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Beato Oddino Barotti

7 luglio

Fossano, Cuneo, 1344 - Fossano, Cuneo, 7 luglio 1400

Nasce a Fossano nel 1344 e prima ancora di essere prete, Oddino diventa canonico della «collegiata» di San Giovanni, che diventerà cattedrale nel 1582, quando sarà costituita la diocesi fossanese. A 24 anni, nel 1368, Oddino diventa parroco. Nel 1376 è pellegrino in Terrasanta, dove viene sequestrato da predoni e per qualche tempo è loro prigioniero. Rientrato a Fossano si fa conoscere perché, come figlio spirituale di san Francesco d'Assisi (appartiene al Terz'Ordine), vive rigorosamente da povero, dirottando entrate e doni verso le famiglie più infelici. Su questa generosità cominciano presto a circolare racconti affettuosi, arricchiti da particolari che fanno pensare ai Fioretti di san Francesco. Al tempo della peste endemica in molte parti del Piemonte, Fossano rinnova e ingrandisce il suo ospedale, per l'impegno soprattutto di Oddino, è il 1382. Nel 1400, però, morirà anche lui colpito dal morbo spendendosi da infermiere per i malati. Nel 1808 è proclamato beato. (Avvenire)

Martirologio Romano: A Fossano in Piemonte, beato Oddino Barotti, sacerdote, che, parroco povero e di vita austera, mentre imperversava la peste, spese notte e giorno tutte le sue forze a favore degli ammalati e dei moribondi.


Più di 650 anni ci separano da lui, ma forse avrebbe ancora da dire qualcosa ai suoi concittadini, sacerdoti e laici, per l’eroismo di una fede integralmente vissuta e concretizzata in opere di carità. Affonda le sue radici nella parte più antica di Fossano (provincia di Cuneo), dove, in via Garibaldi, ancora si indica la casa in cui avrebbe visto la luce, nel 1344. Nobili (o almeno aristocratici) i suoi natali, che non gli impediscono, una volta sacerdote, di compiere scelte radicali e controcorrente. Canonico della Collegiata di San Giovenale prima ancora di essere ordinato prete, parroco della chiesa di San Giovanni, allora la più importante della città, pochi anni dopo l’ordinazione, ad un certo punto molla tutto e va pellegrino in Terra Santa. Che a quell’epoca non vuol dire compiere un semplice e comodo seppur devoto pellegrinaggio, tante sono le incognite e i pericoli di un viaggio lungo e defatigante, dal quale non sempre si ritorna. Ad attirarlo là è la sua profonda devozione alla Passione di Gesù, una devozione che vuole ritornare alla fonte, dove la Passione di Gesù si è consumata e dove egli vuole rinvigorire la sua fede. Non ha fatto però i conti con i Turchi, che lo fanno prigioniero e gli riservano pochi riguardi e tante sofferenze. Liberato, torna a Fossano, dove si vedono subito i frutti di questo sofferto pellegrinaggio: moltiplica le preghiere, le penitenze e le opere di carità, trascorre lunghe ore in meditazione davanti al crocifisso, vive poveramente, privandosi anche del necessario per vivere. Si lascia anche affascinare dall’ideale francescano, di cui oltre all’abito da terziario adotta anche la spiritualità. La gente è ammirata, ma anche preoccupata, del suo stile di vita, perché mangia lo stretto necessario per sopravvivere: un po’ di pane e qualche verdura. Eppure non c’è verso di fargli ingoiare qualcosa di più, perché tutto quanto gli regalano, perfino le pietanze già cotte, finisce invariabilmente nelle case della povera gente. Come quel cappone regalatogli per il pranzo di Natale, che egli si vergogna di mangiare mentre famiglie intere non hanno di che mangiare: lo fa così recapitare nella casa di una povera donna, che ha partorito da pochi giorni, dal suo inserviente che viene guidato all’indirizzo giusto da un cagnolino. E poichè i malati sono anch’essi poveri, non solo di salute ma a quell’epoca soprattutto di cure e di assistenza, ecco tuffarsi in questa nuova opera di misericordia: getta le basi dell’attuale ospedale, visita i malati poveri nei loro tuguri, costruisce un ospedaletto per i lebbrosi e un altro per i malati colpiti dal fuoco sacro. Tanto caritatevole perché altrettanto devoto e pio, costruisce quattro cappelle ai quattro punti cardinali (dedicate a San Lazzaro, San Bernardo, Santo Stefano e San Pietro) quasi a realizzare un’immaginaria croce a protezione della città. Finiscono per affidargli la Collegiata di San Giovenale (la futura cattedrale), ma la trova talmente in cattive condizioni da sentirsi in dovere di riedificarla. Durante questi lavori i suoi contemporanei sono spettatori di cose prodigiose: il muratore che cade dall’impalcatura della torre campanaria ed è dato per morto, si alza senza un graffio e torna subito al lavoro non appena egli lo prende per mano; il carro stracarico, sprofondato nella melma, riparte dopo una sua semplice benedizione. Un uomo così nessuno lo ferma, neppure una pestilenza. E si butta talmente in prima linea nell’assistere gli appestati da esserne lui stesso contagiato. Ed è proprio la peste ad ucciderlo, il 7 luglio 1400, quando ha appena 56 anni, tutti spesi per Dio e per i più bisognosi. Bisognerà attendere più di 400 anni, ma alla fine, nel 1808, Pio VII concederà l’aureola di Beato ad Oddino Barotti, il primo fossanese ad avere l’onore degli altari.


Preghiera
O Dio, che hai ispirato al Beato Oddino Barotti un grande amore per la passione del tuo Figlio ed un generoso zelo per le anime, fa’ che sorretti dal suo esempio e dalla sua intercessione, possiamo arrivare, attraverso il mistero della Croce, alla gloria della beata risurrezione. Per Cristo nostro Signore.


O Beato Oddino, grande nel regno dei cieli perché fosti umile ed amante della Croce su questa terra, volgi il tuo sguardo a noi che ti invochiamo fiduciosi del tuo patrocinio.
Tu dal cielo ci ami come amasti i fedeli che Dio ti aveva affidato in questa nostra città.
Tu conosci le nostre miserie e le nostre necessità. Intercedi per noi affinché il Signore ci conceda aumento di fede, di preghiera e di carità operosa; distrugga nei nostri cuori il verme dell’egoismo e dell’ipocrisia; ci doni la forza di superare le umane passioni e di vivere totalmente per Gesù Cristo, come Egli con infinito amore donò se stesso sacrificandosi sulla croce per la nostra salvezza.
Beato Oddino, prega per noi.


Autore:
Gianpiero Pettiti

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Aggiunto il 2003-06-26

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