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> Home > Sezione Servi di Dio > Servo di Dio Giovanni Gilabert Jofré Condividi su Facebook Twitter

Servo di Dio Giovanni Gilabert Jofré Mercedario

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Valenza (Spagna), 24 giugno 1350 – Puig (Valenza), 18 maggio 1417


Giovanni Gilabert Jofré nacque a Valenza in Spagna il 21 giugno 1350 da Francesco, famoso avvocato e da Violanda, i quali provenivano da Lerida e si stabilirono a Valenza, frequentando la Chiesa della Mercede.
Sotto la guida del frate mercedario Giacomo di S. Maria, nel 1370 Giovanni entrò nell’Ordine Mercedario, fondato da s. Pietro Nolasco nel 1218, con lo scopo di riscattare i cristiani fatti schiavi dai Mori.
Entrato nel convento di El Puig, studiò teologia e fu ordinato sacerdote nel 1374 e si dedicò alla predicazione; il suo discepolo Natale Gaver lo definì “grande” in questa forma d’apostolato.
Per circa dieci anni svolse il suo ministero a Valenza e nel relativo regno, arrivando fino alla Castiglia. Seguendo i fini del suo Ordine, si attivò per alleviare le sofferenze dei fratelli bisognosi ed abbandonati, in particolare degli schiavi, anzi fu chiamato “redentore” per aver dedicato tutte le sue forze per la raccolta di denaro, presso il re ed il popolo cattolico dell’Aragona, appunto per la “redenzione” degli schiavi cristiani in mano dei musulmani.
La “redenzione” era il patteggiamento, con pagamento di un sostanzioso riscatto dato agli emiri musulmani, per la liberazione di folti gruppi di prigionieri cristiani, rastrellati nelle incursioni arabe, soprattutto in Spagna, dove i Mori si erano stabiliti e che spesso erano stati mandati nei Paesi musulmani come schiavi.
Due di queste “redenzioni” furono fatte da padre Giovanni Gilabert Jofré nel 1392 a Burgia e nel 1397 a Granada. Intanto nel suo Ordine egli avanzò nelle responsabilità, diventò Dottore in Diritto e Decreti a Lerida; partecipò al Capitolo Generale del 1401 a Tarragona; fu nominato nel 1402 procuratore dell’Ordine Mercedario presso la corte pontificia di Avignone.
Dall’abbondante e precisa documentazione esistente dell’epoca, si sa che nel 1402 era parroco di S. Maria di El Puig; nel giugno 1405 partecipò al Capitolo Generale di Barcellona, come Definitore generale di Francia.
Esistono varie lettere di credenziali e raccomandazioni per la sua persona ed opera, da parte del re Martino d’Aragona. Nel 1408 fu nominato commendatore del convento di Valenza e durante questo periodo avvenne un’importante episodio della sua vita; era il 24 febbraio 1409 e Giovanni Gilabert si recava dal suo convento alla cattedrale per predicare nella prima domenica di Quaresima, quando vide per strada un gruppo di giovinastri che maltrattavano un povero demente.
Allora il frate corse in suo aiuto, mettendo in fuga quegli aggressori e portando il malcapitato al suo convento; ricevé da questo episodio una tale impressione, che arrivato alla cattedrale, mise da parte la predica quaresimale e tenne invece un vibrante sermone, dove parlava dell’urgente necessità di avere una Istituzione benefica per accogliere questo tipo di infermi mentali.
Già al termine della predica, gli si presentarono undici valenzani con a capo il signor Lorenzo Salóm, aderendo al suo progetto, che ben presto si realizzò, con il sorgere dell’“Ospedale degli Innocenti e furiosi” per l’accoglienza e cura degli ammalati mentali, unanimemente riconosciuto come il primo manicomio del mondo.
L’Istituto venne messo sotto la protezione della Vergine, dal titolo di “S. Maria de los Desamparados”, tanto caro ai fedeli di Valenza. Negli anni successivi si dedicò ancora alla predicazione, svolta insieme al domenicano s. Vincenzo Ferreri, incontrato per la prima volta il 23 giugno 1410; entrambi percorsero le regioni di Aragona, Castiglia, Catalogna e Portogallo.
Secondo la tradizione, s. Vincenzo Ferreri nel 1417, avvisò Giovanni Gilabert della sua prossima morte; il frate mercedario allora si confessò e poi separandosi dal suo amico, partì per Valenza; morì il 18 maggio 1417, mentre stava per entrare nella chiesa di S. Maria di El Puig (Valenza).
Il suo corpo fu deposto, dopo un certo tempo, in un’urna trasparente, vestito dall’abito mercedario e collocato nella sacrestia della chiesa e lì rimase fino al 1936; attualmente è in un sepolcro di pietra, che il Comune di Valenza volle dedicargli nel 1946.
Ha goduto nei secoli, per i fedeli e per l’Ordine della Mercede, del titolo di “Beato fra Giovanni Gilabert”. La città di Valenza e l’Ordine Mercedario hanno sempre richiesto l’approvazione del suo culto antico e spontaneo; gli studi e le pratiche a partire dal 1705, furono più volte preparati, ma il tutto si è fermato più volte e più volte ripreso; tenendo presente che molta documentazione di quei processi andò perduta durante la Guerra Civile Spagnola del 1936-39.
L’iter ha ripreso il suo cammino con il nulla osta della Santa Sede del 21 agosto 1995.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2004-03-30

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