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Serva di Dio Maria Cristina Cella Mocellin Madre di famiglia

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Cinisello Balsamo, Milano, 18 agosto 1969 – Carpanè, Vicenza, 22 ottobre 1995

Maria Cristina Cella è nata a Monza il 18 agosto 1969. Dal matrimonio con Carlo Mocellin, con il quale ha vissuto a Caranè in Valsugana, sono nati Francesco, undici anni, Lucia nove e Riccardo otto. Per non mettere in pericolo la terza gravidanza, ha rifiutato il trattamento chemioterapico necessario a combattere il tumore all'inguine che l'aveva colpita. Dopo lunghe sofferenze, il 22 ottobre 1995, si è spenta all'ospedale civile di Bassano del Grappa.



La vita lineare e semplice di una giovanissima donna è da due anni sotto la lente di ingrandimento di un tribunale ecclesiastico a Padova: dovrà accertare, mediante l’ascolto di 65 testimoni, se davvero è fondata la fama di santità di cui gode e se, di conseguenza, è degna della gloria degli altari. I lavori del tribunale non sono ancora terminati, ma tutto lascia presumere che ci troviamo di fronte ad un caso analogo a quello di Santa Gianna Beretta Molla, il medico milanese che 50 anni fa scelse di continuare la gravidanza, a rischio della propria salute e, in conseguenza di ciò, morì pochi giorni dopo il parto. Perché anche Mariacristina Cella Mocellin è morta per voler essere mamma fino in fondo, rimandando a dopo il parto le cure cui avrebbe dovuto sottoporsi per contrastare un sarcoma. Il gesto, di per sé eroico, si sta comunque rivelando nient’altro che l’apice di un eccezionale cammino di fede, dato che la santità non è mai un punto ma sempre una linea e l’eroismo non lo si può mai improvvisare.  Le testimonianze finora raccolte stanno infatti mettendo in luce un precocissimo cammino di fede e di profonda unione con Dio, che Mariacristina coltiva con cura prima in casa sua, a Cinisello Balsamo, dove nasce nel 1969, poi all’oratorio, come animatrice e catechista e perfino sui banchi di scuola. Arriva ad accarezzare anche il sogno della vocazione religiosa, almeno fino al 1985, quando arriva per lei il classico colpo di fulmine: in vacanza dai nonni materni, che abitano a Valstagna, in Veneto, conosce il diciannovenne Carlo Mocellin e subito inizia una straordinaria storia d’amore. Cristina si lascia inebriare da questo nuovo sentimento, con quella gamma di vibrazioni che tutti gli innamorati conoscono bene. Del periodo dell’innamoramento e del successivo fidanzamento, collaudato da oltre 250 chilometri di distanza, resta un intenso epistolario indirizzato a Carlo, nel quale Cristina a poco a poco gli fa intravedere tutta la sua ricchezza spirituale. Tra i due si stabilisce una profonda intesa spirituale, resa ancor più stabile dal sarcoma a una gamba che costringe Cristina ad una dolorosa operazione e ad una ancor più dolorosa terapia, che tuttavia sembra aver debellato il male e permette ai due di progettare la loro vita insieme. “Padre, ti offro: la mia gioia come canto di lode, il mio cuore come casa che ti accoglie; la mia vita perché tu vi compia il tuo volere”, scrive Cristina sempre più innamorata del suo Carlo, con il quale si sposa il 2 febbraio 1991, trasferendosi in Veneto, al paese di lui. A dicembre di quell’anno già arriva il primo figlio, Francesco, e diciotto mesi dopo Lucia, perché Cristina ha detto a Dio: “Piuttosto che neanche un figlio, mandamene dieci”.  Il sarcoma, che non è stato debellato ma ha concesso solo una tregua, si risveglia l’anno dopo, quando Cristina è al secondo mese della terza gravidanza. Il suo primo pensiero è per la vita che porta in grembo, chiedendo al medico solo cure non invasive che non arrechino danni al bambino.  Riccardo nasce sano e vispo e Cristina gli scrive anche una lettera, che consegna al marito con l’incarico di fargliela leggere quando ne sarà capace. “Sei un dono per noi”, vi si legge, “tu sei prezioso e quando ti guardo penso che non c’è sofferenza al mondo che non valga la pena per un figlio”. La chemioterapia inizia subito dopo il parto, quando però il sarcoma ha già compiuto la sua devastazione e non c’è più nulla da fare. Cristina, pur desiderando guarire e sperando nel miracolo, continua a fidarsi di Dio: “Credo che Dio non permetterebbe il dolore, se non volesse ricavare un bene segreto e misterioso, ma reale. Credo che non potrei compiere nulla di più grande che dire al Signore: Sia fatta la tua volontà. Credo che un giorno comprenderò il significato della mia sofferenza e ne ringrazierò Dio. Credo che senza il mio dolore sopportato con serenità e dignità, mancherebbe qualcosa nell’armonia dell’universo”. Si spegne il 22 ottobre 1995, ad appena 26 anni, non prima di aver dato appuntamento al marito Carlo nell’eternità.

