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Santa Maria Adolfina (Anne Catherine Dierks) Vergine e martire

9 luglio

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Ossendrecht, Olanda, 8 marzo 1866 – Taiyuan, Cina, 9 luglio 1900

Anne-Catherine Dierks nacque a Ossendrecht in Olanda, presso la frontiera con il Belgio, l’8 marzo 1866. Perse la madre a tre anni e fu affidata a una famiglia di operai, ma lei stessa cercò di rendersi indipendente, per non pesare su di loro. Entrò poi tra le suore Francescane Missionarie di Maria: prese l’abito il 31 luglio 1893 e cambiò nome in suor Maria Adolfina. Fu donna di poche parole e di molti fatti, come fu evidente anche nella sua destinazione alla missione di Taiyuan, in Cina. Il 5 luglio 1900, durante la rivolta dei “Boxers”, contrari agli occidentali e alla religione cristiana, lei e le altre sei suore della comunità furono imprigionate insieme ad altri cristiani, sia cattolici (religiosi e laici) sia protestanti, seppure in due zone diverse della stessa prigione. Il 9 luglio furono condotte nel cortile del palazzo del viceré dello Shanxi: lì assistettero alla decapitazione dei loro compagni e furono le ultime a piegare il collo sotto le lame dei loro carnefici. Suor Maria Adolfina aveva trentatré anni e tre mesi. Lei e le altre suore, insieme ai loro compagni di martirio, sono state beatificate il 24 novembre 1946 da papa Pio XII e canonizzate da san Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000.

Martirologio Romano: Nella città di Taiyuan nella provincia dello Shanxi sempre in Cina, passione dei santi Gregorio Grassi e Francesco Fogolla, vescovi dell’Ordine dei Frati Minori, e ventiquattro compagni, martiri, che durante la persecuzione dei seguaci della setta dei Boxer furono uccisi in odio al nome di Cristo.


I primi anni
Anne Catherine Dierks nacque a Ossendrecht in Olanda, presso la frontiera con il Belgio, l’8 marzo 1866. Era la quinta dei sei figli di Petrus Jan Dierks e Judoca Carolina Withaags, buoni cristiani e operai laboriosi.
La sofferenza si affacciò subito nella sua vita, A tre anni Kaatje, come era chiamata, perse la mamma. Il padre, impossibilitato ad aver cura della numerosa famiglia, affidò le più piccole a delle famiglie caritatevoli. Kaatje andò in casa di buoni operai, che volentieri divisero con l’orfanella il loro poco cibo.

Orfana lavoratrice
Restò con loro finché poté, poi, cosciente di non poter abusare della loro bontà, decise di lavorare nell’unica officina in paese a fare involti di caffé. Intanto, frequentava la scuola delle Suore Francescane di Ossendrecht.
In seguito passò al servizio in casa di una famiglia del paese e poi in una buona famiglia di Anversa. La sua sofferenza era quella di sapere la sorellina minore ospite di una famiglia non religiosa, col rischio di crescere frivola, dimenticandosi dei suoi doveri cristiani. In seguito, le preghiere di Kaatje e i suoi richiami, sia verbali che scritti, ebbero sulla ragazza un effetto benefico: si fece religiosa e fu missionaria in Africa.

Tra le Francescane Missionarie di Maria
Ormai libera da impegni, Kaatje decise di intraprendere la via della consacrazione religiosa, presentandosi dalle Francescane Missionarie di Maria, molto popolari ad Anversa. Accettata come postulante, prese l’abito il 31 luglio 1893, con il nome di suor Maria Adolfina.
Due anni dopo, all’unanimità, fu ammessa ai voti temporanei. Rispettosissima della Regola, specie del silenzio, riservava per sé i lavori più duri. Curava le suore ammalate e consigliava ed aiutava le postulanti bisognose di un sostegno. Restò ad Anversa per sei anni.

