|
Nocera, probabilmente III-IV sec.
E' il primo vescovo conosciuto della Chiesa di Nuceria Alfaterna, l'antica Nocera, e rappresenta una delle figure alle quali è più profondamente legata la memoria cristiana dell'Agro nocerino. Le notizie sulla sua vita sono estremamente scarse, ma la sua esistenza storica e il suo ruolo episcopale trovano una testimonianza antica e autorevole nel carme XIX di san Paolino di Nola, composto all'inizio del V secolo. Paolino ricorda infatti il dies natalis di Prisco e precisa che egli era stato vescovo di Nuceria, mentre il suo culto era celebrato anche a Nola. La testimonianza consente di collocare Prisco alcuni decenni, e probabilmente più a lungo, prima dell'episcopato di Paolino e rende plausibile una datazione al III o agli inizi del IV secolo. Alla figura storica si sovrappose nei secoli una ricca tradizione agiografica, che lo trasformò in un evangelizzatore proveniente dall'Oriente, talvolta identificato con uno dei settantadue discepoli di Gesù e con un personaggio vissuto al tempo di Nerone. Questi elementi non possono essere considerati dati biografici sicuri. Più solide sono invece le testimonianze relative al suo culto antico, alla sua sepoltura e alla continuità della memoria nella comunità nocerina. Oggi la sua tomba è venerata nella cattedrale che porta il suo nome e costituisce uno dei principali luoghi della memoria cristiana dell'antica Nuceria.
Patronato: Nocera; patrono principale della diocesi di Nocera Inferiore-Sarno.
Etimologia: Dal latino priscus, antico, venerabile, appartenente a un tempo remoto.
Emblema: Abiti episcopali, mitra e pastorale.
Martirologio Romano: A Nocera in Campania, san Prisco, vescovo e martire, che san Paolino da Nola celebrò in versi di lode.
|
La scarsità delle fonti rende impossibile ricostruire una biografia dettagliata di Prisco. Non conosciamo con certezza l'anno della nascita, la famiglia, la formazione, il momento dell'ordinazione episcopale o la data della morte. Anche la durata del suo episcopato rimane ignota. Il dato più importante è però di grande valore storico. Nel carme XIX, composto da Paolino di Nola all'inizio del V secolo, il poeta ricorda una celebrazione dedicata a Prisco e scrive che Nola ne celebrava il giorno festivo, benché egli fosse stato vescovo di un'altra città di Nuceria. La formulazione latina identifica senza ambiguità Prisco come un vescovo nocerino e dimostra che il suo culto era già consolidato alla fine del IV o all'inizio del V secolo. Il riferimento di Paolino costituisce una delle testimonianze più antiche relative alla Chiesa di Nocera e rappresenta il principale punto di riferimento per la cronologia del santo. La storiografia moderna colloca infatti la formazione della diocesi di Nuceria Alfaterna tra il III e gli inizi del IV secolo, mentre Prisco è considerato il primo vescovo della sede.
Una Chiesa delle origini Prisco visse dunque in una fase nella quale il cristianesimo campano stava consolidando le proprie strutture ecclesiali. Nuceria Alfaterna era un importante centro dell'Italia meridionale e la presenza di una comunità cristiana sufficientemente organizzata da avere un proprio vescovo costituisce un elemento significativo per comprendere la diffusione della fede nella regione. Non è possibile stabilire quali fossero concretamente le attività pastorali di Prisco. Non possediamo lettere, omelie o altri suoi scritti. È tuttavia ragionevole ritenere che il suo ministero abbia riguardato la formazione della comunità cristiana locale, la celebrazione dei sacramenti, la trasmissione della fede e l'organizzazione della Chiesa nocerina in una fase ancora antica della sua storia. La tradizione locale lo considera cittadino di Nocera. Anche questo elemento non può essere documentato con certezza assoluta, ma si inserisce coerentemente nella memoria della Chiesa nocerina, che lo ha sempre riconosciuto come il proprio primo pastore. La stessa diocesi lo presenta come il primo della serie dei suoi vescovi.
La questione della datazione Una parte della tradizione agiografica ha collocato Prisco nel I secolo, facendolo arrivare a Nuceria direttamente dalla Terra Santa. In alcune versioni egli sarebbe stato uno dei settantadue discepoli di Cristo e avrebbe raggiunto l'Italia insieme a san Pietro o a san Paolo. Questa ricostruzione è però priva di una base documentaria sufficiente. L'origine di tale tradizione è legata soprattutto a elaborazioni agiografiche medievali. Nel Martirologio di Adone di Vienne, accanto alla memoria di un Prisco, compare infatti l'indicazione secondo cui egli sarebbe stato uno degli antichi discepoli di Cristo. Nel corso dei secoli questa notizia fu collegata al Prisco venerato a Nocera. Gli studiosi moderni hanno però considerato con prudenza tale identificazione, anche perché esistono diversi santi antichi chiamati Prisco e alcune tradizioni relative a Prisco di Nocera finirono per confondersi con quelle di altri omonimi. La datazione più prudente resta quindi quella al III secolo o, più ampiamente, tra III e IV secolo. Essa concorda con la cronologia generalmente proposta per l'origine della diocesi nocerina e con la testimonianza di Paolino di Nola.
