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Beati Martiri Cistercensi di Casamari Religiosi

13 maggio

Casamari, Frosinone, 13/16 maggio 1799


Si tratta di un gruppo di monaci cistercensi (quattro di origine francese, un italiano, un cecoslovacco), che in buona parte, fuggiti dagli orrori della Rivoluzione Francese e confluiti singolarmente nell’Abbazia di Casamari, trovarono qui, tutti insieme il martirio, per mano degli stessi soldati dell’esercito rivoluzionario francese, in ritirata da Napoli. Papa Francesco ha riconosciuto il loro martirio in odio alla fede in data 26 maggio 2020, aprendo così la strada alla loro beatificazione.

Il contesto storico
Il 23 gennaio 1799, le truppe francesi del generale Championnet, occuparono Napoli, mentre il re Ferdinando IV, si rifugiava a Palermo; i patrioti fautori della repubblica, avevano occupato il 22, Castel Sant’Elmo che sovrasta la città, proclamando la Repubblica Partenopea, chiedendo il giorno dopo, al generale francese di riconoscerla e di nominare un governo provvisorio, al quale presero parte i più noti nomi dell’intellettualità napoletana.
Mentre a Napoli si sviluppava nei primi mesi dell’anno 1799, una vivace attività di governo, nella provincia del Regno delle Due Sicilie, le cose precipitavano; il 7 febbraio il cardinale Fabrizio Ruffo (1744-1827), con l’assenso del re, sbarcò nella sua Calabria con pochi uomini, per tentare un’opposizione armata e popolare, contro i francesi e i cosiddetti giacobini, cioè i patrioti del regno che l’appoggiavano.
Facendo leva sulle folle contadine che nutrivano odio contro i loro padroni, che a loro volta nutrivano in buona parte, simpatie giacobine contro l’assolutismo borbonico e appoggiandosi alle bande di briganti che imperversavano con la loro guerriglia, l’”esercito sanfedista” del cardinale, conquistò man mano la Calabria, la Puglia, la Basilicata, saccheggiando con le sue orde disordinate e feroci, tutte quelle cittadine simpatizzanti per la Repubblica che si opponevano, come Altamura, Crotone, ecc.
Dal mare il generale inglese Orazio Nelson, con la sua flotta e le truppe turche e russe, inviate dai loro sovrani in soccorso del re Ferdinando IV, sostenevano la marcia del cardinale Fabrizio Ruffo, verso Napoli, la capitale del Regno.
Intanto nell’aprile 1799, le truppe francesi subivano delle sconfitte in Lombardia, nella guerra contro l’Austria, pertanto ciò determinò l’abbandono, di Napoli prima, e del Regno delle Due Sicilie poi, delle truppe francesi del generale Championnet, che presero a risalire la Penisola, lasciando soli i patrioti della Repubblica Partenopea, che oltre le preponderanti forze nemiche, dovettero affrontare anche l’insurrezione interna dei cosiddetti “lazzaroni”.
La Repubblica cadde definitivamente il 19-23 giugno, dopo un’eroica ma impari resistenza; nonostante le promesse fatte loro dal cardinale Ruffo di aver salva la vita, il re ritornato a Napoli, tramite le Giunte di Stato, condannò a morte per impiccagione o decapitazione, più di cento patrioti e fra questi i più bei nomi della cultura napoletana, compreso l’ammiraglio Francesco Caracciolo, odiato da Nelson.

