Home . Onomastico . Emerologico . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati




Newsletter
Per ricevere i Santi di oggi
inserisci la tua mail:


E-Mail: info@santiebeati.it


> Home > Sezione Venerabili > Venerabile Maria Crocifissa di Gesł (Faustina Geltrude Costantini) Condividi su Facebook Twitter

Venerabile Maria Crocifissa di Gesł (Faustina Geltrude Costantini) Cofondatrice delle Passioniste

.

Tarquinia, Viterbo, 18 agosto 1713 - 16 novembre 1787


Le danno immediatamente pochi giorni di vita. Ad andare oltre non si azzardano. Nata infatti settimina, è gracile come un filo d’erba piccolo e indifeso. Ma lei si aggrappa alla vita più ostinata che mai. “Per due mesi se ne sta come morente senza piangere e senza succhiare latte”, circondata da ansie, timori e interrogativi.
La battezzano subito, temendo il peggio e la chiamano Faustina Geltrude. Da monaca passionista vorrà chiamarsi Maria Crocifissa. Nel nome è racchiuso il programma di una vita lunga e sofferente sotto la croce. Proprio così. Perché quella piccina che di morire non ne ha la minima voglia, sembra improvvisamente svegliarsi e inizia la vita normale di ogni bambino.

Monaca a 20 anni

Sarà protagonista di vicende tutte da raccontare e di avvenimenti tutti da conoscere. Nonostante malattie e aspre penitenze vivrà 74 anni. Una età senz’altro veneranda per quel tempo. Settima di dodici figli, Faustina Geltrude nasce a Tarquinia (Viterbo) il 18 agosto 1713 da Antonio e Girolama Falcioni. A sei ed otto anni cade nuovamente malata; si riprende, sia pure a fatica, ma l’organismo ne resta debilitato in modo preoccupante.
Frequenta le scuole presso le suore Maestre Pie che trasmettono non solo le nozioni scolastiche ma anche i principi della vita cristiana e il gusto della preghiera incentrata soprattutto sull’amore al Crocifisso. Attraverso il lavoro e un vivace spirito di iniziativa la famiglia Costantini intanto si avvia a diventare una delle più agiate di tutta Tarquinia.
Nella adolescenza un pericoloso sbandamento. Diventa amante del ben comparire e ricerca vanitosamente di essere al centro dell’attenzione. Niente di grave o di male, beninteso. Ma l’atteggiamento coltivato nel periodo trascorso tra le suore lasciava presagire ben altri sbocchi. Dopo tre anni ha un “chiarissimo lume per conoscere la pazzia di coloro che vanno dietro le vanità del mondo”. E il suo interesse cambia radicalmente.
Ad attrarla questa volta è la vita religiosa e penitente. La madre se ne mostra subito contraria. Neppure alla morte prematura di lei Faustina potrà seguire la sua vocazione, costretta com’è dalle circostanze a fare da mamma in famiglia. La situazione di orfana la rende più matura e la spinge a consacrarsi come figlia alla Madonna.
Entra tra le Benedettine di Tarquinia nel monastero di Santa Lucia a 17 anni; a 20 veste l’abito religioso. Nel monastero trova e prova qualche delusione di troppo. Ha sognato una vita austera e penitente. Invece... Vive giorni bui con profonda malinconia e dubbi atroci sulla scelta fatta. Questa sofferenza si rivelerà come un momento di grazia e di purificazione interiore.
Una necessaria preparazione a quello che sarà: fondatrice di una congregazione consacrata al Crocifisso. Ancora un ginepraio di dubbi e interrogativi laceranti prima della professione religiosa. Ma una particolare illuminazione del cielo la tranquillizza: vada pure avanti per ora. Non morirà comunque in quel monastero. Arriverà il tempo in cui vedrà le cose più chiaramente. Il 22 novembre 1734 emette quindi la professione religiosa con ritrovata pace interiore.
Nel 1737 Paolo della Croce viene chiamato a predicare gli esercizi spirituali nel monastero di Santa Lucia. Incontra per la prima volta Maria Crocifissa allora appena ventiquatrenne. L’intesa è immediata, perché grande è l’affinità spirituale: li unisce l’amore alla passione di Gesù e la sete della penitenza. Paolo diventa il direttore spirituale di Maria Crocifissa che dirà: “Mi riconosco infinitamente obbligata al padre Paolo che con tanta carità mi ha assistito per lo spazio di quasi 40 anni e finché è vissuto”.
