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Sant' Alfonso Rodríguez Sacerdote gesuita, martire

15 novembre

Zamora, Spagna, 10 marzo 1599 – Caaró, Brasile, 15 novembre 1628

Alonso Rodríguez nacque a Zamora, in Spagna, il 10 marzo 1599. Entrato nella Compagnia di Gesù, fu destinato alla missione in Paraguay. Affiancò padre Rocco Gonzalez de Santa Cruz nell’opera delle “reducciones”, villaggi dove l’evangelizzazione si accompagnava alla promozione umana. La sua azione missionaria e quella dei confratelli, però, erano malviste dagli stregoni indigeni, che decisero di eliminarli. Il 15 novembre 1628, nella località di Caaró (oggi territorio brasiliano), padre Roque fu ucciso mentre, terminata la Messa, dirigeva i lavori di costruzione del nuovo villaggio. Padre Alonso morì con lui e furono seguiti, due giorni più tardi, da padre Juan del Castillo. Tutti e tre sono stati beatificati da papa Pio XI il 28 gennaio 1934 e canonizzati da san Giovanni Paolo II il 16 maggio 1988. Nell’Esortazione apostolica «Gaudete et exsultate» del 2018, al paragrafo 141, papa Francesco ha menzionato i tre Gesuiti martiri del Río de la Plata tra le «intere comunità che hanno vissuto eroicamente il Vangelo o che hanno offerto a Dio la vita di tutti i loro membri».

Etimologia: Alfonso = valoroso e nobile, dal gotico

Martirologio Romano: In località Caaró in Paraguay, santi Rocco González e Alfonso Rodríguez, sacerdoti della Compagnia di Gesù e martiri, che avvicinarono a Cristo le diseredate popolazioni indigene fondando i villaggi chiamati reducciones, nei quali il lavoro e la vita sociale si coniugavano liberamente con i valori del cristianesimo, e furono per questo uccisi in un agguato dal sicario di uno stregone.


Alonso Rodríguez nacque a Zamora, in Spagna, il 10 marzo 1599. Entrato nella Compagnia di Gesù, compì il noviziato a Villa Garcia presso Valladolid. Destinato alla missione in Paraguay, salpò da Lisbona il 4 novembre 1616 e sbarcò a Buenos Aires il 15 febbraio 1617.
Uomo di grande giudizio e prudenza, capace d’insegnare, fu considerato dal suo superiore, padre Mastrilli, uomo di governo. Fu il primo gesuita ad apprendere il “guaycurú”, l’idioma locale.
In tutta la vasta zona del Río de La Plata, dove i Gesuiti operavano, era in atto l’istituzione delle “riduzioni”. Si trattava di villaggi nei quali i missionari riunivano gli indios, per insegnare loro a lavorare stabilmente, convertirli al cristianesimo e avviarli alla vita civile.
Tuttavia, il loro progetto incontrò l’ostilità degli avidi “commendatori”, che, per i loro interessi, sequestravano le terre degli indios, con l’appoggio di parte del governo coloniale. I missionari gesuiti difesero finché poterono le “riduzioni” e gli indios, come è rappresentato nel film «Mission».
Padre Alonso Rodríguez affiancò padre Roque González de Santa Cruz, paraguyano, superiore e incaricato del funzionamento delle “riduzioni”. Quest’ultimo, nel 1614, aveva spinto le sue missioni apostoliche attraverso le regioni ancora inesplorate dell’Uruguay, specie lungo il fiume Paraná. Aveva continuato a fondare altre “riduzioni”, battezzato grandi e piccoli, amministrato i Sacramenti.
Tuttavia, gli stregoni indigeni non gradivano la presenza dei missionari. Uno di questi, di nome Ñezú, finse di accondiscendere alle loro ragioni. In realtà, voleva preparare una congiura per eliminare le “riduzioni” e l’opera che comportavano.
Il mattino del 15 novembre 1628, padre Roque si trovava nel territorio di Caaró, all’estremo confine dell’Uruguay (oggi territorio del Brasile). Celebrò la Messa su un altare improvvisato e, dopo aver compiuto il ringraziamento, si mise a dirigere i lavori per la costruzione del nuovo villaggio. Mentre stava chinato ad attaccare il batacchio alla campana della cappella, anch’essa in costruzione e fatta di legno, un sicario lo colpì sulla testa con un’ascia: crollò morto al suolo.
Padre Alonso corse subito a vedere cosa stesse accadendo. Appena uscito dalla porta della sua capanna, vide gli indios con le mani insanguinate: anche lui fu ucciso alla stessa maniera di padre Roque. I corpi di entrambi furono dati alle fiamme insieme alla cappella.
Il 17 novembre successivo fu ucciso un altro gesuita, padre Juan del Castillo, che padre Roque aveva messo a capo dell’ultima “riduzione” da lui fondata. Mentre leggeva il Breviario, fu circondato da un gruppo di indios, trascinato nei boschi e ammazzato a colpi di scure.
La causa di beatificazione dei tre gesuiti, comunemente noti come i “martiri del Río de la Plata”, è stata avviata nella diocesi di Buenos Aires, in Argentina. Il decreto d’introduzione della causa, che segnava il passaggio alla fase romana, porta la data del 13 luglio 1932. In seguito alla promulgazione del decreto sul martirio, avvenuta il 3 dicembre 1933, furono beatificati da papa Pio XI il 28 gennaio 1934.
Per canonizzarli fu necessaria la verifica di un asserito miracolo, la cui inchiesta diocesana fu convalidata l’11 novembre 1983. La Consulta medica della Congregazione delle Cause dei Santi, il 16 dicembre 1987, si pronunciò a favore dell’inspiegabilità scientifica dell’accaduto. I Consultori teologi, il 26 febbraio 1988, hanno confermato il nesso tra il fatto prodigioso e l’intercessione dei tre martiri. Ai cardinali e ai vescovi membri della stessa Congregazione è spettato, il 15 marzo 1988, dare a loro volta parere positivo.
Infine, il 28 marzo 1988, il Papa san Giovanni Paolo II autorizzò la promulgazione del decreto con cui veniva riconosciuto il miracolo. Lo stesso Pontefice ha beatificato Roque González de Santa Cruz e i suoi due compagni il 16 maggio 1988 ad Asunción, durante il suo viaggio apostolico in Paraguay.
Nel 2018 sono stati menzionati da papa Francesco, al paragrafo 141 dell’Esortazione apostolica «Gaudete et exsultate», tra le «intere comunità che hanno vissuto eroicamente il Vangelo o che hanno offerto a Dio la vita di tutti i loro membri».
Per un caso raro se non unico nella Storia della Chiesa, esistono due santi con nome e cognome uguali, nonché contemporanei e confratelli. Oltre a questo Alfonso Rodríguez, infatti, ne esiste un altro che, rimasto vedovo e senza figli, fu a lungo fratello portinaio della casa dei Gesuiti a Palma di Maiorca.


Autore:
Antonio Borrelli ed Emilia Flochini

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Aggiunto/modificato il 2018-06-25

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