La ritirata delle truppe francesi
Le truppe francesi, costrette dall’avanzare del riorganizzato esercito borbonico e dalla presenza della flotta inglese, ancorata nelle isole d’Ischia e di Procida, prese la via del ritorno risalendo la penisola per la strada litoranea, attraverso Gaeta e Terracina.
Lo Stato Pontificio era anch’esso invaso dai Francesi e lo stesso papa Pio VI (1717-1799), si trovava prigioniero di Napoleone Bonaparte in Francia, dove morirà il 29 agosto 1799; un distaccamento di circa 15.000 soldati al comando dei generali Vetrin e Olivier, prese però la strada interna, giungendo il 10 maggio a Cassino, spopolata dagli abitanti rifugiatosi sui monti.
Anche la millenaria abbazia benedettina di Montecassino fu devastata, saccheggiata e profanata, dai circa 1500 uomini della colonna del generale Olivier, saliti fin lassù; fortunatamente i monaci si erano messi in salvo a Terelle, portando con loro le cose più preziose e artistiche.
La ritirata continuò nella provincia di Frosinone e cittadine come Aquino, Roccasecca, Arce, l’11 maggio 1799 furono saccheggiate e alcuni abitanti uccisi; poi i francesi anziché deviare per Ceprano, si diressero a Isola del Liri, dove il 12 maggio perpetrarono ogni sorta di violenza, saccheggio, profanazione di chiese e distruzioni e questa volta con un efferato eccidio di oltre 500 abitanti, che avevano cercato di opporre una debole resistenza; gli oltre cinquecento nomi, sono annotati nel registro dei defunti della Chiesa di San Lorenzo, tutti uccisi il 12 maggio 1799, giorno di Pentecoste.
Poi mentre la truppa riprendeva la strada per il Nord, un drappello di venti soldati sbandati, della formazione “leopardi”, il 13 maggio penetrò all’interno dell’Abbazia di Calamari, alla ricerca di altro bottino; secondo le consuetudini di quei tempi, quando scarseggiando la paga governativa, lo stesso generale Bonaparte, autorizzò il saccheggio per sostenersi da parte dei suoi soldati; cosa sempre successa anche in epoca recente in tutte le guerre, che hanno comportato invasioni, occupazioni, ritirate più o meno disastrose.

Il martirio dei sei monaci cistercensi
L’Abbazia di Casamari, posta in una frazione del Comune di Veroli (Frosinone), appartiene all’Ordine Cistercense, fondato da s. Roberto di Molesmes nel 1098, a Citeaux (Francia), il cui nome latino era Cistercium; Ordine che ebbe il più grande sviluppo e regolamentazione nel 1109, con il terzo abate generale s. Stefano Harding (1060-1134).
L’Abbazia di Casamari sorse sul luogo di un’antica fondazione benedettina, passata poi nel 1150 ai Cistercensi; la chiesa del 1217 e il grandioso complesso delle costruzioni conventuali, sono opera di un’unica mente direttiva che guidò l’opera delle abili maestranze.
Il complesso edilizio, concepito secondo un chiaro e unitario piano cistercense, ricorda l’architettura borgognona per le proporzioni, la purezza delle forme e i prevalenti caratteri del primo gotico francese.
In questo gioiello dell’arte cistercense e cenobio insigne di spiritualità, viveva la comunità dei monaci cistercensi sotto la guida del priore padre Simeone Cardon; il 13 maggio 1799 il clima era di paura, per le notizie degli eccidi e devastazioni perpetrati dalla soldataglia francese e quando alle otto di sera, mentre la comunità si accingeva al canto della ‘compieta’, che precede il grande silenzio della notte del monastero, il gruppo di una ventina di soldati francesi sbandati, irruppe all’interno dell’abbazia, arrecando agli indifesi monaci, spavento, disperazione, sangue e morte.
Mentre la maggior parte di essi, scappavano spaventati e inermi cercando un possibile rifugio, sei monaci coraggiosamente ed eroicamente, restarono a difesa dell’Eucaristia, cercando di nascondere le sacre pissidi o riparando alla profanazione, raccogliendo le particole consacrate disperse sull’altare e per terra.
La soldataglia atea sfogò su di loro la rabbia di non trovare denaro ed oggetti preziosi, tranne i calici sacri difesi dai monaci e a colpi di sciabola, baionetta, archibugio, uccise i sei cistercensi prima di lasciare l’abbazia.
I corpi dei sei martiri, furono poi sepolti dai confratelli ritornati dopo il gran pericolo; attualmente le loro reliquie riposano nella chiesa abbaziale; una serie di bei dipinti, opera di Mario Barberis, custoditi nel Museo dell’Abbazia, illustrano alcune fasi del martirio

Ecco l'elenco dei sei martiri, con il rimando al profilo biografico di ciascuno:

98809 - Simeone Maria Cardon
98810 - Domenico Maria Zawrel
98811 - Albertino Maria Maisonade
98812 - Zosimo Maria Brambat
98813 - Modesto Maria Burgen
98814 - Maturino Maria Pitri


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2020-05-28

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