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Serva di Dio Angela Veronica Bava Monaca cistercense

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20 maggio 1591 - 14 aprile 1637


A Fossano, da circa otto secoli, in pieno centro cittadino sorge un monastero cistercense. Proprio S. Bernardo, gloria dell’Ordine, visitando la cittadina piemontese riunì, secondo la sua Riforma, i due conventi femminili di Dronero e Cellanova. Angela Veronica Bava vi entrò quindicenne il 6 agosto 1606, festa della Trasfigurazione del Signore.
Era nata in una nobile famiglia della città il 20 maggio 1591, il padre Sebastiano era Capitano e Governatore di Cavour, Saluzzo e Avigliana; la madre, Luigia Gatto, era donna autenticamente pia, iscritta al terz'ordine francescano. Presto orfana di padre, fin da piccola accompagnava ogni giorno la madre alle funzioni della Cattedrale di S. Giovenale, il patrono di cui diverrà grande devota. Nella stessa chiesa vi era un altare dedicato alla Vergine, di loro patronato, detto appunto della “Madonna de’ Bava”.
Alla porta del suo palazzo i poveri non bussavano mai invano, la madre era per Veronica vera maestra di vita e di pietà cristiana. Alla fanciulla, ospite spesso con la famiglia nel vicino castello del Duca Emanuele Filiberto, i fasti e le ricchezze non interessavano. Sentiva il desiderio di entrare nel monastero le cui grate poteva vedere da casa sua, tanto erano vicini i due edifici. L'attrattiva del silenzio, della preghiera e del distacco dalle cose terrene le fecero scegliere la vita religiosa a soli 15 anni.
Ogni noviziato ha le sue difficoltà, anzitutto pesa il distacco dalla famiglia, Veronica però nelle virtù cristiane era già esercitata. Non le pesavano i compiti che le erano affidati e quando arrivava un rimprovero, giusto o sbagliato che fosse, rispondeva con un sorriso. I rapporti con i confessori non erano sempre facili: sia per le prove che essi le infliggevano per verificarne l'umiltà e la pazienza, sia per le critiche delle consorelle che giudicavano eccessivamente lunghe le sue confessioni.
Nonostante le nobili origini prediligeva gli abiti rattoppati. A quei tempi, purtroppo, nel monastero era previsto un differente stile di vita a seconda del ceto di provenienza delle monache. Veronica non sopportava tale disparità, ne parlò con la Madre Badessa che però non se la sentì di andare contro consuetudini ormai radicate. Veronica si rivolse direttamente al Vescovo che, pieno di ammirazione, approvò la sua idea. Dopo i primi malumori tutti lodarono Veronica per la saggezza e il coraggio dimostrato.
La madre badessa le affidò l'incarico di farmacista, lei vi attese con tutto l'impegno possibile. Le giornate scorrevano tra preghiera e lavoro, secondo il motto benedettino "ora et labora". Senza avere nozioni di farmacia divenne in poco tempo esperta, alle volte per non trascurare la preghiera lavorava pure di notte invocando la protezione del Patriarca S. Giuseppe. Le venne affidato anche il compito di infermiera. Nonostante i due incarichi fossero gravosi curava con amore non solo le consorelle ma, secondo le possibilità, anche gli indigenti della città. I suoi medicamenti erano miracolosi.
Nel 1630 la guerra si aggiunse alla miseria in cui vivevano i poveri, scoppiò la peste di manzoniana memoria. Per una consorella, Giulia, contagiata, non vi erano rimedi umani. Veronica si affidò al Signore aspergendo di acqua benedetta il bubbone. In poco tempo il male scomparve, nessuno in convento si accorse che era entrata la peste. La medesima monaca successivamente fu colpita da colpo apoplettico. Ricevuto dalla Madre Badessa un camice del Venerabile Giovenale Ancina (ora Beato), non voleva indossarlo in quando ingiallito dal tempo. Veronica la convinse e il giorno stesso l'inferma guarì. Le grazie cominciarono a diventare numerose: ustioni, tumori, piaghe sotto le amorevoli mani di Veronica guarivano prodigiosamente. La fama si estese fuori dalle mura del convento.
Si impose penitenze e digiuni oltre quello che imponeva la Regola, dal proprio vitto sottraeva quanto poteva e attraverso la bussola lo distribuiva ai poveri. Scambiava la sua minestra con pezzi di pane ammuffito, prima di mangiarli li baciava perché vedeva nei mendicanti Gesù. Le consorelle erano esterrefatte. Pregando restava assorta in ginocchio per tempi lunghissimi, cadendo anche in estasi. Quando rinveniva se ne scusava definendosi "distratta e suora da poco". I vari confessori dichiararono che da Donna Veronica era più quello che apprendevano rispetto a quello che le insegnavano.
Quando si ammalò non volle essere vegliata per non recare disturbo. Morì il 14 aprile 1637, terzo giorno di Pasqua. Il suo corpo venne esposto nel chiostro vicino al parlatorio per permettere alla folla di vegliarlo. Sepolta dapprima nella tomba comune, venne presto collocata nel coro. Dopo la morte apparve più volte a donna Isabella Costaforti, terziaria cistercense che viveva santamente da laica nella stessa città.
Molti affermarono di aver ottenuto per sua intercessione favori e grazie. Vittorio Amedeo I e Madama Cristina fecero formale richiesta al Vescovo affinché venissero subito raccolte le testimonianze per il processo di beatificazione, peraltro mai giunto a Roma. Il Canonico Giacomo Vallauri scrisse la prima biografia. Nelle varie riesumazioni il corpo apparirà incorrotto e verrà deposto in una cassa di faggio dietro l'altare maggiore della Cattedrale. Nel 1956 verrà restituito al monastero.
Gli "Acta" seicenteschi del processo, che si pensavano persi, sono stati di recente provvidenzialmente ritrovati nella Parrocchia di Centallo.

PREGHIERA
Signore Gesù, che nella Tua Serva Angela Veronica Bava ci proponi uno splendido esempio di semplicità evangelica, di carità fraterna e di mortificazione, concedi che ella rinnovi per noi i prodigi che compì quando viveva le ansie del nostro esilio terreno. Ci consoli, ottenendoci per i meriti della Tua Passione, Morte e Risurrezione e per intercessione della Beatissima Vergine, Madre della Divina Provvidenza, a testimonianza della gloria che gode in cielo la grazia che Ti chiediamo.
Tu, che sei Dio, con il Padre e lo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen


Autore:
Daniele Bolognini

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Aggiunto il 2004-03-13

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