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> Home > Sezione Venerabili > Venerabile Maria di Gesù di Ágreda (María Coronel y Arana) Condividi su Facebook Twitter

Venerabile Maria di Gesù di Ágreda (María Coronel y Arana) Vergine

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Ágreda, Soria, Spagna, 2 aprile 1602 - 24 maggio 1665

María Coronel y Arana nacque il 2 aprile 1602 ad Ágreda, nella Vecchia Castiglia. Il 13 gennaio 1619 entrò nell’Ordine delle Concezioniste Francescane insieme alla madre e alla sorella Jeronima, prendendo il nome di suor Maria di Gesù. Dopo la professione dei voti cominciò ad avere prove fisiche e morali, insieme a doni eccezionali, sia esteriori (poi venuti meno), sia interiori. Nel 1627 divenne badessa. I missionari francescani inviati nel Messico del Nord sentirono raccontare dai nativi che una misteriosa “dama in blu” li aveva evangelizzati: in quella donna riconobbero suor Maria di Gesù. Per quei fatti e per le altre particolarità della sua vita spirituale fu esaminata dall’Inquisizione Spagnola. Suor Maria scrisse varie opere d’edificazione spirituale, la più nota delle quali è la «Mistica Città di Dio», una sorta di biografia della Madonna. Morì il 24 maggio 1665 nel convento di Ágreda. La sua causa di beatificazione iniziò nella fase romana il 28 gennaio 1673; secondo la legislazione dell’epoca, suor Maria ricevette il titolo di Venerabile. La causa è ripresa nel 1990, con la nomina di un nuovo relatore. I suoi resti mortali riposano nella chiesa del convento della Concezione ad Ágreda.



Una famiglia di consacrati
María Coronel y Arana nacque il 2 aprile 1602 ad Ágreda, nella Vecchia Castiglia, precisamente nella provincia di Soria, ai piedi della Sierra del Moncayo. I suoi genitori, Francisco Fernandez Coronel e Catalina Arana, ebbero undici figli, quattro dei quali rimasero in vita.
Per un fatto singolare, tutti i membri della sua famiglia si consacrarono a Dio. Infatti, quando i due figli maschi superstiti, Francisco e José, entrarono nell’Ordine dei Frati Minori, anche il padre, d’accordo con la moglie, li seguì. A quel punto Catalina, col permesso del proprio confessore, trasformò la sua casa in un monastero, dove lei e le due figlie rimaste, Maria e Jeronima, potessero condurre vita ritirata. Del resto, entrambe avevano quell’aspirazione: Maria, a otto anni, aveva consacrato la sua verginità al Signore.

Tra le Concezioniste Francescane
L’8 dicembre 1618, quando Maria aveva dodici anni, venne inaugurato il monastero dedicato all’Immacolata Concezione, con l’arrivo da Burgos di tre monache Concezioniste Francescane, appartenenti all’Ordine fondato da Beatriz de Silva Meneses (canonizzata nel 1973).
Il 13 gennaio 1619 vi entrarono, dopo aver pubblicamente preso il velo, anche Maria, sua madre e la sorella minore. Rispettivamente divennero suor Maria di Gesù, suor Caterina del Santissimo Sacramento e suor Girolama della Santissima Trinità. Furono seguite, dopo qualche tempo, da altre giovani di Ágreda.
Dopo il noviziato, suor Maria di Gesù e la madre, il 2 febbraio 1620, emisero la professione religiosa; la sorella dovette ancora attendere, perché era troppo giovane. Alla cerimonia fu presente anche padre Francesco del Santissimo Sacramento, già marito e padre delle neoprofesse.

