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Santa Maria Greca

Festa: 18 luglio

Santa Maria Greca è il titolo con cui il popolo cristiano di Corato, nella diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, venera un’antica immagine mariana considerata da secoli il cuore spirituale della città. Il suo culto nasce attorno a un’icona della Vergine, custodita nel santuario omonimo, la cui origine viene collegata dalla tradizione alla presenza bizantina nell’Italia meridionale e alla diffusione della devozione mariana di matrice orientale. A differenza di altre figure di santità personale, Santa Maria Greca non identifica una santa storica distinta dalla Vergine Maria, ma un particolare titolo cultuale attribuito alla Madre di Cristo attraverso un’immagine sacra e una lunga esperienza religiosa comunitaria. La storia del culto unisce elementi documentati, come l’esistenza del santuario e la continuità della venerazione popolare, ad aspetti tramandati dalla tradizione locale, soprattutto riguardo alle circostanze del ritrovamento dell’immagine e agli eventi prodigiosi collegati alla sua presenza. Nel corso dei secoli Santa Maria Greca è diventata il simbolo religioso dell’identità coratina: un punto di riferimento per la preghiera, per le celebrazioni cittadine e per la memoria collettiva di generazioni di fedeli.

Patronato: Corato (BA)

Emblema: Pastorale, diadema, campanello, globo, immagine della Vergine Maria con il Bambino, di tradizione orientale.


Per comprendere l’origine del culto di Santa Maria Greca occorre inserirlo nel particolare ambiente storico della Puglia medievale.
La regione, posta al centro delle rotte del Mediterraneo, fu per molti secoli un territorio di incontro tra culture diverse. Dopo la dominazione bizantina, numerose comunità pugliesi conservarono forme di spiritualità influenzate dall’Oriente cristiano, soprattutto nella venerazione delle immagini sacre.
Tra il VII e il XII secolo la Puglia fu profondamente segnata dalla presenza bizantina. Monaci orientali, comunità greco-cristiane e tradizioni liturgiche provenienti da Costantinopoli contribuirono alla diffusione di icone mariane e di una particolare sensibilità spirituale verso la Madre di Dio.
Il termine “Greca”, attribuito alla Madonna venerata a Corato, va quindi interpretato in questo contesto: non indica un’origine etnica della Vergine, ma richiama una tradizione iconografica e religiosa collegata al mondo greco-bizantino.
Molte immagini mariane dell’Italia meridionale furono infatti chiamate “greche” proprio perché considerate provenienti dall’Oriente o perché caratterizzate da modelli artistici bizantini.

Corato e la nascita della devozione
Corato, centro agricolo della Terra di Bari, sviluppò nel corso del Medioevo una forte identità religiosa, caratterizzata dalla presenza di confraternite, chiese e tradizioni popolari legate alla devozione mariana.
Secondo la tradizione locale, il culto di Santa Maria Greca avrebbe avuto origine dal ritrovamento di un’immagine sacra della Madonna nascosta o custodita in un luogo appartato.
Le narrazioni tramandate nei secoli riferiscono che l’icona sarebbe stata rinvenuta in una grotta o in un ambiente sotterraneo da alcuni abitanti del luogo, in circostanze ritenute provvidenziali.
Questi racconti appartengono alla tradizione agiografica e devozionale e non sempre possono essere verificati attraverso documenti storici contemporanei agli eventi narrati.
Ciò che è storicamente certo è che già in epoca moderna esisteva a Corato una forte venerazione per un’immagine mariana denominata Santa Maria Greca e che attorno ad essa si sviluppò un importante centro di culto.

L’antica immagine della Madonna
L’elemento centrale del culto è costituito dall’icona mariana.
Le immagini sacre di tradizione bizantina non erano considerate semplici opere artistiche, ma vere “finestre” simboliche attraverso cui il fedele entrava in rapporto spirituale con il mistero rappresentato.
L’iconografia di Santa Maria Greca richiama questo patrimonio orientale.
La Vergine è raffigurata secondo modelli tipici della spiritualità cristiana orientale, nei quali Maria appare come Madre di Dio (Theotókos) e guida del credente verso Cristo.
La denominazione “Santa Maria Greca” sembra quindi derivare principalmente dalla forma artistica e dalla tradizione attribuita all’immagine.
Gli studi storico-artistici sull’icona hanno cercato di collocarne l’origine e la datazione, ma le informazioni disponibili non consentono sempre conclusioni definitive. Le attribuzioni oscillano tra riferimenti alla tradizione bizantina e successive rielaborazioni artistiche.