Prisco e il martirio Il Martirologio Romano celebra il 16 settembre san Prisco come vescovo e martire di Nuceria, ricordando che fu celebrato in versi da san Paolino di Nola. La qualifica di martire appartiene dunque alla tradizione liturgica attuale. Non disponiamo però di una narrazione antica attendibile che descriva le circostanze del suo martirio, né possiamo stabilire con sicurezza il luogo, la data e il tipo di esecuzione. Ancora una volta, le tradizioni posteriori hanno cercato di colmare questa lacuna. Alcune hanno collegato la morte di Prisco alla persecuzione di Nerone e alla sorte dei martiri nocerini Felice e Costanza. Questa ricostruzione non trova però conferma nelle fonti che consentono di ricostruire storicamente la vita del vescovo. È quindi preferibile mantenere distinta la memoria liturgica del martire dalle ricostruzioni narrative posteriori.
La testimonianza di Paolino di Nola Il testo di Paolino costituisce il centro della conoscenza storica di Prisco. Nel carme XIX il vescovo di Nola racconta un episodio legato al culto di san Felice e, nel contesto della narrazione, ricorda il giorno sacro dedicato a Prisco. Il poeta precisa che Nola celebrava la sua memoria benché Prisco fosse stato vescovo di Nuceria. Il passo è particolarmente importante perché non presenta Prisco come una figura leggendaria, ma come un vescovo appartenente a una Chiesa concreta e conosciuta dal poeta. Inoltre dimostra che il culto del santo aveva oltrepassato i confini della sua sede episcopale e aveva raggiunto anche Nola. La festa di Prisco era dunque già inserita nel calendario cultuale della Campania all'inizio del V secolo. È questa una delle ragioni per cui la testimonianza di Paolino viene considerata fondamentale per la storicità del vescovo.
La sepoltura e le reliquie Secondo la tradizione, dopo la morte Prisco fu sepolto in una necropoli situata fuori dalle mura dell'antica Nuceria. La crescente venerazione per il vescovo avrebbe progressivamente trasformato il luogo della sepoltura in un centro di culto. Le indagini archeologiche condotte nel complesso della cattedrale di San Prisco hanno restituito importanti elementi relativi all'antica area funeraria. Gli interventi di restauro e studio presentati dalla Soprintendenza nel 2024 hanno permesso di riconoscere la stratificazione del complesso e di mettere in evidenza il luogo tradizionalmente identificato con la sepoltura del santo, lungo l'antica via Nuceria-Pompeios. È emersa inoltre una struttura interpretata come martyrium, una cripta semianulare destinata ad accogliere il sarcofago nella sua configurazione originaria. Il sarcofago strigilato, di epoca romana, costituisce uno degli elementi più importanti della memoria materiale di Prisco. I dati archeologici sono compatibili con una cronologia tra III e IV secolo, mentre le analisi osteologiche hanno individuato i resti di un uomo anziano e di grande corporatura. L'identificazione delle ossa con il santo appartiene tuttavia al contesto della venerazione tradizionale e non può essere trasformata in una certezza biografica assoluta.
La memoria nella cattedrale La memoria di Prisco rimase legata nei secoli al luogo della sua sepoltura. Nell'area del Vescovado sorse successivamente un complesso ecclesiastico che avrebbe conosciuto importanti trasformazioni. Le fonti relative al complesso ricordano un insediamento ecclesiastico già nel X-XI secolo e la presenza benedettina. Nel corso del Medioevo l'area fu progressivamente integrata nella storia della sede episcopale, fino alla ricostituzione della diocesi nel XIV secolo. La chiesa dedicata a San Prisco divenne quindi la cattedrale della sede nocerina. Il legame fra il santo e la cattedrale non è quindi soltanto devozionale. Il luogo conserva la memoria topografica della prima comunità cristiana nocerina e del culto sviluppatosi intorno alla sepoltura del suo primo vescovo.
