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Raffaele Verolino Sacerdote, fondatore

Testimoni

Barra, Napoli, 8 ottobre 1822 - 22 gennaio 1890


Oggi Barra è un quartiere periferico di Napoli, quasi sotto le pendici del Vesuvio, ma fino al dicembre 1926 fu Comune autonomo per secoli, un po’ distante dalla città, finché Napoli allargandosi anche in questo versante, lo raggiunse inglobandolo.
Si può dire che negli anni dell’autonomia, specie fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, Barra fu una fucina di figure venerabili in santità e nel prodigarsi per la realizzazione di opere sociali e caritatevoli, necessarie per sollevare l’indigenza di quella laboriosa ma povera popolazione e alcune di queste degne figure furono anche fondatrici e fondatori di Congregazioni religiose.
Quasi tutte sorsero, operarono e operarono in Barra e si diffusero poi anche in altre zone della provincia napoletana e della Regione Campania.
È bene ricordare i loro nomi: la Serva di Dio Claudia Russo (1899-1964) fondatrice delle ‘Povere Figlie della Visitazione di Maria’; il Servo di Dio Michele Abete (1879-1964) ispiratore e guida nella Fondazione di madre Claudia Russo; la Serva di Dio Maria della Passione (Maria Grazia Tarallo - 1866-1912), una delle prime suore delle Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia, mistica; la Serva di Dio Teresina di Gesù Obbediente (Teresa Calvino - 1907-1040), prima suora della ‘Compagnia della Regina dei Gigli’, che insieme alla fondatrice madre Liliana del Paradiso, partirono dalla vicina Barra dove insegnavano, per fondare a San Giorgio a Cremano la nuova Istituzione e il grandioso Tempio della Regina dei Gigli.
A loro bisogna aggiungere il sacerdote padre Raffaele Verolino nato a Barra l’8 ottobre 1822 e morto il 22 gennaio 1890, fondatore dell’Istituto Verolino e delle Suore Francescane del Cuore Immacolato di Maria, dette anche Suore Francescane di don Verolino.
Terzo dei quattro figli di Mauro Verolino e di Maria Maddalena Farinella, crebbe dimostrando subito una inclinazione allo stato sacerdotale. I genitori lo misero a scuola presso il sacerdote don Giuseppe da Martino, nella confinante S. Giorgio a Cremano; adolescente fu apprendista presso la farmacia Viviani di Barra per quattro anni; nel 1836 morì sua madre, ciò portò oltre un dolore immenso anche lo scombussolamento economico della famiglia con la perdita del negozio, fonte di sostentamento familiare, per cui a circa 20 anni fu mandato a lavorare, per apprendere il mestiere presso la fabbrica della tessitura della seta, impiantata da poco a Barra, la cui fibra veniva usata per fare cappelli.
Giacché quest’attività portava un buon guadagno, ed essendosi specializzato nella lavorazione di raso e seta per gli ombrelli e la felpa, pensò d’impiantare in proprio con il fratello Ferdinando, l’attività artigianale.
Per tre anni suonò il clarino nella Banda Musicale di Barra; ma mentre s’industriava di aiutare la famiglia con il lavoro, curava la sua sete di devozione frequentando la Parrocchia, dove ogni mattina assisteva alla celebrazione della Messa e riceveva la s. Comunione.
Fu “primo catechista” nella cappella serotina della SS. Annunziata a Barra e ogni domenica s’intratteneva con colloqui spirituali con i confratelli della Congrega; ebbe anche l’incarico di istruire gli altri fedeli la domenica sera, con la spiegazione del Vangelo e altre verità di Fede.
Allo stesso modo istruiva i lavoranti del laboratorio di famiglia, con i quali recitava il rosario e il venerdì la Via Crucis. Metteva e faceva mettere da parte un soldo per la festa di s. Anna a luglio, della quale tutta Barra era ed è devotissima, essendo la patrona del Comune.
