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San Ticone di Mosca Patriarca russo

26 settembre (Chiese Orientali)

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Toropeč, Russia, 1 febbraio 1865 Mosca, Russia, 7 aprile 1925

Vasilij Ivanovič Bellavin nacque a Toropeč, un villaggio dell'Oblast' di Pskov, dalla famiglia di un prete di campagna, Vasilij visse nel paese la sua infanzia e la sua fanciullezza a stretto contatto con i suoi concittadini. Dal 1878 al 1883 studiò nel Seminario Teologico di Pskov, dove si dimostrò così studioso nei confronti dei dettami del cristianesimo e così pronto ad aiutare i suoi compagni di corso in difficoltà che fu presto soprannominato il "Vescovo". Nel 1888, all'età di 23 anni, si laureò come laico all'Accademia Teologica di San Pietroburgo. Tornò allora al Seminario di Pskov dove divenne Professore di Teologia Dogmatica e Morale. Nel 1891, ventiseienne, fu consacrato monaco e decise di prendere il nome di Tikhon in onore di San Tikhon di Zadonsk. Fu consacrato Vescovo di Lubino il 19 ottobre 1897. Il 14 settembre 1898 Tikhon fu nominato Vescovo delle Isole Aleutine e dell'Alaska. A capo della Chiesa Ortodossa Russa in America, riorganizzò la propria diocesi e ne mutò il nome in "Diocesi delle Aulentine e del Nord America" nel 1900. Nello stesso periodo gli fu conferita la cittadinanza onoraria americana. Nel 1907, nominato Vescovo di Jaroslavl', fece ritorno in Russia. Cinque anni dopo, il 22 dicembre 1917, fu trasferito a Vilna. Il 21 giugno 1917 fu eletto dal Congresso diocesano del clero e dei laici Vescovo di Mosca, il 15 agosto dello stesso anno, venne nominato Metropolita di Mosca e, un mese dopo, Patriarca di tutta la Russia. Durante la Guerra civile russa, la Chiesa ortodossa fu considerata parte della fazione anti-bolscevica e molti membri del clero vennero incarcerati o uccisi dal nuovo regime. Il Patriarca condannò apertamente l'uccisione della famiglia dello Zar nel 1918 e protestò contro le persecuzioni cui la Chiesa ortodossa era oggetto. Dopo la consolidazione dell'USSR, Tikhon fu accusato dal governo di sabotaggio, accusa per la quale fu di fatto imprigionato nel Monastero Donskoij dall'Aprile 1922 al Giugno 1923. Nel 1924 il Patriarca si ammalò e fu ricoverato in ospedale. Il 5 Aprile 1925, officiò la sua ultima liturgia Divina. Morì due giorni più tardi, giaà venerato dai fedeli come un martire della fede. Fu glorificato santo dalla Chiesa ortodossa russa nel 1989. Le sue reliquie si trovano a Mosca, nel monastero Donskoij.



La notte del 7 aprile 1925 cessa di battere il cuore malato di Tichon, patriarca di Mosca e di tutta la Russia. È l'epilogo di una vicenda umana tragica e straordinaria nello stesso tempo.
Figlio di un parroco di provincia, Vasilij Bellavin nacque nel 1865 a Toropec, nei, pressi di Pskov. Dopo gli studi, dovendo scegliere tra il matrimonio e la vita monastica prima dell'ordinazione presbiterale, optò per la seconda assumendo il nome di Tichon.
Uomo di grandi doti umane, Tichon fu consacrato vescovo di Lublino a soli 32 anni. A Lublino, come in tutte le sedi in cui eserciterà il ministero episcopale, egli fu uomo di ascolto e di grande equilibrio, capace di dialogare con cattolici e protestanti, fino a desiderare e progettare cammini di unità, che con la chiesa anglicana giungerà molto prossima al compimento.
Costretto dalla potente influenza di un'igumena locale ad abbandonare la diocesi di Lublino, Tichon fu mandato come vescovo nella missione ortodossa d'America. In America egli poté esprimere tutta la sua larghezza d'animo, divenendo riferimento di tutti gli ortodossi del Nuovo continente e gettando le basi per un'unica chiesa ortodossa americana, che mai sarà realizzata.
Trasferito nel 1907 a Vilnius, poi a Jaroslavl', nel 1917 divenne metropolita di Mosca e presiedette il Concilio della Chiesa russa, che ripristinò il titolo di patriarca, conferendolo allo stesso Tichon nel dicembre di quel medesimo anno.
Benché si fosse tenuto al di fuori della politica e cercasse unicamente di confortare i fedeli santificando con la sua intercessione una chiesa ormai votata al martirio, il suo fu un lento calvario. Deposto nel 1923, arrestato, confinato e recluso, Tichon seppe illuminare con la luce interiore del suo cuore l'estrema solitudine dei cristiani russi, ponendo così un segno di quella speranza escatologica che costituisce da sempre l'anima più vera del cristianesimo russo.

Figli miei! Anche se ad altri sembrerà debolezza questa santa mitezza della chiesa, questi nostri appelli alla paziente sopportazione dell'inimicizia contro i cristiani e della cattiveria, questa contrapposiione degli ideali cristiani alle prove, e alla normale inclinazione umana ai beni della terra e alle comodità della vita mondana; eanche se alla mentalità mondana sembrerà «insopportabile» e «crudele» la gioia che trova la sua sorgente nella sofferenza a causa di Cristo, noi preghiamo voi, per tutti i nostri figli ortodossi, di non abbandonare questa disposizione cristiana, l'unica che porta alla salvezza; di non deviare dal cammino della croce, che Dio ci ha mandato dall'alto, per il cammino mondano della violenza e della vendetta. Non adombrate questa vostra eroica saldezza cristiana con il ritorno a un'idea della difesa del bene ecclesiale, che svilirebbe la chiesa e abbasserebbe voi al livello delle azioni di coloro che la bestemmiano. Signore, proteggi la nostra Russia ortodossa da un tale orrore!
(Tichon di Mosca, Lettere ai fedeli )

PREGHIERA
Regola di fede
e immagine di mansuetudine,
maestro di continenza
ti ha dimostrato la verità dei fatti.
Veramente, con l'umiltà,
tu hai raggiunto vette eccelse
e con la povertà la ricchezza.
Padre e patriarca Tichon,
prega Cristo nostro Dio
di salvare le nostre anime.


Fonte:
www.monasterodibose.it

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Aggiunto/modificato il 2020-04-24

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