Il Santuario di Santa Maria Greca a Corato
Il centro della devozione a Santa Maria Greca è il santuario omonimo situato nel cuore storico di Corato.
La costruzione dell’edificio sacro testimonia la progressiva crescita del culto mariano e il desiderio della comunità locale di offrire una sede stabile alla venerazione dell’immagine.
Le prime notizie certe relative alla presenza di una chiesa dedicata a Santa Maria Greca risalgono all’età moderna, quando il culto risultava ormai profondamente radicato nella popolazione coratina.
Nel corso dei secoli il santuario subì ampliamenti, restauri e trasformazioni architettoniche, seguendo l’evoluzione delle esigenze liturgiche e pastorali della comunità.
Come molti santuari mariani italiani, anche quello di Corato non è nato semplicemente come luogo artistico o monumentale, ma come spazio generato dalla preghiera popolare e dalla volontà dei fedeli di custodire un’immagine ritenuta particolarmente significativa per la propria storia religiosa.
Il santuario divenne progressivamente il principale punto di riferimento spirituale della città, luogo di celebrazioni, pellegrinaggi locali e affidamento personale e comunitario alla protezione della Madonna.

Il culto mariano e l’identità religiosa di Corato
Il culto di Santa Maria Greca ha avuto un ruolo centrale nella formazione dell’identità religiosa coratina.
Nel corso dei secoli la Madonna venerata nel santuario è stata percepita come presenza materna e protettiva nella vita della città, accompagnando momenti di gioia e di difficoltà della popolazione.
La devozione si è espressa attraverso:
- celebrazioni liturgiche;
- processioni solenni;
- preghiere comunitarie;
- pellegrinaggi;
- offerte votive;
- testimonianze di grazie ricevute.
Come avviene in molti santuari mariani, la fede popolare ha attribuito all’intercessione della Madonna numerosi interventi favorevoli nella vita dei fedeli.
Tali racconti appartengono prevalentemente alla memoria religiosa locale e devono essere considerati nell’ambito della tradizione devozionale, senza necessariamente essere interpretati come fatti storicamente dimostrabili.
Dal punto di vista ecclesiale, il valore del santuario non dipende soltanto dalla verifica dei singoli episodi miracolosi, ma soprattutto dalla continuità della preghiera e dalla funzione spirituale esercitata nella comunità cristiana.

Le origini della festa del 18 luglio
La festa di Santa Maria Greca viene celebrata il 18 luglio.
La data è legata alla tradizione liturgica locale e alla memoria della Madonna venerata nella città di Corato.
A differenza delle feste mariane universali stabilite dalla Chiesa per tutta la cattolicità, questa celebrazione appartiene principalmente alla storia religiosa locale e manifesta il rapporto particolare tra una comunità e il proprio santuario.
La festa rappresenta uno dei momenti più importanti dell’anno religioso coratino.
Tradizionalmente comprende:
- celebrazioni eucaristiche;
- momenti di preghiera davanti all’immagine sacra;
- manifestazioni pubbliche di devozione;
- partecipazione delle autorità civili e religiose.
La festa non è soltanto un evento religioso, ma anche un elemento della memoria storica della città.

Le tradizioni legate al ritrovamento dell’immagine
Uno degli aspetti più caratteristici del culto di Santa Maria Greca riguarda il racconto tradizionale del ritrovamento dell’immagine.
Secondo la devozione popolare, l’icona sarebbe stata rinvenuta in modo straordinario e la sua scoperta avrebbe rappresentato un segno della particolare protezione della Madonna verso Corato.
Tradizioni simili sono frequenti nella storia dei santuari mariani italiani.
Esse svolgono una funzione religiosa e simbolica: raccontano il modo in cui una comunità interpreta la propria relazione con il sacro e la presenza della Provvidenza nella propria storia.
Dal punto di vista storico, tuttavia, è necessario distinguere:
- il dato documentato dell’antica venerazione dell’immagine;
- la costruzione narrativa successiva relativa alle circostanze del ritrovamento.
Gli studiosi della storia religiosa considerano questi racconti importanti come testimonianze della spiritualità popolare, anche quando non sono verificabili attraverso fonti coeve.