 

Autore: Gianpiero Pettiti

 


 

Maria Cristina nasce a Cinisello Balsamo il 18 agosto 1969. Trascorre serenamente gli anni della sua fanciullezza e adolescenza in famiglia con mamma Caterina, papà Giuseppe e il fratello Daniele. Già da ragazza frequenta assiduamente l’oratorio della vivace comunità cristiana della Sacra Famiglia in Cinisello. Qui incontra le Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret, in particolare suor Gabriella Belleri e suor Anna Rosa Pozzoli, e il coadiutore don Armando Bosani: sono le figure fondamentali che hanno segnato profondamente il suo cammino spirituale. Con entusiasmo si impegna come catechista e animatrice dell’oratorio, rivelando un carattere forte e coerente.
Frequenta il liceo linguistico “Regina Pacis” a Cusano Milanino; qui conosce la comunità delle Figlie di Don Bosco.
Nelle vacanze estive si reca con la famiglia a Valstagna, un paese vicino a Carpanè, in provincia di Vicenza. Lì nell’estate del 1985 incontra Carlo Mocellin.
Nell’estate del 1987, appena compiuto i diciotto anni, compare un tumore alla gamba sinistra e subisce un primo intervento chirurgico il 9 dicembre. Nonostante i lunghi mesi di chemioterapia, supera brillantemente gli esami di maturità. Si iscrive all’Università Cattolica di Milano presso la facoltà di lingue.
Il 2 febbraio 1991, Cristina e Carlo si sposano e si stabiliscono a Carpanè, in provincia di Vicenza. In dicembre nasce Francesco e nel luglio del 1993 Lucia e un anno dopo Riccardo.
Durante la terza gravidanza il tumore ricompare; Cristina, con Carlo, decide di sottoporsi solo alle cure mediche che non avrebbero messo a rischio la vita del bambino. Quindi, nell’aprile del 1994 subisce un intervento chirurgico e dopo il parto iniziano le terapie, che prima aveva rifiutato. Tuttavia la malattia si aggrava, ma Cristina soffre con il sorriso sulle labbra e la fiducia in Dio.  
Il 1995 trascorre con periodi sempre più lunghi in ospedale. Il male ormai ha colpito i polmoni; la sua vita è un calvario fino al 22 ottobre 1995: Dio Padre la chiama a sé, non prima di aver preparato il cuore dei suoi familiari, donando loro la serenità e la gioia interiori che vengono solo da Lui.

Tratto dal diario di Mariacristina Cella Mocellin: "Una vita donata", edizioni SanPaolo

