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Beate Martiri Spagnole Minime Scalze di San Francesco di Paola

23 luglio

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Barcellona, Spagna, 23 luglio 1936

Maria di Montserrat (al secolo: Giuseppa Pilar García y Solanas) e 8 Compagne, Suore professe dell'Istituto delle Minime Scalze di San Francesco di Paola, nonché Lucrezia García y Solanas, Laica, Vedova; uccise, in odio alla Fede, a Barcellona (Spagna) il 23 luglio 1936. Papa Benedetto XVI ha riconosciuto il loro martirio in data 20 dicembre 2012. La loro beatificazione ha avuto luogo il 13 ottobre 2013 sotto il pontificato di Papa Francesco.



Il ramo femminile dell’Ordine dei Minimi di san Francesco di Paola giunse in Spagna nel 1495. La prima fondazione fu ad Andújar, presso Jaén, seguita, nel 1623, da quella di Barcellona. Dopo aver cambiato varie abitazioni, le monache occuparono una torre situata vicino alla città di Horta.
All’inizio della guerra civile spagnola, il convento ospitava venticinque religiose: diciassette monache di voti solenni (delle quali dodici erano coriste e cinque oblate, in basse alla distinzione in uso al tempo), una monaca di voti temporanei, quattro novizie e tre postulanti. Erano consapevoli di essere in una situazione di rischio, tanto che alcune di loro presero a recitare ogni giorno il Credo, per rafforzare la loro fede.
Alle nove di mattina del 19 luglio 1936, proprio allo scoppio del conflitto, si presentarono in parlatorio un’amica delle monache, la signora de Mercader, e sua figlia Assumpta, per avvisarle che stavano per correre un gran pericolo: a Barcellona, infatti, molte chiese e case religiose erano state incendiate. Nonostante l’invito di quella signora, la superiora, madre Natividad di Maria, si oppose, per non rompere la clausura. Preferì mandare il portinaio, Esteban, a chiedere al parroco di Horta cosa fare, ma non fu possibile: la chiesa e la casa parrocchiale erano già in fiamme.
Angosciata, madre Natividad non trovò altro rimedio se non ordinare lo spogliamento del monastero: tutte le monache si tolsero le vesti e presero abiti secolari, che avevano tenuto da parte per precauzione; successivamente, consumarono tutte le ostie consacrate per evitarne la profanazione. Infine, abbandonarono il monastero, sprangando con una barra di ferro la porta della chiesa e chiudendo a chiave dall’interno la porta del monastero.
Quattro suore se ne andarono con la signora de Mercader e sua figlia, mentre il resto ri sifugiò in due case-torri vicine: la Torre Martín o “Torre de las Señoritas”, e la Torre Arnau, amministrata da David Furné, portinaio e ortolano, che vi abitava con sua moglie e suo figlio; il tutto, secondo un piano elaborato dal portinaio Esteban. Nel terreno della Torre Arnau c’era una caverna, dove il proprietario della torre teneva i suoi attrezzi da lavoro, che venne adattata come rifugio per le monache.
Sfortunatamente, il giorno successivo, il 20 luglio, mentre veniva trasferita dalla torre alla caverna, madre Natividad cadde e si fratturò il polso. Ciò non le impedì di organizzare la dispersione delle sue figlie nascondendole, a due a due, in case di parenti o amici, sempre accompagnate da Esteban.
Lo stesso giorno, i miliziani cercarono di assaltare il monastero, ma non ci riuscirono, benché avessero adoperato delle leve per sfondare la porta. Dopo, si diressero alla Torre Arnau, ma il portinaio li ingannò, dicendo loro che lì non c’erano monache, solo due signore, il loro anziano padre e una zia, che altri non era se non madre Natividad con indosso un kimono giapponese. Dopo poco tempo, i miliziani se ne andarono, senza sapere che le altre monache erano nascoste in soffitta.
Tuttavia, dato che la frattura le faceva sempre più male, madre Natividad si vide costretta a rifugiarsi in una casa amica a Horta, accompagnata dalla segretaria di comunità, suor Consuelo di Gerusalemme, che aveva con sé i documenti e i valori del monastero. Le altre monache si rifugiarono nella caverna, sedute su assi di legno.
Martedì 21, alla fine, i miliziani riuscirono a far saltare le porte della chiesa e del convento con la dinamite. Non trovando oggetti di valore, profanarono i sepolcri di due monache morte da poco, oltraggiando i loro cadaveri.
Mercoledì 22 alcune religiose decisero di tornare alla torre, per non mettere in pericolo i loro ospiti. Senza dubbio, alla fine della giornata erano arrivate in dieci, insieme alla sorella di madre María de Montserrat, la vedova Lucrecia García Solanas, alla quale era stata offerta la possibilità di essere ospitata a Barcellona da alcuni parenti, ma aveva rifiutato.
Si sentirono subito più tranquille, ma fu solo per un momento: alle tre e mezza della notte del 23 luglio, un gruppo di miliziani, armati di pistole e pugnali, assaltò la torre, in cerca di dieci monache. A denunciare la loro presenza era stato proprio Esteban, il portinaio, probabilmente dopo aver ceduto in un interrogatorio: gli era stato promesso che le religiose non sarebbero state uccise, bensì trasportate in un ospedale affinché curassero i feriti.
I soldati, entrati nella sala da pranzo, videro nove donne che recitavano il Rosario e chiesero chi di loro fosse la superiora. Madre Maria de Montserrat, che aveva rivestito quella carica per due mandati, ma all’epoca non lo era più, tuttavia affermò di esserlo, per assumersi la responsabilità di salvare le altre.
Nonostante i suoi sforzi, non le venne dato ascolto, neppure quando fece presente che sua sorella Lucrecia non era una monaca, forse perché credevano che mentisse, o più probabilmente perché pensavano fosse quella che mancava per arrivare a dieci religiose. Si trattava, invece, di suor Maria di Gesù, che si era rifugiata a pregare in un luogo appartato da sola; quando fu scoperta, si consegnò volontariamente.
Una volta radunate tutte, i persecutori iniziarono a insultarle e, mettendo loro al collo i rosari, le costrinsero a mettersi in fila: «Che nessuna si muova! Forza, su, tutte in fila, come quando andate a ricevere l’Ostia», ordinarono ridendo. David Furné, il portinaio della torre, venne catturato con loro. I prigionieri vennero quindi condotti a duecento metri di distanza, dove stavano parcheggiati un camion e un’automobile
In quel momento, suor Carmen di San Francesco (al secolo Teresa Gómez Capella), che aveva professato solo i voti temporanei ed era rimasta alla torre sperando che qualche familiare la prelevasse, venne salvata da suo fratello Salvador, militante anarchico, cui venne concesso di portarla con sé. Terminata la guerra, non poté tornare al convento per accudire sua madre malata e dichiarò: «Peccato che sia venuto mio fratello Salvador a salvarmi, perché altrimenti avrei potuto offrire al Signore lo spargimento del mio sangue, con le nove suore martiri».
Le monache e Lucrecia vennero gettate nel camion come sacchi di patate, come testimoniò la moglie di David Furné, il quale, invece, venne obbligato a salire in un’altra vettura e venne risparmiato.
Verso le sette di sera, nei pressi di San Andrés, si udirono degli spari, ma le vittime non morirono immediatamente: i persecutori le oltraggiarono fino alle due del mattino. I loro corpi rimasero ammassati, esposti al sole, per due giorni, finché un dentista, che conosceva il monastero, chiamò la Croce Rossa per portarli all’ospedale. Il medico forense identificò le monache grazie alle iniziali ricamate nei loro abiti e agli oggetti religiosi che avevano con sé. I loro resti mortali, tuttavia, andarono dispersi: la comunità delle Minime ritiene che siano stati sepolti in una fossa comune dell’ospedale, ma è certo che tutti i cadaveri che non erano stati riconosciuti sono stati cremati.
Madre Natividad, nel frattempo, era stata operata in una clinica, il cui responsabile, il dottor Ribas, non svelò la sua identità, ma venne scoperta e interrogata da alcuni miliziani circa i valori del monastero. «Sì, sono la superiora del monastero delle monache Minime, e voi avete ammazzato nove delle mie figlie!». «Noi no», risposero, «saranno stati alcuni senza controllo», e si allontanarono. Poco dopo, tornarono indietro e la misero in salvo a Centelles, luogo di nascita di due delle martiri.
La comunità sopravvissuta riprese possesso del monastero, ormai in rovine, il 30 marzo 1959 e non perse la memoria delle compagne defunte. Il loro processo di beatificazione, ottenuto il nulla osta della Santa Sede il 4 ottobre 1996, venne aperto il 14 aprile 1997 e chiuso il 26 novembre 1997. Il decreto di validità è arrivato il 5 giugno 1998, mentre la “positio super virtutibus” venne trasmessa alla Congregazione vaticana per le Cause dei Santi l’anno successivo. Il 16 aprile 2010, invece, si è tenuta la riunione dei periti teologi.
Il 20 dicembre 2012 è stato reso noto il decreto con cui papa Benedetto XVI ha ufficialmente dichiarato martiri Maria di Montserrat e le sue compagne, beatificate a Tarragona il 13 ottobre 2013.
Di seguito l’elenco completo (per le monache, i nomi al secolo sono riportati tra parentesi e secondo la dizione castigliana), comprendente il rimando alle schede singole di ciascuna martire.

