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Beato Giorgio Hafner Sacerdote e martire

20 agosto

Würzburg, Germania, 19 ottobre 1900 - Dachau, Germania, 20 agosto 1942

Beatificato il 15 maggio 2011.



“Non vogliamo né condannare un essere umano, né serbare del rancore nei confronti di chiunque esso sia, ma vogliamo essere buoni verso tutti”, disse il sacerdote prima di essere ucciso.
Georg Häfner nacque a Würzburg nel 1900. Alla fine della Prima Guerra Mondiale, dopo aver prestato il servizio militare come aiutante per un anno, iniziò a studiare Teologia e a far parte dell'associazione cattolica studentesca “Unitas”.
Aderì poi al terz'ordine del monte Carmelo, come risposta alla vocazione che aveva coltivato sin da bambino, essendo cresciuto nell'ambiente delle Carmelitane del monastero di Himmelspforten, dove era stato chierichetto.
Venne ordinato sacerdote il 13 aprile 1924. “Le sue attività pastorali coincisero proprio con il periodo della dittatura nazionalsocialista”, ha affermato in un comunicato il postulatore della sua causa, l'avvocato Andrea Ambrosi.
“Da ecclesiastico serio e convinto, egli si dedicò molto seriamente ai suoi obblighi e adempimenti”, indica la nota. “Ma fu inevitabile che il suo zelo pastorale lo facesse entrare in conflitto con i nazionalsocialisti, al punto che lui, sacerdote tanto buono e veramente disponibile verso tutti, diventa un 'nemico' politico, un perseguitato”.
Nel 1938 ricevette una visita del Vescovo della sua Diocesi che restò molto soddisfatto della catechesi che svolgeva e segnalò in un rapporto, tra gli altri aspetti, la buona formazione religiosa che avevano i bambini di quel luogo.
“Sono circa 700 i fedeli che ricevono la santa Comunione, e questo è un motivo di gioia”, diceva il rapporto.
Erano sicuramente iniziative che davano fastidio al regime nazista. Il 3 ottobre 1941 padre Häfner venne fermato per precauzione. Il 31 dello stesso mese venne arrestato e poi portato nel campo di concentramento di Dachau, dove venne marchiato con il numero 28 876.
“Da tutto il suo atteggiamento emerge che Georg Häfner non aveva l'intenzione di combattere frontalmente il regime nazionalsocialista”, dice il comunicato, “ma il fatto è che l’osservanza completa e perfetta del suo ministero sacerdotale lo portò ineluttabilmente a divenire vittima delle proprie convinzioni di coscienza, cioè del suo obbligo pastorale”.
Non accusò i suoi aguzzini, anche in circostanze di estremo dolore. Diceva che nella vita non potevano esistere i nemici. L'unica cosa che aveva senso nell'esistenza era per lui “essere amore, rivelare amore, donare amore”, ha dichiarato l'avvocato Ambrosi.
In quelle circostanze mostrò anche il proprio abbandono totale a Dio: “Possiamo dire ad alta voce che veramente ci troviamo davanti ad un martire della riconciliazione, ad un sacerdote imbevuto di un profondo amore per la croce, ad un credibilissimo testimone della fede”.
“È in queste parole il nucleo della splendida testimonianza che il novello beato oggi rende con la sua vita vissuta all’insegna della preghiera espressa da Gesù sulla croce: 'Padre, perdona loro, perché non sanno che cosa fanno (Luca 23,33)'”, ha concluso il postulatore.


Autore:
Carmen Elena Villa


Fonte:
ZENIT

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Aggiunto/modificato il 2011-05-13

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