romano: altrove si legge Qi Zhuzi, K'i-Tchou-Tzeu, Chi Zhuzi o Chi Zhuze; il secondo è il nome proprio) nacque intorno al 1882 in una famiglia non cristiana, che abitava nel villaggio di Dechao, nella provincia dello Shanxi, in Cina.
A diciassette anni conobbe il cristianesimo grazie a un suo compaesano già convertito. L’interesse per quella religione portò il giovane a frequentare la Messa di domenica e nei giorni di festa e a partecipare agli incontri di preghiera.
Sul finire del 1899 scoppiò una nuova persecuzione contro i cristiani cinesi. I familiari di Guizi cercarono di convincerlo ad aspettare che i disordini cessassero, prima di farsi cristiano a sua volta, ma non riuscirono nel loro intento: speravano, infatti, che desistesse.
La sua determinazione fu invece tale che, sia per la festa del Capodanno cinese, sia in un’altra occasione, il giovane si rifiutò di bruciare l’incenso alle divinità venerate dai suoi congiunti. Loro, in risposta, lo privarono del pasto rituale.
Tra i mesi di giugno e luglio del 1900, i fedeli di Dechao dovettero far fronte al crescere della rivolta dei cosiddetti “boxers”, contrari all’espansione in Cina degli occidentali e alla loro religione: fuggirono tutti in un villaggio cristiano dei paraggi.
Guizi, però, rimase fuori: gli altri non permisero ai catecumeni come lui di entrare. Provò in un altro villaggio, ma con lo stesso esito. I suoi parenti, allora, gli mandarono una lettera per ordinargli di tornare a Dechao: lui obbedì, per il rispetto che provava verso di loro.
Mentre era sulla via del ritorno, fu fermato da una pattuglia di “boxers”, che gli domandarono: «Sei cristiano?». «Sì, lo sono», rispose. Fu quindi catturato e portato in un piccolo tempio, dove fu obbligato a venerare quelli che, per lui, erano ormai degli idoli vuoti. «Potete ammazzarmi», dichiarò, «io non adorerò mai quelle cose!».
I banditi lo legarono e lo trascinarono a Dechao. Quando passò davanti a casa sua, Guizi s’inginocchiò per salutare i suoi genitori; loro, invece, non uscirono neppure fuori dalla porta. Anche quando passò di fronte alla chiesa, domandò di avere qualche istante per poter pregare.
Arrivato al luogo dell’esecuzione, Guizi s’inginocchiò, si fece il segno della Croce e disse: «Ora sono pronto, andate!». Gli fu troncato il braccio destro. Mentre gli esecutori si apprestavano a scorticarlo vivo, esclamò: «Ogni pezzo della mia carne, ogni goccia del mio sangue vi ripeteranno che io sono cristiano». Non ebbe il Battesimo che desiderava, ma fu quindi battezzato nel proprio sangue.
La causa di beatificazione di Xi Guizi fu inclusa nel gruppo capeggiato dai gesuiti Léon-Ignace Mangin e Paul Denn, che comprendeva in tutto 56 candidati agli altari. Il loro martirio fu riconosciuto il 22 febbraio 1955: vennero quindi beatificati il 17 aprile dello stesso anno.
Il suo gruppo fu unificato a quello di altri Beati martiri in Cina, missionari e credenti autoctoni, componendo quindi una schiera di centoventi martiri. Di fronte alla diffusa e comune fama di segni ottenuti per loro intercessione, il Papa san Giovanni Paolo II li ha canonizzati il 1° ottobre 2000.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2018-07-18

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