Le leggende agiografiche A partire dal Medioevo si sviluppò una vasta tradizione narrativa. Una delle versioni più note racconta che Prisco sarebbe stato accusato di eresia dopo aver celebrato la Messa all'alba in solitudine. Convocato a Roma davanti al papa, avrebbe ricevuto una prodigiosa dimostrazione della propria innocenza. Alla narrazione si aggiunge il viaggio verso Roma con alcune oche, che il santo avrebbe condotto come dono al pontefice. Secondo la stessa tradizione, il papa avrebbe quindi donato a Prisco una grande vasca o fontana di marmo, che il vescovo avrebbe fatto trasportare fino a Nocera con l'aiuto di due vacche. Altri episodi miracolosi raccontano di una cerva che avrebbe fornito latte ai compagni del santo e di particolari prodigi collegati alla sua sepoltura. Sono racconti che appartengono alla tradizione agiografica e popolare e che hanno avuto un ruolo importante nella formazione dell'immaginario religioso nocerino, ma non possono essere utilizzati come documentazione storica sulla vita del vescovo.
La festa e il culto La memoria di Prisco ha continuato a caratterizzare la vita religiosa di Nocera. Il Martirologio Romano lo ricorda il 16 settembre come vescovo e martire, mentre la tradizione liturgica locale celebra il patrono soprattutto il 9 maggio. Quest'ultima data è particolarmente antica: Paolino di Nola testimonia infatti che la festa di Prisco era celebrata a Nola e la collega al suo dies natalis. San Prisco è oggi riconosciuto come patrono principale della diocesi di Nocera Inferiore-Sarno e della città di Nocera. La devozione non è limitata alla festa annuale: la diocesi testimonia una pratica cultuale che si rinnova anche il giorno 9 di ogni mese presso la cattedrale, attorno al sarcofago venerato come luogo della sepoltura del santo.
L'eredità storica L'importanza di Prisco non dipende dalla quantità delle notizie biografiche conservate, ma dal posto che occupa nella storia più antica del cristianesimo campano. La sua figura costituisce infatti il primo punto fermo della successione episcopale di Nuceria Alfaterna. La testimonianza di Paolino di Nola dimostra che all'inizio del V secolo il suo culto era già sufficientemente antico e consolidato da essere celebrato anche fuori dalla diocesi di origine. Le evidenze archeologiche del complesso di San Prisco aggiungono una dimensione materiale a questa memoria, mostrando la lunga continuità del luogo di culto sorto attorno alla sua sepoltura. Prisco rimane così una figura nella quale storia, archeologia e tradizione agiografica si incontrano. La storia consente di riconoscere in lui un antico vescovo di Nuceria, probabilmente vissuto tra III e IV secolo; la liturgia ne conserva la memoria come vescovo e martire; la tradizione locale ha invece costruito intorno alla sua figura un racconto molto più ampio, che testimonia la forza con cui la comunità nocerina ha custodito nel tempo la memoria del proprio primo pastore.
Il rapporto con san Paolino di Nola Il rapporto documentario più importante non è personale, ma cultuale. Paolino non dichiara di avere conosciuto Prisco, vissuto probabilmente diversi decenni prima del suo episcopato. La sua testimonianza dimostra però che nel territorio nolano il santo nocerino era già oggetto di una celebrazione liturgica. Il carme XIX costituisce quindi la fonte primaria più importante per la conoscenza storica di Prisco.
Il complesso archeologico di San Prisco Le ricerche più recenti hanno confermato la straordinaria stratificazione dell'area del Vescovado. Gli scavi e i restauri hanno permesso di riconoscere preesistenze paleocristiane e medievali e di approfondire la funzione funeraria dell'area. Particolarmente significativo è il martyrium sottostante l'abside, destinato alla venerazione del sepolcro priscano.
Le fonti agiografiche La documentazione sulla vita di Prisco è molto più tarda rispetto alla sua prima testimonianza storica. La diocesi ricorda un antico lezionario di San Matteo di Salerno, oggi perduto, dal quale il francescano Lucio Baldini avrebbe ricavato materiale per una vita del santo. L'opera agiografica di Baldini risale al XVI secolo e fu successivamente utilizzata da Paolo Regio, vescovo di Vico Equense, nella pubblicazione del 1593. Questo dato spiega in parte perché la tradizione narrativa su Prisco sia molto più ricca delle informazioni storicamente verificabili.
La fontana di San Prisco La fontana o vasca marmorea conservata presso la cattedrale è stata tradizionalmente collegata al racconto del viaggio a Roma e al dono pontificio. La sua presenza costituisce un elemento concreto della tradizione locale, ma non dimostra storicamente l'episodio miracoloso del trasporto da Roma a Nocera.