96201 Madre Maria di Montserrat (Josefa Pilar García y Solanas)
96202 Madre Margherita Alacoque di San Raimondo (Raimunda Ors Torrents), zia di suor Maria di Sant’Enrico
96209 Madre Maria dell’Assunzione (Dolores Vilaseca y Gallego)
96206 Suor Maria della Mercede (Mercedes Mestre Trinché)
96208 Suor Maria di Gesù (Vicenta Jordá y Martí)
96203 Suor Giuseppa del Purissimo Cuore di Maria (Josefa Panyella y Doménech)
96204 Suor Trinità (Teresa Rius y Casas)
96205 Suor Maria di Sant’Enrico (Maria Montserrat Ors y Molist), nipote di madre Margherita Alacoque di San Raimondo
96207 Suor Filomena di San Francesco di Paola (Ana Ballesta y Gelmá)
96157 Lucrecia Garcia Solanas, vedova, sorella di madre Maria di Montserrat

Preghiera per ottenere grazie per intercessione delle Martiri Minime di Barcellona


Signore Gesù Cristo, Sposo della Chiesa, che scegliesti nove Monache Minime ed una laica, affinché versando il loro sangue per la fedeltà assoluta alla loro consacrazione battesimale, fossero in mezzo al tuo popolo, segno e lievito di quell’amore nuziale con cui Tu ami la tua Chiesa. Degnati di glorificare queste eroiche vergini e la vedova, loro compagna di martirio, concedendoci la grazia che ti chiediamo, se è per la tua maggior gloria e il bene delle nostre anime. Amen.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2013-12-07

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