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Santa Maria di Santa Natalia (Jeanne-Marie Kerguin) Vergine e martire

9 luglio

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Belle-Isle-en-Terre, Francia, 5 maggio 1864 – Taiyuan, Cina, 9 luglio 1900

Jeanne-Marie Kerguin nacque il 5 maggio 1864 a Belle-Isle-en-Terre, villaggio della Bretagna francese. Fin da piccola dovette badare al gregge di famiglia e, per questa ragione, non fu molto istruita. Desiderosa di consacrarsi a Dio, domandò di essere ammessa tra le suore Francescane Missionarie di Maria, appena fondate da madre Maria della Passione (beatificata nel 2002): nel 1882 fu ammessa ai primi voti, col nome di suor Maria di Santa Natalia. Sceglieva sempre i lavori più pesanti, ma questo fiaccò in breve il suo fisico robusto. Dovette infatti rientrare dalla missione in Tunisia e anche quando fu destinata a quella di Taiyuan, nel nord della Cina, contrasse il tifo. Era ancora convalescente quando, il 5 luglio 1900, lei e le altre sei suore della comunità furono imprigionate insieme ad altri cristiani, sia cattolici (religiosi e laici) sia protestanti, dai rivoltosi detti “Boxers”. Il 9 luglio furono condotte nel cortile del palazzo del viceré dello Shanxi: lì assistettero alla decapitazione dei loro compagni e furono le ultime a piegare il collo sotto le lame dei loro carnefici. Suor Maria di Santa Natalia aveva trentasei anni. Lei e le altre suore, insieme ai loro compagni di martirio, sono state beatificate il 24 novembre 1946 da papa Pio XII e canonizzate da san Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000.

Martirologio Romano: Nella città di Taiyuan nella provincia dello Shanxi sempre in Cina, passione dei santi Gregorio Grassi e Francesco Fogolla, vescovi dell’Ordine dei Frati Minori, e ventiquattro compagni, martiri, che durante la persecuzione dei seguaci della setta dei Boxer furono uccisi in odio al nome di Cristo.


L’infanzia
Jeanne-Marie Kerguin nacque il 5 maggio 1864, da Pierre Kerguin e Anne Rondel, a Belle-Isle-en-Terre, un povero villaggio della Bretagna. Trascorse la sua infanzia immersa nella natura, con le sue pecore e fra le pareti domestiche.
A sette anni prese a frequentare la scuola rurale del villaggio di Nostra Signora di Pendrion, dove la signorina Le Guyader insegnava a leggere e scrivere ad una ventina di bambine di campagna. Tuttavia, alcuni problemi economici della famiglia e la salute della madre, obbligarono i Kerguin a lasciare i monti di Coatmalouarn e stabilirsi a Pluzunet.

Giovanissima contadina dalle idee chiare
Le abitudini di Jeanne-Marie non cambiarono di molto, ma la custodia di un piccolo gregge e gli altri impegni domestici, troncarono la possibilità di andare a scuola. Perciò, sapeva appena scrivere brevi lettere e leggere le vite dei Santi, che nelle famiglie patriarcali di allora non mancavano.
La madre morì ben presto e la ragazza aumentò il lavoro per aiutare il padre. Ormai era in età da marito e già si presentavano dei pretendenti alla sua mano. In realtà, a 13 anni, aveva già deciso di dare il suo cuore solo a Dio, ma non sapeva come realizzare quel proposito.

Tra le Francescane Missionarie di Maria
Nel 1877 le suore Francescane Missionarie di Maria, fondate da madre Maria della Passione (beatificata nel 2002), arrivarono a Les Châtelets, l’antica residenza dei vescovi di Saint-Brieuc, immersa nei boschi. La loro vita, trascorsa tra l’adorazione del Santissimo Sacramento e la preparazione alla vita missionaria, attirava tante giovani di ogni condizione sociale, desiderose di vivere la loro spiritualità.
Anche Jeanne-Marie volle farne parte. Dopo una prima conoscenza e aver vinto le resistenze familiari, chiese ed ottenne di entrare in congregazione il 17 marzo 1877, a 24 anni. Dopo cinque anni, all’unanimità fu ammessa alla vestizione religiosa, con il nome di suor Maria di Santa Natalia.

«L’asinello di san Francesco»
Dovunque ci fosse un lavoro pesante da fare, fosse nella stalla, alla stireria o come lavandaia, la pazienza e l’amore erano le due forze che la sostenevano e la facevano sospirare: «Tutto per Gesù».
Il noviziato durò due anni e nessuna ombra si addensò su di lei. Da Les Châtelets passò a Parigi e poi a Varsavia. In tutte le case, come a volersi sdebitare di essere entrata povera nell’Istituto, faceva i lavori più pesanti. Anche nel sollevare pacchi di prodotti artigianali fatti dalle suore, sceglieva deliberatamente quelli più ingombranti e pesanti: amava definirsi «l’asinello di san Francesco».

