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Santi Cristoforo, Antonio e Giovanni Adolescenti, protomartiri d'America

23 settembre

† Tlaxcala, Messico, 1527-1529

Cristoforo, Antonio e Giovanni furono tre ragazzi indigeni messicani, vissuti nel quattordicesimo secolo. I primi due erano di ascendenze nobili, parenti di due cacicchi (capi locali), mentre Giovanni era il servo di Antonio. Si erano avvicinati al cattolicesimo rompendo letteralmente con le tradizioni degli avi: aiutarono infatti i missionari a distruggere gli idoli venerati dalla popolazione, ma furono picchiati a morte. Cristoforo morì nel 1527, mentre Antonio e Giovanni vennero uccisi due anni dopo: sono considerati i protomartiri del Continente Americano. Sono stati beatificati da san Giovanni Paolo II il 6 maggio 1990. Il 23 marzo 2017 papa Francesco ha accolto i voti favorevoli della Congregazione delle Cause dei Santi circa la loro canonizzazione senza un ulteriore miracolo, fissata a domenica 15 ottobre 2017.

Martirologio Romano: A Tlaxcala in Messico, beati Cristoforo, Antonio e Giovanni, martiri, che, durante la prima evangelizzazione dell’America, aderirono lieti alla fede cristiana e furono per questo percossi a morte dai loro concittadini.


Il contesto storico
L’evangelizzazione del Messico rimonta al 1524, quando i primi missionari Francescani arrivarono a Tenochtitlán, dividendosi poi su quattro regioni: Mexico, Texcoco, Huetzingo e Tlaxcala. A essi si aggiunsero poi alcuni Domenicani. I missionari basavano l'evangelizzazione sul concetto che la salvezza fosse un bene assoluto da conseguire, soprattutto eliminando le statuette delle divinità.
Al tempo della conquista spagnola, avvenuta nel 1519 con lo sbarco di Cortés e dei suoi uomini, la popolazione del Messico, in particolare gli Aztechi, era dedita al culto delle divinità, che si esplicava con un gran numero di sacrifici umani; la vita religiosa era dominata dalla casta dei sacerdoti.
Questo aspetto della religione locale favorì il diffondersi della nuova religione cristiana, o per convinzione o, perché imposta dai conquistatori spagnoli, per forza. I sacerdoti e i loro fedeli, pagani dal punto di vista cattolico, naturalmente avversavano i missionari.
I Francescani e i Domenicani lavorarono per la promozione umana degli Indios, come li chiamavano loro, e per difenderli da quei sanguinari riti usarono mezzi drastici, come la distruzione dei templi e degli idoli.
Tutto questo portò ad una reazione di buona parte degli Indios, che si sfogò anche sui tre adolescenti, Cristoforo, Antonio e Giovanni, educati alla scuola francescana di Tlaxcala.

Cristoforo
Le notizie biografiche raccolte dal frate francescano Toribio da Benevento non riportano il suo nome di nascita: certamente, doveva essere lungo e suonava difficile da pronunciare agli spagnoli.
Nacque ad Atlihuetzia (Tlaxcala) tra il 1514 e il 1515 ed era il figlio prediletto, nonché l’erede, del principale cacicco Acxotecatl. Ben presto seguì l'esempio degli altri tre fratelli, che nel 1524 avevano preso a frequentare la scuola aperta dai missionari francescani.
Si fece istruire nella fede cristiana e chiese spontaneamente il Battesimo, col quale ricevette il nome di Cristoforo (in spagnolo Cristóbal; era chiamato anche col diminutivo Cristobalito). Diventò in breve tempo un apostolo del Vangelo tra i suoi familiari e conoscenti:
si propose di convertire il padre e prese ad esortarlo a cambiare le sue riprovevoli abitudini, soprattutto l'ubriachezza.
Il padre non gli diede importanza e allora Cristoforo prese a rompere gli idoli presenti in casa; fu ammonito e perdonato dal padre più volte. L’uomo, visto il ripetersi del fatto, prese la decisione di ucciderlo.
Con un tranello, fece tornare a casa i figli dalla scuola francescana. Mentre i fratelli entravano in casa, Cristoforo fu afferrato per i capelli dal padre: lo gettò a terra, poi lo prese a calci e a bastonate, fino a rompergli le braccia e le gambe. Visto che Cristoforo, pur nel dolore, continuava a pregare, lo gettò su un rogo acceso.  Pochi giorni dopo fu uccisa anche la madre, che aveva invano tentato di difendere il ragazzo.
Il padre seppellì di nascosto il figlio in una stanza della casa; un testo dice che fu poi condannato a morte per i suoi delitti, probabilmente dagli spagnoli. Il fatto avvenne nel 1527 e Cristoforo aveva 13 anni.
Uno dei francescani, Andrea da Cordoba, un anno dopo scoprì il luogo della sepoltura e fece trasportare il corpo incorrotto del giovane martire nel convento di Tlaxcala. Molto tempo dopo, un altro frate, Toribio da Benevento, lo stesso che compose anche il racconto del suo martirio, lo seppellì nella chiesa di Santa Maria a Tlaxcala.