Curiosità - San Prisco è ricordato come primo vescovo della Chiesa di Nocera, ma della sua successione episcopale immediata non conosciamo con certezza i nomi dei successori. - La sua memoria era già celebrata a Nola all'inizio del V secolo, come testimonia san Paolino. - La stessa persona è stata oggetto di tradizioni che lo collocavano alternativamente nel I secolo o nel III-IV secolo. La seconda cronologia è quella maggiormente compatibile con le fonti storiche. - La tradizione locale ha collegato a Prisco una fontana marmorea conservata presso la cattedrale. - Il luogo della sua sepoltura si trova nell'attuale complesso del Vescovado, sorto nell'area dell'antica Nuceria. - Il sarcofago venerato come quello di Prisco è un sarcofago romano strigilato, elemento archeologico di particolare interesse. - La sua memoria liturgica presenta una particolarità: il Martirologio Romano lo ricorda il 16 settembre, mentre Nocera celebra tradizionalmente la festa patronale il 9 maggio.
Cronologia - III secolo: periodo generalmente ritenuto più probabile per la vita e l'episcopato di Prisco; la diocesi di Nuceria si colloca tra III e inizi del IV secolo. - III-IV secolo: probabile morte di Prisco e sviluppo del culto presso la sua sepoltura. - inizio V secolo: san Paolino di Nola testimonia nel carme XIX la celebrazione del dies natalis di Prisco, vescovo di Nuceria. - X-XI secolo: nell'area della sepoltura si sviluppa il complesso ecclesiastico che sarà successivamente legato alla cattedrale. - XVI secolo: vengono elaborate e raccolte tradizioni agiografiche più ampie sulla vita del santo. - 1593: Paolo Regio pubblica in italiano una vita di san Prisco ricavata da materiale attribuito al francescano Lucio Baldini. - 1386: la sede episcopale nocerina viene restaurata e il complesso di San Prisco entra nella storia della nuova cattedrale. - 2024: gli studi collegati ai restauri della cattedrale approfondiscono la stratificazione archeologica dell'area e il martyrium associato alla sepoltura del santo. Autore: Giampietro Cattini
La serie dei vescovi nocerini si apre con S. Prisco (etimologicamente la parola “prisco” significa antico). Alcuni autori lo vogliono cittadino nocerino. Patrono di Nocera, che, ab immemorabili, lo ha venerato fino ai giorni nostri, Prisco siede sulla cattedra nocerina quale primo vescovo intorno al III-IV secolo d.C. Il primo vescovo di Nocera morì, forse, qualche secolo prima che S. Paolino fosse vescovo di Nola (anno 409). Quest’ultimo, quale pastore di quella diocesi, scrive di S. Prisco e del culto che gli si tributa anche nella diocesi di Nola, quamvis ille alia nucerinus episcopus urbe sederit. La leggenda lo vuole vescovo, primo della lunga serie sulla cattedra nocerina, al tempo dell’imperatore Nerone, affermando che con lui sarebbero caduti due martiri nocerini: Felice e Costanza. La leggenda narra, inoltre, che il Papa abbia fatto dono a Prisco di una grande vasca di marmo, che il santo avrebbe fatto trasportare a Nocera per mezzo di due “vaccarelle”. Tutto ciò in premio della sua dimostrata innocenza manifestata al Pontefice dalla presenza di angeli, quando quest’ultimo aveva chiamato Prisco a Roma, a seguito dell’accusa di eresia. Il corpo del santo vescovo di Nocera, dopo aver reso la sua anima a Dio, fu posto, in un umile sepolcro di pietra tufacea nella necropoli nocerina, situata nella zona fuori le mura della città. L’aumento della venerazione verso Prisco, costrinse a deporre il corpo del santo in un maestoso sarcofago, presso il quale si cominciò a recitare orazioni e a celebrare Sante Messe. E’ bene notare che i santi con il nome Prisco sono ben dieci nel mondo, alcuni dei quali sono vescovi e martiri. C’è un Prisco a Capua, martire; uno martire di Cesarea di Cappadocia del VI secolo; S. Prisco vescovo di Lione; S. Prisco martire di Sebaste; Prisco e compagni martiri in Gallia; Prisco martire in Cesarea di Palestina; S. Prisco martire con Martino e Nicola; Prisco martire di Roma e il nostro S. Prisco vescovo di Nocera. L’ultima ricognizione delle ossa di San Prisco fu effettuata il 23 aprile 1964. Con il permesso dell’allora vescovo S. E. Mons. Fortunato Zoppas, il celebre prof. Gastone Lambertini, direttore dell’Istituto di anatomia umana normale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in Roma, aprì il sarcofago. Egli dichiarò che quei resti erano appartenuti ad un soggetto anziano di costituzione robusta, vissuto prima del trecento dell’Era Volgare. Il Martyrologium Romanum pone la data di culto al 16 settembre, mentre Nocera venera il santo come suo patrono principale con particolari festeggiamenti alla data del 9 maggio.
Autore: Raffaele Ferrentino
|