Missionaria prima in Tunisia, poi in Cina
Pur continuando con il lavaggio dei panni del bucato, o con la borsa delle commissioni al collo, suor Maria di Santa Natalia pensava alle missioni. Dopo aver pronunciato i voti perpetui il 17 settembre 1892, fu inviata a Cartagena in Tunisia, realizzando le sue aspirazioni. Purtroppo, un’ostinata malattia le fece lasciare l’Africa e ritornare in patria.
Dopo qualche tempo fu inserita nel gruppo di suore destinate alla missione dello Shanxi in Cina. Con loro e con alcuni frati missionari, partì da Marsiglia il 12 marzo 1899, con la nave diretta in Cina. Dopo circa 85 giorni di viaggio, fra navigazione, mulattiere e palanchino, con difficoltà di ogni genere, arrivarono a Taiyuan, la loro meta, nella già esistente missione denominata “Casa di San Pasquale”.
Suor Maria di Santa Natalia si mise all’opera come suo solito, ma la sua fibra non era più robusta come un tempo. Presto si ammalò di carie alla spina dorsale e tifo, rischiando di morire.
Fu curata coi rimedi locali: offrì tutto a Dio e con la mortificazione di essere di peso in un ambiente missionario. Dopo quattro mesi lasciò il letto e ritornò, per quel che poteva, alle piccole faccende della “Casa di San Pasquale”.

La rivolta dei “Boxers”
Il 23 aprile 1900 fece il suo ingresso a Taiyuan il viceré dello Shanxi, Yu-Hsien. Era già noto per il favore dato ai membri della Società di Giustizia e di Concordia, divenuti noti in Occidente come i “Boxers”, autori di molte stragi contro le missioni cattoliche.
Infatti, dopo due mesi dal suo arrivo, essi comparvero a Taiyuan. Cominciarono a diffondere tra il popolo varie accuse contro i cristiani: li definivano nemici della patria, avvelenatori di pozzi, seviziatori di bambini, causa della siccità e della conseguente carestia. Lo stesso viceré, con un proclama affisso per le strade, dichiarava: «Il fetore dei cristiani è arrivato fino al cielo, per questo non cade più né pioggia né neve».
I cristiani cominciarono a fuggire, dopo questi annunci. Anche le suore furono invitate a farlo dal vescovo, però la superiora, madre Maria Ermellina, rispose: «Ah no! Siamo venute qui a dare la vita per Gesù, se fosse necessario! La forza ce la darà Nostro Signore!».

Il martirio delle sette suore e dei loro compagni
Intanto, i soldati del viceré portarono via con la forza le orfanelle dall’orfanotrofio. Il 5 luglio le suore, insieme ai frati, ai seminaristi e ai domestici, furono invitate dal viceré a lasciare le loro case per un’abitazione più sicura chiamata “Albergo della pace celeste”. Di fatto, era un luogo di prigionia: i cattolici vennero rinchiusi in un padiglione, i protestanti in un altro.
Verso le quattro del pomeriggio del 9 luglio 1900, gli uomini del viceré fecero irruzione nel padiglione dei protestanti, uccidendoli. A quel punto, l’anziano vescovo monsignor Gregorio Grassi invitò tutti a prepararsi alla morte e diede l’ultima assoluzione.
I “Boxers” giunsero anche da loro e li condussero al palazzo del viceré, dove vennero condannati a morte. Condotti nell’ampio cortile, subirono l’esecuzione a colpi di sciabola e di arma da fuoco. Le sette Francescane Missionarie di Maria furono le ultime: dopo aver assistito alla carneficina, cantarono il “Te Deum” abbracciandosi; infine, porsero il collo alle spade. Santa Maria di Santa Natalia aveva trentasei anni.

Nella gloria dei martiri
Le sette suore furono beatificate il 24 novembre 1946 da papa Pio XII, insieme ai loro compagni di martirio: due vescovi, due sacerdoti e un fratello laico dell’Ordine dei Frati Minori Osservanti (missionari) e quattordici laici (cinesi), undici dei quali membri del Terz’Ordine francescano.
Della stessa causa, quindi beatificati nella stessa occasione, facevano parte altri tre religiosi dei Frati Minori Osservanti: padre Cesidio Giacomantonio, ucciso il 4 luglio 1900 a Hangzhou, monsignor Antonino Fantosati e padre Giuseppe Maria Gambaro, morti tre giorni dopo.  La memoria liturgica di tutto il gruppo fu fissata al 9 luglio, giorno della loro nascita al Cielo.
A poco più di cent’anni dal loro martirio, il Papa san Giovanni Paolo II ha autorizzato la fusione delle cause di vari Beati martiri in Cina, inclusi monsignor monsignor Gregorio Grassi e i suoi venticinque compagni, in una sola: il decreto relativo porta la data dell’11 gennaio 2000. Dopo la firma del decreto “de signis”, avvenuta undici giorni dopo, il 22 gennaio, lo stesso Pontefice li ha iscritti fra i Santi il 1° ottobre successivo.


Autore:
Antonio Borrelli ed Emilia Flochini

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Aggiunto/modificato il 2018-07-08

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