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Venerabile Onofrio Natta Eremita camaldolese

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† Torino, 1781

I Natta discenderebbero dai Signori di Bergoglio, uno dei vari feudi del Consortile Manfredingio degli Acquosana, e contribuirono alla fondazione del Comune Signorile Consorziato di Alessandria il 22-IV-1168 assieme ai Signori di Foro, Marengo, Rovereto, Gamondio, Solero ed Oviglio. Da Alessandria si trasferirono nel XII secolo ad Asti, dove furono ascritti al Nobiltà e dove alcuni personaggi si segnalarono. Tra essi il Venerabile Onofrio Natta, iscritto nel Menologio Camaldolese al 21 maggio. Egli abbracciò la vita eremitica dopo aver superato con gran coraggo e costanza enormi difficoltà. Fu dolce senza debolezza, modesto senz’affettazione, umile senza basezza, penitente senza ostentazione.


Bello è conoscere il numero straordinario di con­giunti datisi alla vita religiosa che ebbe il Padre Natta del Cerro, e la sua costanza nel superare le contraddizioni che si opponevano alla propria vocazione.
Onofrio, nato dal Marchese Giacinto e da Adelaide Scarampi di Vil-lanova nei 1700. ebbe due prozìi l'uno Cappuccino e l'altro Somasco: l'avo paterno aveva finito i suoi giorni nell'Ordine di San Domenico: ebbe cinque zii paterni, Enrietto Vescovo di Alba poi Cardinale, uno Arcivescovo di Cagliari, Tomaso semplice sacerdote, tutti tre dell'Ordine dei predicatori; Benedetto monaco camaldolese nell'Eremo di Torino e Giorgio della Compagnia di Gesù: avea inoltre due fratelli nell'Ordine di S. Domenico, un terzo Somasco, due sorelle Carmelitane, due zie, l'una Carmelitana e l'altra Cappuccina; e due prozie Benedettine. Quando Onofrio fece professione, pontificò solennemente nell'Eremo il suo zio Enrietto, mentre Benedetto e Giorgio compievano l'ufficio di Diacono e di Suddiacono.
Benché contasse tra i più prossimi parenti tante persone religiose, tuttavia il suo ingresso nell'Ordine non fu senza opposizioni: e forse l'esservene tal copia faceva desiderare ai suoi genitori che egli seguisse una carriera di mondo. Se non che egli compiuti gli studi letterari nel Collegio dei PP. Gesuiti, ed i corsi di filosofia, di teologia, di diritto civile e canonico nell'Università torinese, avea determinato di abbracciare le regole di Camaldoli. però non osava entrare nel nostro Eremo per timore di essi. Abbandonò pertanto la città e ad insaputa di tutti recossi a Genova; fu a Napoli, ove riconosciuto da un amico, per evitarlo, passò in Sicilia, e stava già per dare il suo nome alla riforma dei PP. Francescani di S. Pietro d'Alcantara, che allora tenevasi per istituto assai austero.
Ma conosciute le intenzioni di lui, lo zio Enrietto, scrivendone al Vice­ré di Sicilia ed al Generale dei Francescani, impedì che vi fosse ascritto. Onofrio perciò venuto a Roma fu dall 'altro zio domenicano confermato nel proposito di rendersi camaldolese, e dopo molte trattative col Maggiore di Monte Corona, finalmente fece professione nel nostro Eremo, senza pur recarsi prima a prender commiato dai genitori. Quivi visse santamente, e passò all'altra vita li 20 Maggio del 1780: (Ann. VIII, 649).


Autore:
Maurizio Aragno


Fonte:
Principi, monaci e cavalieri. “Regio Sacro Eremo” di Torino. Note storiche e divagazioni

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Aggiunto/modificato il 2009-04-28

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