Le “esteriorità” di suor Maria di Gesù
Suor Maria di Gesù, dopo la professione, cominciò ad avere prove fisiche e morali, che si susseguivano in lei con tale intensità che, come confessò, per oltre quarant’anni provò dolori di morte, ma senza morirne. Non le mancarono però doni straordinari, che la confortarono nelle sue pene, specialmente la visione di Gesù, pieno di piaghe, che l’incitava a soffrire per amor suo.
Le manifestazioni singolari che le accadevano, come estasi, rapimenti e fenomeni di levitazione, attirarono molta folla, anche con l’approvazione delle consorelle, ma non della diretta interessata: lei aspirava ad una vita di unione con Dio sempre più nascosta.
Si rivolse quindi a padre Giovanni da Villalacre, Ministro provinciale dei Frati Minori, il quale impedì l’afflusso del pubblico. Pregò quindi che finissero quelle “esteriorità”, come le chiamava; non accaddero più dal 1623. Il Signore, però, continuò a comunicare ed operare in lei più segretamente, elevandola ad uno stato superiore di contemplazione, senza ripercussioni visibili.

Amore per la sofferenza
Essendo afflitta da numerosi e invalidanti mali, che le impedivano di seguire le attività della Comunità, per intercessione della Beata Vergine ne fu miracolosamente guarita.
Tuttavia non venne meno in lei l’amore per la sofferenza, che si rivelò attraverso le sue volontarie penitenze. Si flagellava a sangue; portava sul corpo cilici, pesanti funi e catene; digiunava e si nutriva solo per tre giorni la settimana con pane e acqua; dormiva sulla nuda terra per non più di due ore a notte.
Oltre alle visioni della Madonna col Bambino Gesù, suor Maria godette di altri straordinari favori divini: in particolare sentiva un soave gusto nel ricevere l’Ostia santa e vedeva il Santissimo Sacramento circondato di vivo splendore.

Badessa del monastero della Concezione
Nel 1627 la Madonna stessa disse a suor Maria che sarebbe diventata badessa del monastero fondato dalla madre: avvenne proprio così. Dall’elezione fino al momento della morte, cercò di unire dolcezza e prudenza, vigilando sulle monache e cercando di aiutarle nelle loro necessità.
Dato che il monastero originario non bastava più a contenere le religiose, decise di farne costruire uno nuovo, fuori dalla porta della città, a poca distanza dal convento dei Frati Minori. Il monastero fu inaugurato nel 1633, dopo quasi sette anni di lavori. Circa vent’anni dopo, nel 1652, ebbe una filiazione a Borja.

Una “dama in blu” nel nord del Messico
Negli stessi anni, i missionari francescani, già presenti in Messico, decisero di avanzare nel nord della regione, nell’attuale Texas, per fondare nuove missioni. Si spinsero anche in Arizona, California e Nuovo Messico, ma furono massacrati dalle tribù locali dei Navajo, degli Apache e dei Comanche.
Nel 1622 una nuova spedizione missionaria, guidata da padre Alfonso de Benavides, raggiunse di nuovo il Texas e il New Mexico, dove impiantò una missione fortificata. Qualche tempo dopo, i frati cominciarono a ricevere le visite inaspettate dei capi degli Xamana, una delle tribù più grandi ed aggressive dei nativi americani.
Essi chiedevano d’inviare tra loro qualche sacerdote, che amministrasse il Battesimo e gli altri Sacramenti. I missionari, sbalorditi, rivolsero loro alcune domande, alle quali i nativi risposero che da tempo compariva tra loro una giovane signora vestita d’azzurro, predicando il regno di Gesù Cristo e insegnando le verità della fede. Parlava nella loro lingua, compiva prodigi e li esortava a chiamare i missionari, poi scompariva di nuovo, senza rivelare la sua provenienza.
Convinti dalle suppliche degli Xamana, i francescani si unirono a loro nel viaggio di ritorno, fino ai loro accampamenti. Numerose relazioni dell’epoca, raccontano che furono accolti da una grande folla disposta in processione e con enormi croci adornate da fiori della prateria.
I missionari, sempre più meravigliati, poterono constatare che quegli indigeni, mai contattati da alcun europeo, possedevano una completa formazione dottrinale e chiedevano solo i sacramenti. Anche in altri luoghi, in Arizona e in California, i missionari trovarono tribù indigene, già catechizzate da quella sconosciuta “dama in blu”, come la chiamavano.

