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Servo di Dio Karol Golda Sacerdote e martire

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Don Karol è nato nel 1914 in Tychy. Negli anni 1927-1931 ha frequentato il Collegio salesiano di Oswiecim. E’ entrato nella Congregazione salesiana nel 1931 e ha emesso la prima professione nel 1932 a Czerwinsk. Dal 1935 ha studiato a Roma, dove è stato ordinato sacerdote nel 1938. Dopo essere tornato in Polonia ha lavorato a Poznan e poi a Oswiecim. Fu arrestato il 31 dicembre 1941 e trasportato nel campo di Auschwitz. Lì è stato condannato a morte per aver confessato i soldati tedeschi. L’esecuzione fu compiuta il 14 maggio 1942.


Nato il 23 dicembre 1914 a Tychy (Alta Slesia) da Lodovico e Anna Swierczyk venne sacrificato nel campo di concentramento di Oswiecim il 14 maggio 1942, a 28 anni d'età, 9 di professione e 3 di sacerdozio.
Fatti gli studi ginnasiali nel nostro Istituto di Oswiecim, entra nel noviziato di Czerwinsk. Emette la professione religiosa il 23 luglio 1932.
Fatti gli studi filosofici a Marszalki, incominciò il tirocinio pratico a Daszawa, ma dopo un anno solo venne inviato a Roma a studiare teologia alla Gregoriana. Il 18 dicembre 1938 veniva ordinato sacerdote da S. Ecc. Mons. Rotolo nella nostra Basilica del Sacro Cuore. Il dì seguente celebrò la prima Santa Messa nelle Catacombe di San Callisto all'altare di Santa Cecilia, vergine e martire.
Conseguita la licenza in Sacra Teologia, ritornava in Polonia nel luglio 1939, e ad Oswiecim gli si affidava l'insegnamento e la carica di consigliere scolastico dei nostri chierici teologi.
Arrestato improvisamente il 30 dicembre 1941 dalla Gestapo, veniva trasportato nel “campo della morte” di Oswiecim, con il N. 18.160.
Don Carlo Golda era dotato di acuto, tenace intelletto. Fu molto attaccato alla sua vocazione, sempre pronto ad ogni lavoro. Religioso, pio, osservante ed esemplare sotto ogni aspetto. Era molto zelante nell'esercizio del sacro ministero, attendendo molte ore ad ascoltare le confessioni. Per qualche tempo sostitutì il parroco di una vicina parrocchia. Tornato a casa non potè trattenersi dall'esclamare: “Oh, come ringrazio Iddio per la fortuna di poter vivere in comunità, fuori dai pericoli del mondo!”. Don Carlo, come abbiamo detto, passava molte ore nel confessionale. Possedendo egli la lingua tedesca, un soldato germanico addetto al servizio del campo di concentramento di Oswiecim da qualche tempo veniva a confessarsi da lui. Il regolamento non glielo permetteva; un altro decreto poi proibiva ai sacerdoti polacchi di ricevere le confessioni dei militari tedeschi.
Dopo breve tempo venne scoperto il “grave delitto” del soldato; ed ecco che il confessore viene arrestato e dopo cinque mesi di vero martirio, durante i quali non gli si risparmiò il supplizio dei famigerato “Bunker”, venne fucilato il 14 maggio 1942.
Fra gli stessi soldati del luogo si formò la persuasione che Don Golda avesse sacrificato la sua vita per il sigillo sacramentale. E questi stessi soldati fecero la guardia al suo corpo. Così Don Carlo Golda morì da buon soldato di Cristo sul campo di battaglia, onore a lui e pace all'anima sua!


Fonte:
www.sdb.org

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Aggiunto/modificato il 2005-11-01

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