Missionaria in Cina
Un giorno fu chiamata dalla fondatrice e superiora generale, madre Maria della Passione (beatificata nel 2002) a partire per la Cina. Grata a Dio per questa scelta, suor Maria Adolfina lasciò nel marzo 1899 la Casa di Anversa per congiungersi a Marsiglia con le altre suore, guidate da suor Maria Ermellina di Gesù.
S’imbarcò con tutto il gruppo il 12 marzo 1899 e arrivò in Cina a Taiyuan il 4 maggio, dopo un lungo e avventuroso viaggio. Di lei ci sono pervenute poche lettere perché conosceva solo il fiammingo, ma sono sufficienti a rilevare le sue virtù missionarie e di francescana.
I quattordici mesi trascorsi in Cina la videro sempre in piedi dalla mattina alla sera, nel prodigarsi con tutti, consorelle, padri missionari, orfanelle e fedeli cinesi della “Casa di S. Pasquale”, come era chiamata la missione.

La rivolta dei “Boxers”
Il 23 aprile 1900 fece il suo ingresso a Taiyuan il viceré dello Shanxi, Yu-Hsien. Era già noto per il favore dato ai membri della Società di Giustizia e di Concordia, divenuti noti in Occidente come i “Boxers”, autori di molte stragi contro le missioni cattoliche.
Infatti, dopo due mesi dal suo arrivo, essi comparvero a Taiyuan. Cominciarono a diffondere tra il popolo varie accuse contro i cristiani: li definivano nemici della patria, avvelenatori di pozzi, seviziatori di bambini, causa della siccità e della conseguente carestia. Lo stesso viceré, con un proclama affisso per le strade, dichiarava: «Il fetore dei cristiani è arrivato fino al cielo, per questo non cade più né pioggia né neve».
I cristiani cominciarono a fuggire, dopo questi annunci. Anche le suore furono invitate a farlo dal vescovo, però la superiora, madre Maria Ermellina, rispose: «Ah no! Siamo venute qui a dare la vita per Gesù, se fosse necessario! La forza ce la darà Nostro Signore!».

Il martirio delle sette suore e dei loro compagni
Intanto, i soldati del viceré portarono via con la forza le orfanelle dall’orfanotrofio. Il 5 luglio le suore, insieme ai frati, ai seminaristi ed ai domestici, furono dal viceré a lasciare le loro case per un’abitazione più sicura chiamata “Albergo della pace celeste”. Di fatto, era un luogo di prigionia: i cattolici vennero rinchiusi in un padiglione, i protestanti in un altro.
Verso le quattro del pomeriggio del 9 luglio 1900, gli uomini del viceré fecero irruzione nel padiglione dei protestanti, uccidendoli. A quel punto, l’anziano vescovo monsignor Gregorio Grassi invitò tutti a prepararsi alla morte e diede l’ultima assoluzione.
I “Boxers” giunsero anche da loro e li condussero al palazzo del viceré, dove vennero condannati a morte. Condotti nell’ampio cortile, subirono l’esecuzione a colpi di sciabola e di arma da fuoco. Le sette Francescane Missionarie di Maria furono le ultime: dopo aver assistito alla carneficina, cantarono il “Te Deum” abbracciandosi; infine, porsero il collo alle spade. Suor Maria Adolfina aveva 33 anni e tre mesi.

Nella gloria dei martiri
Le sette suore furono beatificate il 24 novembre 1946 da papa Pio XII, insieme ai loro compagni di martirio: due vescovi, due sacerdoti e un fratello laico dell’Ordine dei Frati Minori Osservanti (missionari) e quattordici laici (cinesi), undici dei quali membri del Terz’Ordine francescano. La memoria liturgica di tutto il gruppo fu fissata al 9 luglio, giorno della loro nascita al Cielo.
A poco più di cent’anni dal loro martirio, il Papa san Giovanni Paolo II ha autorizzato la fusione delle cause di vari Beati martiri in Cina, inclusi monsignor monsignor Gregorio Grassi e i suoi venticinque compagni, in una sola: il decreto relativo porta la data dell’11 gennaio 2000. Dopo la firma del decreto “de signis”, avvenuta undici giorni dopo, il 22 gennaio, lo stesso Pontefice li ha iscritti fra i Santi il 1° ottobre successivo.


Autore:
Antonio Borrelli ed Emilia Flochini

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Aggiunto/modificato il 2018-07-06

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