L’identificazione tra la “dama in blu” e suor Maria di Gesù
I francescani cominciarono a pensare a Maria di Gesù, che all’epoca aveva venti anni e indossava, nell’abito delle Concezioniste Francescane, un manto azzurro. Di fatto, l’arcivescovo di Città del Messico, Francisco Manso de Zùniga, reduce da una visita in Spagna, aveva parlato loro di una giovane monaca di Castiglia, che, pur non essendosi mai mossa dal suo convento, descriveva in certe sue lettere e in modo dettagliato l’America, come se le fosse familiare.
Nel 1631 padre Alfonso da Benavides, Custode (ossia superiore) della provincia del Nuovo Messico, rientrò in Spagna e raggiunse Ágreda, per far visita a suor Maria di Gesù. Lei rivelò allo sbalordito frate, che scrisse poi una dettagliata relazione, i nomi di tutti i confratelli missionari e ricordò episodi e avventure che lui stesso aveva dimenticato. Infine confermò di avere catechizzato, oltre gli Xamana, anche molte altre tribù.
Ancora nel 1699, cioè ben trentaquattro anni dopo la morte di suor Maria, furono scoperte per la prima volta tribù che professavano un cristianesimo senza sacerdoti, perché non ne avevano mai trovato uno. Anche questi indigeni raccontarono che, molti anni prima, una misteriosa signora con un lungo abito azzurro, si era presentata a loro, che ne provarono spavento, tanto che la bersagliarono con le frecce, senza però colpirla. Alla fine si tranquillizzarono e presero ad ascoltarla.

Suor Maria e l’Inquisizione Spagnola
Le sue bilocazioni e gli altri fenomeni furono posti all’esame dell’Inquisizione Spagnola, che sottopose la suora a vari interrogatori, per settimane e per dieci ore al giorno. Rispondendo a padre Antonio Gonzalo del Moral, Trinitario, censore del Sant’Uffizio, suor Maria ammise di aver sentito parlare dell’evangelizzazione degli indios e di aver desiderato di poterli raggiungere. Continuò dichiarando di credere di essere stata trasportata da loro più volte, anche se, riprendendo san Paolo, non sapeva se fosse avvenuto «col corpo o senza il corpo».
Quando fu accusata di aver violato il voto di clausura, dato che i viaggi apparivano reali, ribatté che in effetti una volta era uscita dalla clausura, ma solo per trasferirsi nel nuovo monastero che era stato costruito.

Suor Maria e re Filippo IV
Nel luglio 1643 Filippo IV, re di Spagna, passò per Ágreda e, visitando suor Maria, le chiese d’iniziare una corrispondenza. Pochi giorni dopo, da Saragozza, le scrisse la prima lettera. Per oltre vent’anni, fino al 1643, il sovrano le domandò sostegno per il proprio governo.
Suor Maria rispondeva anzitutto raccomandandogli di prendere decisioni giuste in particolare per i più poveri, ma gli raccomandava anche di salvaguardare la pace, poiché la Spagna all’epoca era segnata da conflitti interni. Della loro corrispondenza ci rimangono seicentoquattordici lettere, trecento delle quali sono del re.

I suoi scritti e la «Mistica Città di Dio»
Suor Maria lasciò numerosi scritti, molti dei quali editi, fra autobiografie, lettere, trattati di perfezione religiosa, meditazioni e scritti spirituali, ancora pubblicati ai giorni nostri.
La sua opera principale resta la «Mistica Città di Dio», edita per la prima volta nel 1670 a Madrid e poi nel 1681 e 1684 a Lisbona. Gli otto libri che la compongono narrano la vita della Vergine Maria, con elementi simili a quelli contenuti nei Vangeli apocrifi, presentati dall’autrice come frutto di rivelazioni private.
La «Mistica Città di Dio» fu iniziata nel 1637, ma il piano dell’opera era stato ideato da suor Maria di Gesù già dieci anni prima, quando era diventata badessa del monastero della Concezione.
Pur ricevendo il plauso di re Filippo IV di Spagna e dei teologi da lui interpellati, l’opera, in parte già scritta, fu bruciata dall’autrice nel 1645, insieme ad altri scritti, per ordine di un temporaneo confessore.
Nel 1650, passata sotto la direzione spirituale di un altro confessore, padre Andrea da Fuenmayor, ebbe l’ordine di riscrivere la vita della Madonna e anche la propria autobiografia, con la descrizione delle singolari grazie ricevute da Dio.
L’opera fu completata nel 1660 e approvata poi nel 1686 dall’Inquisizione spagnola, proprio grazie al suo rigore teologico e ai suoi edificanti contenuti. Ebbe poi come una notevole diffusione, in milioni di copie e in varie lingue, comprese il tamil, il cinese e il coreano.

