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Beato Achille (Achilles Jozef) Puchala Sacerdote e martire

19 luglio

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Kosin, Polonia, 18 marzo 1911 - Borowikowszczyzno, Polonia, 19 luglio 1943

Nacque il 18 marzo 1911 in Polonia nel villaggio di Kosin, diocesi di Przemy. Terminata la scuola elementare, nel 1924 entrò a Leopoli nel seminario minore dei Frati minori conventuali. La sua formazione religiosa culminò il 22 maggio 1932 con la professione dei voti solenni ed il 5 luglio 1936 venne ordinato sacerdote. I primi anni di ministero furono nel convento di Grodno. Trasferito poi a Iwieniec, diocesi di Pilsk, fu sorpreso dallo scoppio della seconda guerra mondiale. Il 19 giugno 1943 si verificò un'insurrezione contro i nazisti. Quando il parroco della vicina Pierszaje fuggì, padre Achilles vi si trasferì nei primi anni 40 per reggere la sede vacante. Un mese dopo giunse a Pierszaje la Gestapo, che perquisì anche la canonica. Secondo un testimone oculare, il comandante locale della gendarmeria tedesca, cattolico praticante che abitava nella canonica, propose ai due sacerdoti di rifugiarsi in un nascondiglio, ma Achilles non abbandonò i fedeli e si unì agli arrestati. Fu ucciso in un fienile a cui poi fu dato fuoco il 19 luglio 1943. (Avvenire)

Etimologia: Achille = Akylleis, dal greco - Aquila

Martirologio Romano: Nella cittadina di Borowikowszczyzna in Polonia, beati Achille Puchała e Ermanno Stępień, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali e martiri, che, durante l’occupazione della Polonia sotto un regime militare straniero, furono uccisi in odio alla fede.


Dare la vita per i parrocchiani: è stata questa la scelta di due frati minori conventuali poco più che trentenni, che del Buon Pastore hanno incarnato non solo la sollecitudine per il gregge, ma anche la capacità di amare fino al dono della vita. Jòsef Puchala nasce nel 1911 in Polonia (villaggio di Kosin, diocesi di Przemyl) e a 13 anni entra nel seminario francescano di Leopoli. In noviziato riceve il nuovo nome di Achille, emette i voti semplici nel 1928, fa la professione solenne dei voti il 22 maggio 1932 ed è ordinato sacerdote il 5 luglio 1936. Mentre svolge il suo ministero nel convento di Iweniec la Polonia viene invasa dalla Germania e le atrocità della guerra cominciano ad essere tante e tali che il parroco della vicina Pierszaje abbandona la parrocchia e si dà alla fuga. E chi se la sentirebbe di condannare o anche solo giudicare quel povero prete, visto che il coraggio non è da tutti e che inoltre sono proprio i preti ad essere presi di mira in quel periodo dai nazisti? Il vescovo, a corto di clero anche per colpa della guerra, chiede rinforzi ai frati e così Padre Puchala, nei primi mesi del 1940, si vede assegnare quella parrocchia vacante. Anzi, i superiori da subito gli assicurano un rinforzo, mettendo al suo fianco Padre Ermanno Stepien, di appena un anno più anziano. È nato infatti nel 1910 a Lodz, in una povera famiglia operaia; entrato in convento a 16 anni, ha studiato a Cracovia, ma poi i superiori gli han voluto far proseguire gli studi a Roma. I due frati, che per alcuni anni sono stati anche compagni di scuola, si inseriscono perfettamente in parrocchia. Le testimonianze al riguardo mettono in risalto la loro intraprendenza, la loro disponibilità e anche la loro capacità di farsi interpreti dei bisogni della gente. La guerra si è portata dietro fame e miseria e i frati si fanno in quattro per venire incontro alle necessità più urgenti. Non c’è da stupirsi, dunque, che entrambi siano entrati nel cuore della gente, che li ama e li segue. Non sono dei rivoluzionari, anzi cercano di calmare gli animi per evitare rappresaglie e perché non vengano messe a rischio vite innocenti: è quindi assolutamente certo che non hanno avuto nulla a che fare con l’insurrezione scoppiata il 19 giugno 1943 nella vicina Iwieniec, dove la popolazione si è rivoltata contro gli aggressori nazisti. Eppure, esattamente trenta giorni dopo, il 19 luglio, scatta la rappresaglia che coinvolge anche la comunità parrocchiale in cui lavorano i due frati. Il comandante della gendarmeria tedesca, che alloggia in canonica, e che è credente praticante, si fa premura di avvisarli per invitarli a cercare un rifugio più sicuro: una possibilità di salvezza che i frati non prendono neppure in considerazione. E’ padre Achille, dopo aver scambiato una semplice occhiata d’intesa con il confratello, a rispondere che “i pastori non devono abbandonare il gregge nel momento del pericolo”. I nazisti, intanto, hanno rastrellato sulla piazza del paese uomini e giovani in età compresa tra i 15 e i 50 anni. tra di loro anche il parroco e il suo vice, che i militari, perquisendo la canonica, hanno trovato regolarmente al loro posto: coscienti del pericolo, ma ben determinati a non fuggire. Il gruppo viene trasferito in un villaggio vicino, scortato dai militari con le armi spianate, ed è facile immaginare la carneficina che si sta preparando. Ad un certo punto, invece, i due religiosi vengono separati dal gruppo e portati nel fienile di una vicina cascina. Si saprà poi che qui sono sottoposti a torture di ogni genere, prima di morire, forse arsi vivi, nell’incendio appiccato dai nazisti, che distrugge l’intero fienile. Neppure uno del gruppo invece viene ucciso, come se la furia omicida si fosse interamente sfogata sui loro sacerdoti, oppure, più facilmente, come se il sacrificio di questi ultimi avesse toccato quei cuori di pietra. I poveri resti dei Padri Achille Puchala ed Ermanno Stepien sono recuperati in mezzo alla cenere dai parrocchiani più coraggiosi e sepolti nella chiesa, dove si trovano tuttora, mentre il loro martirio è stato riconosciuto dalla Chiesa, che li ha beatificati per bocca di Giovanni Paolo II il 13 giugno 1999, a Varsavia.

