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Don Eugenio Pilla Salesiano

Testimoni

28 febbraio 1895 15 agosto 1969


Altivole, nel trevigiano, qualche migliaio di abitanti, fu il borgo che diede i natali a don Eugenio Pilla, un grande salesiano che… non conosceva i salesiani. Tant’è che fece gli studi ginnasiali e liceali in seminario, dove era ancora vivissimo il ricordo del direttore spirituale Giuseppe Sarto (poi papa Pio X e santo), se ne percepiva ancora il fascino ricordandolo come superiore buono e paziente, capace di entrare silenziosamente nei cuori e silenziosamente rimanervi per tutta la vita; la sua parola era per i seminaristi una forza irradiante confidenza e fiducia. Terminati gli studi liceali, e conseguita brillantemente la maturità classica statale, Eugenio patì per qualche tempo una situazione di incertezza e di disagio: “Che fare ora? Quale via scegliere?”. Decise di avvalersi del consiglio del padre Leopoldo Mandic, confessore e direttore spirituale ricercatissimo a Padova, canonizzato da papa Wojtyła  il 16 ottobre 1983.

Salesiano e artista

Diresse a Verona una scuola di miniatura e di disegno professionale del ferro battuto. Eseguì varie pergamene tra le quali quella offerta a S. M. il re d’Italia Vittorio Emanuele III per il 25° della sua incoronazione,  quella per la regina Elena  e una terza offerta a S.A.R. il principe ereditario Umberto II di Savoia. Le racchiuse in cornici di ferro battuto, da lui stesso disegnate. Non pochi le considerarono tre piccoli capolavori. Molte delle opere in ferro battuto realizzate dai suoi alunni vennero esposte alla Fiera Campionaria di Verona. Trasferito a Schio, diresse una scuola d’arte dalla quale uscirono non pochi giovani talenti. Si dedicò anche alla decorazione dei libri, affermandosi nel chiaroscuro. Eseguì l’illustrazione della Divina Commedia con trenta tavole a mezzatinta che la Civiltà Cattolica definì “decorissime”. Illustrò pure i Promessi Sposi, Fabiola e diversi altri suoi libri che ebbero tirature di tutto rispetto.

Scrittore

Nel 1932 divenne direttore di Gioventù missionaria poi, quando si scoprì scrittore, non smise più di esserlo. Prete e salesiano scrittore. C’è chi parla e c’è chi scrive. Lui preferì la seconda attività alla prima. Scelse l’agiografia come ramo preferenziale e divenne l’apostolo della penna per il resto della vita. Si può dire senza tema di sbagliare che Don Bosco ebbe in lui un fedele imitatore. Le due doti: la limpida semplicità e l’ansia dell’apostolato.  Fu trasparente e immaginoso come un fanciullo. Educò generazioni di giovani prima con l’arte, con la narrativa, poi con l’agiografia. Si scrive per farsi leggere e per farsi capire. Don Pilla alle due qualità aggiunse: per fare del bene e innamorare generazioni di ragazzi alle virtù. Racconta un salesiano: “Durante i campi e le colonie estive ero uno dei pochi che riuscivano con meraviglia di molti a portare a sera i ragazzi in camerata e a tenerli buoni e in silenzio finché non s’erano addormentati. Come? Raccontavo loro quel meraviglioso Piccoli Martiri di don Pilla. La sera dopo i ragazzi mi dicevano: assisté, sei arrivato a quando… Da lì continuavo il racconto la sera dopo”.  Don Pilla per la buona stampa diede tutto se stesso; rubò ore e ore al sonno del quale i suoi occhi erano creditori; non si concesse quasi mai vacanze; rimaneva fermo al suo tavolo di lavoro durante le calure estive, anche se sappiamo, grazie a un’intervista fatta da Elio D’Aurora nel 1951, che le ore in cui Eugenio preferiva scrivere erano “dalle due del pomeriggio alle otto di sera, quando gli amici non mi interrompono”, così aveva risposto sorridendo alla domanda del giornalista. Seppe essere sempre rigido ed esigente con se stesso, per donare il meglio si sé agli altri. Una grande delicatezza gli guidava l’azione e la penna. Era soprattutto vigilante contro la superficialità e la leggerezza profusa a piene mani nei nuovi, e divulgata da idee poco ortodosse. Scrisse il rettor maggiore don Luigi Ricceri: “Il religioso nasce nel Vangelo, matura nel Vangelo, opera nel Vangelo, è l’uomo del Vangelo; la vita di questo nostro confratello è tutta qui: visse per diffondere il Vangelo”.

Quantità e qualità

La produzione libraria di don Eugenio si aggira sui trecento volumi e può raggrupparsi in tre classi di narrativa: i romanzi, le biografie di uomini grandi e le agiografie che sono le biografie dei santi. I romanzi educativi sono i più conosciuti, come il già citato Piccoli martiri, o Anima per anima, Usignuoli nella tormenta, Senza mamma (per un totale di 300 mila copie vendute, un record per quei tempi).  Ma i libri più impegnativi, quelli che resero celebre il don anche nella cerchia dei critici della letteratura e dell’arte, sono le biografie di grandi personaggio quali Leonardo Da Vinci, Michelangelo Buonarroti, Lord Byron, Tiziano Vecellio…
Il nome di Eugenio Pilla rimarrà però legato soprattutto alla collana agiografica dell’editore Cantagalli di Siena. Il titolare gli aveva offerto la direzione e don Eugenio non tardò molto ad accettare con entusiasmo perché si sentiva fortemente attratto a lumeggiare la vita dei santi. In quell’impresa in effetti sfoderò tutte le sue capacità di ricercatore e scrittore. Riuscì a curarne i primi settantotto volumi, in gran parte scritti da lui stesso. Per le Edizioni Paoline aveva pure compilato un vita di San Giovanni Bosco di 720 pagine, che meriterebbe di essere conosciuta e fatta conoscere. Soleva dire che le vite dei santi erano la sua delizia, perché lo trattenevano in un clima di paradiso, fuori dal caos di questo mondo così complesso e tormentato.

Accademico

Nel 1963 fu nominato socio dell’Accademia romana “Latinitati excolendae” per le Arti e per le Belle Lettere “eximia ob merita”. Nessuno lo seppe, forse perché egli pensava che il titolo di accademico non gli serviva ad avvicinarsi di più a Dio. Preferiva la bontà, questa lo avvicinava veramente al Signore, è la vera cultura, quella che non perisce.
Ha scritto Miguel de Unamuno: “Senza Gesù Cristo si nasce solo per morire. Con Gesù Cristo si muore solo per vivere”. È in questa frase lo scopo di tutta la sua vita.  Davanti al lui si aveva l’impressione di trovarsi alla presenza del gigante Golia per l’imponenza della sua statura, ma si aveva tosto l’impressione di trovarsi di fronte ad un uomo di Dio, che spendeva poche parole per  accarezzare le orecchie degli uomini, per spenderle invece tutte nella preghiera, per la santificazione sua e del mondo.


Autore:
Giorgia Frisina


Fonte:
www.sdb.org

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Aggiunto/modificato il 2011-05-12

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