La morte
Sentendosi prossima alla morte, suor Maria di Gesù si rivolse alle consorelle che, in lacrime, la circondavano. Diede quindi le sue ultime volontà: «Sorelle, non fate così; considerate che non abbiamo avuto altre prove e che si devono ricevere con uniformità di animo quelle che Dio manda; se la divina Maestà chiede che ci separiamo, si compia la sua santissima volontà. Quello che vi chiedo è di servire il Signore osser¬vando la sua santa legge, di essere perfette nell’osservanza della vostra regola e fedeli spose di sua Maestà, e comportarvi come figlie della Vergine santissima, poiché sapete quel che le dobbiamo ed è nostra Madre e superiora. Abbiate pace e concordia tra voi e amatevi le une le altre. Custodite il vostro segreto, astraetevi dalle creature e ritiratevi dal mondo: lasciatelo prima che lui vi lasci. Siate distaccate dalle cose di questa vita e lavorate mentre ne avete il tempo; non rimanda¬te questo ultimo slancio quando impedisce tanto il peso dell’infermità e la prostrazione della natura. Adempite gli obblighi, ché con questo io avrò meno purgatorio per tanti anni di superiora. Se camminate così, riceverete dal Signore la benedizione, e anche io ve la do».
Alzò quindi la mano e raccomandò, tracciando il segno della Croce: «La virtù, la virtù, la virtù, vi raccomando». Ciascuna delle monache le si accostò, per chiedere una benedizione speciale su di sé; non la negò a nessuna.
Al capezzale erano presenti anche padre Giuseppe Ximénez Samaniego, che fu poi il suo primo biografo ed era Ministro provinciale, e padre Ildefonso Salizanes, Ministro Generale dei Frati Minori, il quale ordinò di raccogliere subito tutti i suoi scritti.
Suor Maria di Gesù morì quindi nel suo convento di Ágreda, all’ora terza del giorno di Pentecoste, 24 maggio 1665. Aveva sessantatre anni, quarantatre dei quali di vita religiosa. Il suo corpo rimase incorrotto: ci furono ben quattordici ricognizioni ufficiali, che nel tempo constatarono lo straordinario fenomeno. L’ultima avvenne il 20 maggio 1989, quando il corpo fu collocato nella chiesa della Concezione, dov’è tuttora conservato.

La causa di beatificazione
Il processo diocesano della sua causa di beatificazione si svolse a Tarazona, concludendosi il 23 settembre 1669. Il 21 novembre 1671 papa Clemente X approvò il processo e, il 28 gennaio 1673, procedette all’introduzione della causa, che segnava l’inizio della fase romana; secondo le normative del tempo, da allora suor Maria di Gesù ebbe il titolo di Venerabile.
La causa ebbe vari gradi d’indagine e giudizio, ma dal 1773 e nel 1774 fu imposto il silenzio all’intera pratica. Nonostante i vari solleciti pervenuti da più parti, compresi dalle monache Concezioniste Francescane, è rimasta bloccata fino al 1990, quando è stato nominato un nuovo relatore.
All’intercessione di suor Maria di Gesù sono stati attribuiti per sua intercessione vari asseriti miracoli. La Sacra Congregazione dei Riti, organismo un tempo competente circa le cause di beatificazione, aveva approvato la guarigione istantanea di una monaca Concezionista Francescana da una mortale malattia, avvenuta nel febbraio 1867, nella diocesi di Mechelen.


Autore:
Antonio Borrelli ed Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2019-09-30

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