Antonio e Giovanni
Antonio e Giovanni (Juan) nacquero tra il 1516 e il 1517 a Tizatlán (Tlaxcala). Antonio era nipote ed erede del cacicco locale, mentre Giovanni, di umile condizione, era il suo servitore. Ambedue frequentavano la scuola dei Francescani.
Nel 1529 i missionari Domenicani decisero di fondare una missione ad Oaxaca. Per questo motivo, mentre passavano per Tlaxcala, il domenicano Bernardino Minaya, chiese a fra Martino di Valencia, francescano e direttore della scuola, di indicargli alcuni ragazzi che volontariamente potessero accompagnarli come interpreti presso gli Indios.
Riuniti i ragazzi della scuola, fra Martino formulò la richiesta del domenicano, avvisando comunque che si trattava di un compito con pericolo di morte. Subito si fecero avanti i tredicenni Antonio e Giovanni e un altro nobile ragazzo di nome Diego (che non morì martire).
Il gruppo arrivò a Tepeaca presso Puebla: i ragazzi aiutarono i missionari a raccogliere gli idoli, poi solo Antonio e Giovanni si spostarono a Cuauhtinchán, sempre nei pressi di Puebla, e continuarono la raccolta.
Mentre, come di consueto, Antonio entrava nella casa e Giovanni restava alla porta, alcuni Indios, inferociti e armati di bastoni, si avvicinarono: picchiarono Giovanni talmente forte che morì sul colpo.
Antonio, accorso in suo aiuto, si rivolse agli aggressori: «Perché battete il mio compagno che non ha nessuna colpa? Sono io che raccolgo gli idoli, perché sono diabolici e non divini». Gli indigeni lo percossero con i bastoni, finché morì.
I corpi di Antonio e Giovanni furono poi gettati in una scarpata vicino a Decalco. Il domenicano padre Bernardino li recuperò e li trasferì a Tepeaca, dove vennero sepolti in una cappella.

I primi martiri del Messico
Il sangue dei tre ragazzi messicani fu il primo seme della grandissima fioritura del cattolicesimo nel loro Paese. Gli storici della Chiesa messicana li considerano protomartiri non solo del Messico, ma dell'intero continente americano; costituiscono quindi le primizie dell'evangelizzazione del Nuovo Mondo.
L’opera dei missionari si allargò: aprirono scuole, stamparono i primi testi catechistici in lingua locale, condivisero la vita e la povertà degli Indios, lavorando per la loro promozione umana. Li difesero anche dai soprusi degli “encomenderos”, ossia coloni spagnoli, perlopiù militari, autorizzati a riscuotere dagli indigeni tributi o in natura, o sotto forma di lavoro obbligatorio.

La beatificazione
Il 7 dicembre 1982, la Congregazione delle Cause dei Santi diede il nulla osta per l’inizio del processo cognizionale per la beatificazione di Cristoforo, Antonio e Giovanni. La convalida di questa prima fase porta la data dell’8 novembre 1985.
Il 21 giugno 1988 si sono quindi riuniti i Consultori storici della Congregazione delle Cause dei Santi, mentre la “Positio super martyrio” è stata consegnata nel 1989. La riunione dei Consultori teologi, svolta il 24 novembre 1989, ha avuto esito positivo, confermato dai cardinali e vescovi membri della Congregazione, il 6 febbraio 1990.
Il 3 marzo 1990 il Papa san Giovanni Paolo II ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui i tre ragazzi venivano ufficialmente dichiarati martiri. Lo stesso Pontefice li ha beatificati il 6 maggio 1990 nella Basilica di Nostra Signora di Guadalupe a Città del Messico, fissando la loro memoria liturgica al 23 settembre.
Insieme ad essi fu elevato agli onori degli altari Juan Diego Cuauhtlatoatzin, il messaggero della Madonna di Guadalupe, loro contemporaneo (canonizzato nel 2002).

La canonizzazione
Il 23 marzo 2017, ricevendo in udienza il cardinal Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco ha accolto i voti favorevoli della Congregazione circa la canonizzazione dei tre martiri, senza bisogno di un ulteriore miracolo per loro intercessione.
Nel Concistoro del 20 aprile seguente, la cerimonia con cui sarebbero stati iscritti nell’elenco dei Santi è stata fissata a domenica 15 ottobre 2017.


Autore:
Antonio Borrelli ed Emilia Flochini

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Aggiunto il 2017-08-31

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