Autore: Gianpiero Pettiti

 



Józef nacque il 18 marzo 1911 nel villaggio di Kosin, diocesi di Przemyl, da Franciszek e Zofia Olbrycht. Fu battezzato il medesimo giorno. Terminata la scuola elementare, nel 1924 entrò a Leopoli nel seminario minore dei Frati Minori Conventuali. Dopo la quarta ginnasio entrò nel noviziato di Lagiewniki il 21 settembre 1927 prendendo il nome di Achilles. Il 29 settembre 1928 emise i voti semplici. Fino al 1931 continuò gli studi nel seminario francescano di Leopoli, per poi intraprendere gli studi filosofici e teologici. La formazione religiosa culminò il 22 maggio 1932 con la professione dei voti solenni ed il 5 luglio 1936 venne ordinato sacerdote. I primi anni di ministero furono nel convento di Grodno. Trasferito poi a Iwieniec, diocesi di Pilsk, fu sorpreso dallo scoppio della seconda guerra mondiale. Quando il parroco della vicina Pierszaje fuggì, padre Achilles vi si trasferì nei primi anni ‘40 per reggere la sede vacante. Fu raggiunto in seguito dal confratello Herman Stepien da Vilnius. I fedeli di Pieszaje tramandarono per padre Puchala un ricordo come uomo e parroco alquanto premuroso e attivo.
Nella vicina Iwieniec il 19 giugno 1943 si verificò un’insurrezione contro i nazisti. Un mese dopo giunse a Pierszaje la Gestapo, che percuisì anche la canonica. Secondo un testimone oculare, il comandante locale della gendarmeria tedesca, cattolico praticante che abitava nella canonica, propose ai due sacerdoti di rifugiarsi in un nascondiglio, ma Achilles ed Herman ribatterono che “i pastori non possono abbandonare i fedeli” e si unirono agli arrestati. Tutti furono condotti al villaggio di Borowikowszczyzno, ove i sacerdoti furono separati dai loro parrocchiani. I due padri alla periferia del villaggio furono uccisi in un fienile a cui poi fu dato fuoco il 19 luglio 1943. Gli altri fedeli di Pierszaje catturati con loro vennero invece mandati ai lavori forzati in Germania. Le ceneri ed i poveri resti dei due martiri furono sepolti nei pressi della chiesa di Pierszaje, ancora oggi meta di pellegrinaggio da parte di fedeli. I due frati sono commemorati unitamente dal martirologio nell’anniversario del martirio: “A Borowikowszczyzna in Polonia, ricordo dei Beati Achille Puchala e Ermanno Stepien, presbiteri dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali e martiri, che, nella nativa Polonia violentata da un dominio militare straniero, furono uccisi in odio alla fede cristiana”.

 


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto il 2009-07-19

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