Nel contempo studiava avendo come maestro lo zio sacerdote Francesco Verolino, spesso i libri erano posti a fianco al telaio dove lavorava, sicché il padre gli disse di scegliere fra lo studiare o il tessere.
Tutti questi anni funzionarono da tirocinio al futuro stato sacerdotale a cui aspirava, a 30 anni nel 1852, vestì l’abito ecclesiastico e con l’aiuto economico del suo confessore padre Langella, poté proseguire gli studi teologici e finalmente il 19 dicembre 1857 venne ordinato sacerdote dal cardinale arcivescovo di Napoli, il Servo di Dio Sisto Riario Sforza (1810-1877).
Bisogna dire che già da giovane ebbe sbocchi di sangue, che alla Prima Messa gli impedirono di cantare la celebrazione solenne.
Fu cappellano della chiesetta di campagna dell’Olivo, per 10 anni dal 1858 al 1868, dove profuse tutto il suo zelo di novello sacerdote, allargando materialmente la piccola chiesa, ma soprattutto allargando la comunità dei fedeli, la cui cura spirituale l’impegnava tutta la giornata, specie nei festivi.
Fece costruire il campanile con due stanzette per il cappellano, un nuovo organo, un nuovo quadro della Madonna, fu un grande devoto del Cuore di Gesù, da zelatore fece iscrivere molti fedeli all’Apostolato della Preghiera; istituì nella zona il Terz’Ordine Francescano, radunando in esso molte ragazze.
Dopo questo decennio, colpito dalle necessità delle bambine povere e orfane di Barra, istituì il “Ritiro” delle orfanelle, ponendolo sotto il titolo dell’Immacolato Cuore di Maria, inaugurandolo il 9 maggio 1868.
Con l’aiuto di generosi benefattori comprò un giardinetto di proprietà del notaio Domenico Borrelli e lì pose le fondamenta dell’edificio del ‘Ritiro’ e nel settembre 1871 pose la prima pietra della chiesa, che fu benedetta il 9 marzo 1875.
La sua fondazione del ‘Ritiro’ si articolò in due rami: le orfanelle e le suore addette alla loro cura e educazione, le prime quattro suore dell’erigenda Istituzione del ‘Ritiro’, furono quattro giovani Terziarie francescane, integrate poi da altre ragazze orfane.
La nascente Comunità religiosa, chiamata poi Suore Francescane del Cuore Immacolato di Maria, ebbe la sua Regola approvata nel febbraio 1880. Padre Raffaele Verolino, con l’approvazione del cardinale, restò nella carica di Superiore per quasi 22 anni, industriandosi a mandare avanti nel migliore dei modi sia la Comunità, sia l’Orfanotrofio, sia l’attività pastorale della chiesa attigua.
Dal 1885 cominciò ad ammalarsi più frequentemente ogni anno, ciò nonostante si prodigò come poteva per dirigere la sua Opera. Già nell’agosto 1889 predicò alle suore così: “Amatevi scambievolmente, questa è l’ultima volta che vi predico”.
La bronchite cronica di cui era affetto, si aggravò nell’inverno di quel 1889 e il 7 dicembre in un momentaneo miglioramento poté celebrare la Messa, ma fu l’ultima volta; dal giorno 8 dicembre si mise a letto, finché nella mattina del 22 gennaio 1890 rese la sua bella anima a Dio, circondato dal rimpianto delle sue suore, delle orfanelle, assistito dal successore padre Raffele Guida, il quale sette giorni dopo durante una funzione commemorativa nella Chiesa del Ritiro, fece un elogio della sua vita, che ci è pervenuto fino a noi, e da cui sono state tratte queste note biografiche.
Il corpo del fondatore morto a 68 anni, riposa nella Chiesa del Ritiro. Le Suore Francescane del Verolino, continuano oggi l’opera carismatica del loro fondatore, estendendo la loro attività apostolica e di assistenza, in convitti, semiconvitti, scuole materne ed elementari, convitto di accoglienza di ragazze in transito, collaborazione alla parrocchia, non solo in Barra, ma anche in vari Comuni del napoletano.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2003-11-06

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