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Beato Raffaele Luigi Rafiringa Lasalliano

19 maggio

Mahamasina, Madagascar, 3 November 1856 - Fianarantsoa, Madagascar, 19 maggio 1919


Da pagano a leader cattolico:  un laico consacrato convertito capace di tenere in piedi la Chiesa in Madagascar quando, a fine ottocento, tutti i preti vennero espulsi. È il ritratto del lasalliano fratel Raffaele Luigi Rafiringa, proclamato beato domenica 7 giugno 2009 ad Antananarivo, capitale malgascia e città dove nacque nel 1856. Considerato un interprete significativo dell'evoluzione del suo Paese, è stato educatore, catechista, mediatore di pace ma anche poeta e letterato di spessore tanto da essere annoverato nell'accademia nazionale.
L'importanza della beatificazione di Rafiringa, una delle figure oggi più conosciute in Madagascar proprio per la sua "eccezionale modernità", è stata riaffermata dall'arcivescovo di Antananarivo, monsignor Odon Marie Arsène Razanakolona, che nell'omelia della celebrazione eucaristica da lui presieduta ha parlato di un'occasione di speranza e di crescita per tutto il Paese. Il rito della beatificazione è stato presieduto dall'arcivescovo Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Presente, tra gli altri, il superiore generale dei fratelli delle scuole cristiane.
Nel giorno della festa della Trinità, ecco dunque un religioso lasalliano come terzo beato per il Madagascar, dopo la laica Vittoria Rasoamanarivo e il sacerdote gesuita Jacques Berthieu. Innanzitutto "Rafiringa è un modello sempre valido di riferimento, un esempio da seguire - ha detto l'arcivescovo malgascio -. La sua testimonianza di fede resta un richiamo per tutti i battezzati. Basti pensare che la sua infanzia è stata plasmata dall'influenza del paganesimo oppressivo del suo clan". Suo padre era infatti un importante funzionario della regina e lo stesso nuovo beato aveva avuto gli stregoni come primi maestri.
La svolta avvenne nel 1866 grazie all'incontro con tre missionari dell'Istituto dei fratelli delle scuole cristiane fondato da san Giovanni Battista de La Salle. Una testimonianza che lo porta a farsi primo religioso lasalliano in Madagascar. "A tredici anni si fa battezzare - ha spiegato l'arcivescovo -. Raffaele, amante della libertà, si è lasciato guidare dallo Spirito di Dio e la grazia del battesimo trasformerà completamente la sua vita, la sua percezione del mondo, il suo modo di pensare e agire. La fede riempie la sua vita quotidiana, influenzandone le scelte e spingendolo all'azione nonostante non poche e dure prove:  l'incomprensione della sua stessa famiglia rimasta pagana, le critiche infondate dei suoi avversari, le calunnie, le minacce contro la sua vita, la detenzione, il peso di responsabilità enormi. Ma lui è rimasto fermo, tenace, grazie alla sua fede incrollabile".
L'arcivescovo ha rilevato come la grande popolarità di Rafiringa sia dovuta alla capacità di rappresentare le speranze del popolo, ai suoi talenti di educatore e di uomo di cultura. "Nonostante la sua ricca personalità ha saputo dare ai suoi impegni l'unità e la coerenza che la vita religiosa esigeva - ha affermato -. Non sarebbe stato un poeta se la sua prima musa non fosse stata la fede. Non si sarebbe distinto nella padronanza delle lingue malgascia e francese se non per diffondere la parola di Dio".
"Eroico" lo ha definito l'arcivescovo "nella sua fedeltà alla professione religiosa e alla sua missione. È stato un cittadino e un cristiano responsabile. È dunque questa fede consapevole, vissuta quotidianamente, che ci viene data come esempio. Una fede che ha trasformato un uomo e il suo ambiente". È soprattutto per i giovani che oggi Rafiringa ha un messaggio particolare. "Levate lo sguardo e contemplate questo nuovo beato - ha detto monsignor Razanakolona rivolgendosi direttamente alle nuove generazioni -. Meditate sulla sua vita e lasciatevi guidare dal suo insegnamento, dal suo esempio. Seguire i suoi passi vi condurrà sulla strada giusta. Nonostante che tutto fosse contrario, il giovane Raffaele ha scelto di dire liberamente sì alla chiamata di Cristo. E resterà fedele a questo sì fino alla sua morte, a ogni prezzo, ripetendolo di continuo".
Anche a educatori e genitori, come pure ai responsabili dei movimenti giovanili, l'arcivescovo ha lanciato "un appello pressante:  fate vostra la vita di questo educatore eccezionale, giunto alla santità anche grazie ai suoi educatori, cristiani convinti che testimoniavano ciò che insegnavano. Il segreto sta nel conservare la coerenza fra dire e agire, fra credo e vita".
Il punto più alto il nuovo beato l'ha raggiunto tra 1883 e il 1886 quando la situazione politica portò alla cacciata dei missionari dall'isola:  venne proclamato dai cattolici stessi come loro guida e per tre anni tenne accesa la luce della fede. Quello che poteva essere un colpo mortale per la nascente Chiesa del Madagascar si rivelò invece un insperato successo. Con coraggio e creatività Rafiringa non si tirò indietro davanti alle responsabilità. A sostenerlo Vittoria Rasoamanarivo, beatificata nel 1989, figlia del primo ministro e anch'essa cristiana nonostante la sua famiglia. Così i missionari al loro rientro trovarono una comunità non solo viva ma anche più numerosa. Più tardi il vescovo lo avrebbe definito suo "supplente negli anni dell'esilio". Per la sua attività letteraria Rafiringa conobbe anche il carcere e il processo:  ma l'accusa di complotto contro lo stato si rivelò presto inconsistente e venne liberato. Morì nel 1919.
Una particolare parola di gratitudine il celebrante l'ha rivolta all'Istituto dei fratelli delle scuole cristiane. "Seguendo i passi del vostro santo fondatore - ha detto - Rafiringa si è sforzato di imitare Cristo, osservando scrupolosamente la regola della vostra congregazione, fin nei minimi dettagli". Per questo ha resistito alle pressioni. "Rimasto solo dopo l'espulsione dei missionari Rafiringa ha continuato a vivere come se esistesse ancora la comunità, "suonando la campana tutti i giorni, all'alba e per i tempi degli esercizi di preghiera"" ha concluso l'arcivescovo, indicando ai religiosi e alle religiose malgasci pure per la sua azione lineare di radicamento del Vangelo nella cultura del Madagascar. Come è stato sottolineato per la beatificazione, Rafiringa è stato elevato agli onori degli altare non solo "per quello che ha fatto, ma per come l'ha fatto".


Fonte:
Santa Sede

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Aggiunto il 2009-06-09

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