I miracoli e le grazie attribuite all’intercessione
Nel corso della storia del santuario numerosi fedeli hanno attribuito alla Madonna di Santa Maria Greca grazie ricevute attraverso la preghiera.
Come accade in altri luoghi mariani, queste testimonianze riguardano soprattutto:
- guarigioni ritenute prodigiose;
- protezioni durante momenti difficili;
- aiuti spirituali;
- superamento di situazioni familiari o personali dolorose.
Le raccolte di grazie e gli ex voto costituiscono una fonte importante per comprendere la religiosità popolare, perché mostrano il rapporto concreto tra i fedeli e il santuario.
Tuttavia, salvo specifici riconoscimenti ecclesiastici ottenuti attraverso accurate indagini canoniche, tali episodi non possono essere automaticamente definiti miracoli in senso teologico.
Nel caso di Santa Maria Greca, il nucleo essenziale del culto non è rappresentato da singoli eventi straordinari, ma dalla lunga continuità della venerazione mariana.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Nel 1656 una grave pestilenza infestava il regno di Napoli e le Puglie non ne furono risparmiate. Anche la ridente cittadina di Corato (attualmente nella provincia di Bari) contò numerose vittime: invano la scienza si appellava agli umani rimedi. Il popolo, sfiduciato ed atterrito, invece, fece ricorso ai suoi Santi Patroni, e principalmente a Maria SS. Intanto gli anziani sapevano, per antica tradizione, che nel sotterraneo di una delle 25 torri che incoronavano la cittadina, quella che guardava verso sud-ovest, la c.d. Torre Greca, doveva esservi conservata una Immagine prodigiosa della Madonna.
Molti pensavano che, se in una tale calamità, quell’icona fosse stata esposta al pubblico culto, il paese sarebbe stato liberato dal terribile flagello.
Molti allora corsero alla Torre, vi praticarono un foro, ma non si vedeva che un oscuro ed umido antro. Un pio e dotto Sacerdote, Don Francesco Loiodice o Lo Jodice, soprannominato “Saccone”, passando di là, vedendo tanta gente radunata, ad evitare la diffusione del contagioso morbo, nonché per timore che si cadesse in manifestazioni superstiziose o che si verificasse una qualche disgrazia, cercò di allontanare la folla, ma invano.
Anzi, questa, accesa una lampada votiva sull’orlo dell’apertura praticata, cominciò a richiedere l’aiuto divino, invocando il nome della Vergine.
Ad eliminare qualsiasi incertezza, allora quel sacerdote fece allargare la buca, sino a consentirvi l’agevole passaggio di un uomo. Quindi, calata una scala a pioli, munito di fiaccole, vi scese. Entratovi, non vide alcuna Immagine, se non una piccola finestrella ed alcune tracce di un’antica pittura. Ma nient’altro.
Uscito da quell’antro, tuttavia, cominciò a provare una strana inquietudine. Si affidò dunque alla preghiera ed a Dio, dispensatore di ogni consiglio ed alla Madonna, madre del Buon Consiglio.
All’alba del 17 luglio 1656, mentre il pio sacerdote era raccolto in preghiera, ebbe una visione della Vergine nella medesima posizione con cui oggi è la Sacra Effigie. Gli disse: "Coraggio, o mio diletto, consola quest’afflitto popolo, poiché subito sarà liberato dal tremendo flagello dell’ira di Dio, se dedicherà in mio onore ed al mio culto il sotterraneo a te ben noto". Detto questo, la Vergine scomparve, lasciando al Sacerdote tanta pace e consolazione. Fatto giorno, senza indugio, si portò a Trani, dall’allora Arcivescovo, il domenicano spagnolo Mons. Tommaso Sarria, per consiglio ed anche per ottenere da lui l’autorizzazione a trasformare quel sotterraneo in oratorio aperto al pubblico culto.