SPIRITUALITA':
L'amore coniugale e l'apertura alla vita sono gli ambiti nei quali Cristina Cella rivela l'eroicità della propria carità; una eroicità permessa dalla grazia e dalle virtù cristiane, particolarmente la purezza e la fortezza, che lei ha sempre considerato un dono essenziale per la pienezza della propria umanità, per essere se stessa di fronte agli altri e al mondo.
Cristina ha trovato risposta alla sua sete di bello, di giusto e buono di fronte all'amore di Cristo morto in croce per la nostra salvezza. E' in quel gesto, straordinario perché libero e totale, che ha trovato il senso dell'amare e dell'esistere. Un esistere che può avere speranza ed essere fiducioso solo grazie a quel fatto; ed è proprio meditando su questo atto che Cristina scopre la forza liberante dell'amore. Da questa scoperta acquista la consapevolezza  che un gesto così verace e  così profondamente personale non possa essere esente dal peso dello sforzo di andare incontro anche a ciò che non si gradisce, ma che si crede giusto fare. Percepisce di non essere stata amata da un amore con le mezze misure, e ciò le fa accrescere il desiderio di amare pienamente, per vivere quella gioia che non può scaturire da un'esistenza mediocre e che tanto meno potrebbe aver la forza di cambiare le cose, di sconfiggere il male.
La vita di Cristina è una contemplazione e un'imitazione del sacrificio di Cristo, che le permette di vincere il male e di offrire carità e libertà, perché la carità è anche sempre un grande orizzonte di libertà, mentre il male è anche sempre privazione di libertà.
La scelta di Cristina di procrastinare le cure oncologiche, a rischio della propria vita, per permettere la nascita del terzo figlio Riccardo, nell'imitazione di Cristo, è un gesto di vittoria contro il male ed è proprio l’espressione evidente della sua santità. Certamente, quanto fatto da Cristina è e rimane sempre un sacrificio doloroso che non si vorrebbe mai dover affrontare, ma nelle condizioni di peccato, quindi di schiavitù e paura, in cui fino alla fine dei tempi vivrà l'umanità, è anche il gesto più grande possibile d'amore e libertà, che dilata il confine di questo mondo e lo avvicina ad una diversa creazione, nella quale il bene avrà trionfato, grazie anche all'eroismo di grandi donne e uomini come Cristina Mocelin, sorretti dalla grazia.
Da quanto appena detto, emerge come Cristina abbia vissuto profondamente il senso dell’eucarestia, dell’oblazione, che per lei è passata attraverso il sacrificio di sé per permettere la vita a suo figlio. Come Cristo, è la testimone di una vita non dedicata solo alle persone che già aveva con se, ma ad ogni altra che Dio le ha posto d’innanzi, per amarle fino a donare la propria vita. Con questi fatti Cristina rivela il vero essere dell'uomo: l'essere fatto per amore e per amare, che può restare celato, ma quando questo essere si illumina e si mostra è sempre un dono per l'uomo. Il seme che cade è sempre un nuovo germoglio.
In Cristina Cella Mocelin l’uomo del terzo millennio può trovare l’esempio di ciò che sempre desidera: una vita autentica e piena, la risposta concreta al suo bisogno di libertà e verità ed il senso della carità gratuita.

IL SUO MANIFESTO A DIFESA DELLA VITA: (Lettera al figlio Riccardo 22/9/1995)
“Caro Riccardo, tu devi sapere che non sei qui per caso. Il Signore ha voluto che tu nascessi nonostante tutti i problemi che c’erano. Papà e mamma, puoi ben capire, non erano molto contenti all’idea di aspettare un altro bambino, visto che Francesco e Lucia erano molto piccoli. Ma quando abbiamo saputo che c’eri, t’abbiamo amato e voluto con tutte le nostre forze. Ricordo il giorno in cui il dottore mi disse che diagnosticava ancora un tumore all’inguine. La mia reazione fu quella di ripetere più volte: sono in cinta!, sono in cinta! Ma io dottore sono in cinta! Per far fronte alle paure di quel momento ci venne data una forza smisurata di volontà di averti. Mi opposi con tutte le forze a rinunciare a te, tanto che il medico capì già tutto e non aggiunse altro. Riccardo sei un dono per noi. Fu quella sera in macchina di ritorno dall’ospedale, che ti muovesti per la prima volta. Sembrava che mi dicessi ‹‹grazie mamma che mi vuoi bene!›› E come potevamo non volertene? Tu sei prezioso e quando ti guardo e ti vedo così bello, vispo, simpatico, penso che non c’è sofferenza al mondo che non valga la pena di sopportare per un figlio”.


PREGHIERA PER LA BEATIFICAZIONE
O Dio, fonte di ogni bene, tu hai illuminato e sostenuto, in modo mirabile, questa giovane mamma, tanto che è diventata un singolare esempio di fede, di vita familiare e di difesa della vita.
Maria Cristina ha preparato e costruito una famiglia veramente cristiana, cercando che ogni sua scelta fosse secondo il Vangelo.
Nell’Eucaristia ha sempre trovato il conforto e il coraggio, per affrontare tutte le difficoltà della vita.
Ti preghiamo, o Padre, di voler glorificare in terra questa tua umile Serva, come, nella tua bontà, siamo certi che è stata glorificata in Cielo.
Sia così di esempio e di sostegno per le nostre famiglie cristiane.
Ti chiediamo questo, per Gesù Cristo Nostro Signore.
Amen.
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre
Padova, 13 giugno 2008. Imprimatur.
Mons. Paolo Doni, Vicario Generale.

PER APPROFONDIRE:
Maria Cristian Cella Mocellin, Una vita donata, Edizioni San Paolo;
Alberto Zaniboni, Cara Cristina …, Edizioni San Paolo. (Vincitore del Premio Letterario Donna è Vita 2010)


Autore:
Cristian Ricci


Note:
Per maggiori informazioni:
Associazione “Amici di Cristina”
Piazza Sacra Famiglia 1, Cinisello Balsamo (MI)

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Aggiunto/modificato il 2011-02-20

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