Ricevuto il permesso richiesto, il giorno dopo, il 18 luglio, terzo sabato del mese, di buon mattino, assistito da diversi operai, si portò all’ingresso del sotterraneo per sgombrarlo dai calcinacci e dal terriccio, per biancheggiare le mura e livellare il suolo, rendendolo un degno luogo di preghiera.
Intanto il pio sacerdote, chiamato un pittore, si sforzava di descrivere l’immagine vista in visione. Ma questi, nonostante vari bozzetti non riusciva a riprodurre l’Immagine apparsa.
Era intanto verso mezzogiorno quando don Francesco Lo Jodice, col popolo lì riunitosi, cominciarono a supplicare la Vergine con il saluto angelico, pregandola di portare a termine l’opera da Lei iniziata.
E così, mentre una fiduciosa preghiera saliva al Cielo, si udì provenire dal sotterraneo il melodioso e squillante suono di un campanello. A questo segno se ne accompagnò un altro. Una povera donna cieca lì pre-sente, certa Beatrice Dell’Oglio, aprendo miracolosamente i suoi occhi spenti, ed additando una tavola in noce dipinta lì apparsa, cominciò ad esclamare: "Ecco Maria, ecco Maria!".
A quel grido, il sacerdote, scosso dalla sua preghiera, riconoscendo l’Immagine apparsagli, proruppe: "È dessa, è dessa l’Immagine apparsami in visione" e più volte, con le lacrime agli occhi, ripeteva più forte "È dessa, è dessa".
Al diffondersi della voce del prodigio vi fu un grande afflusso di popolo orante. Da quel lontano giorno, in Corato, cessò completamente la peste per singolare beneficio mariano, mentre nelle città limitrofe continuava il contagio. Ad Andria, infatti, a pochi chilometri da Corato, la popolazione si ridusse ad un terzo, essendo perite circa quattordicimila persone. Questa ne fu liberata solo nel gennaio 1657, per un voto fatto a S. Sebastiano martire.
Grazie a quel rinvenimento, l'ignoto sotterraneo, da allora, diveniva centro di fede e di numerosi pellegrinaggi e la Madonna, miracolosa-mente apparsa dipinta, si è mostrata sempre, con i suoi molteplici miracoli, Madre di tutti e speciale Pro-tettrice di Corato.
L’Immagine appare tuttora come all’epoca del suo prodigioso ritrovamento. I suoi colori, nonostante tanti secoli e l’umidità esistente nell’ambiente (si conserva, infatti, ancora nell’antico oratorio, ricavato nelle fondamenta della Torre Greca), sono ancora vividi. A chi osserva l’Icona, la Vergine appare come una matrona, assisa sulle nubi, con il Bambino Gesù sulle ginocchia, circondata da otto figure angeliche, e con il curioso pastorale all’uso greco, nella destra. La foggia dell’abito della Madonna appare tipicamente greca, così come greca è la tunica di Gesù Bambino. La veste della Madonna è rosso vivo ed è stretta alla vita da una cintura; il manto è azzurro.
Il piede destro (l’unico visibile) è fornito di calzare. Il capo è ricoperto di un velo ed è cinto da un diadema. Ai piedi della Vergine si vede dipinto un campanello, il cui suono melodioso fu udito al momento della scoperta dell’Immagine ed anche in altre circostanze, ogni volta variando la tonalità. Alle volte era dolce ed armonioso, altre invece tonante e cupo e qualche volta lo si è udito suonare con forza e strepito, quasi volesse manifestare un segno di premio o di castigo.
Incerta, infine, è l’attribuzione dell’aggettivo “greca”. Per alcuni ciò sarebbe dovuto al fatto che l’Icona fosse stata rinvenuta nell’antica Torre Greca (così chiamata perché, forse, risalente, nelle sue fondamenta, ad un’opera lasciata dai Greci in epoca bizantina) o alla foggia dell’abito o ancora al pastorale che impugna.


Autore:
Francesco Patruno

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Aggiunto/modificato il 2026-07-14

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