A lui la religiosa sottopone i fenomeni mistici che vive, le locuzioni interiori, le estasi e le visioni. A lei Paolo indirizzerà molte lettere dal profondo contenuto spirituale e di alta mistica. A lei rivela con sorprendente ricchezza squarci della sua anima, particolari della sua vita destinati altrimenti a restare nell’ombra. Con lei si confida con una sincerità ed apertura di cuore davvero imprevedibili.
“Tutto ciò, le scrive parlando delle sue sofferenze e problemi, lo dico in segreto ad una mia figliola in Gesù Cristo essendo molto conveniente che il povero Paolo comunichi ai suoi figli i suoi bisogni”. A lei rivela che il distintivo che i Passionisti portano sull’abito non è invenzione umana, ma che gli è stato mostrato dal cielo. Un vero, imperdonabile peccato che Crocifissa distrugga per umiltà molte delle lettere ricevute.
Se ne salveranno solo 32 scritte dal 1741 al 1775. Paolo conosce anche la famiglia Costantini. Tutti i suoi componenti hanno venerazione per lui; offrono la loro casa per ospitarlo quando si troverà a passare da quelle parti e ogni volta che si recherà al monastero (di cui sono anche amministratori). Ciò favorisce una reciproca conoscenza sempre più profonda ed una amicizia sempre più stretta. Domenico, esemplare fratello di Maria Crocifissa, gli serve la messa diventando testimone di estasi e altre manifestazioni soprannaturali. L’altro fratello don Nicola guarisce addirittura da un tumore al ginocchio dopo una benedizione di Paolo. Arcangelo, ancora un fratello, viene proditoriamente ucciso dai ladri nel 1754. Con questa tragedia si spegne anche la speranza di eredi nella famiglia Costantini, dato che Domenico è senza figli.
Crocifissa intanto va avanti tra sofferenze fisiche, aridità spirituali, incomprensioni in comunità. Vive in “un nudo patire desolato e spogliato di conforto”. Alle penitenze comuni ne aggiunge altre volontarie che superano a volte il limite della discrezione. Vive e bacia la sofferenza come un regalo di Dio. Alcune consorelle non approvano la sua austerità, rimprovero eloquente e continuo alla loro vita pigra, vuota e disimpegnata. La accusano perciò presso il confessore ed il vescovo. Paolo le è vicino con una saggia direzione.
La esorta ad essere fedele a Dio accettando il tutto “dalla sua mano amorosa con grande mansuetudine”; l’assicura che “non è mai andata tanto bene avanti a Dio come va adesso” in queste tribolazioni. Le insegna a vivere in un radicale nascondimento, “standosene in pura fede senza immagini che così comminerà con maggior sicurezza”. Riposi “come morta e sepolta nel divin beneplacito senza mai lamentarsi di nulla... tranquilla come bambina nel seno del dolce Gesù. Approfitti di questa preziosa occasione, si lasci mortificare, riprendere e trattare con ogni severità ed asprezza”. Va insomma preparando colei che sarà la cofondatrice delle monache passioniste e la prima superiora del monastero. “Chi ponesse Crocifissa, le scrive, sotto un torchio possa vedere che non uscirebbe altro che pace e amore sin dalle midolla delle ossa”.
Paolo pensa al ramo femminile della sua congregazione fin al 1734: religiosi e religiose uniti nel vivere lo stesso carisma. Vi lavora per circa 30 anni. Una storia lunga, intrisa di sofferenze indicibili. Dal cielo comunque ha avuto segni incoraggianti. Nel 1741 Maria Crocifissa ha una rivelazione: dovrà cooperare alla fondazione di un nuovo monastero. Lucia Burlini (cfr pg....), anima privilegiata diretta da Paolo ed a cui il santo ha chiesto di pregare per il suo progetto, vede donne simboleggiate da “innocenti colombe” che si nascondono “nelle santissime piaghe del Salvatore”. La visione si completa con un altro particolare: “in cielo tutti i religiosi e le religiose della Passione occupano lo stesso posto”. La suggestiva immagine di sapore biblico delle colombe, piace molto a Paolo che la userà spesso parlando della spiritualità delle
passioniste.
Per la fondazione c’è il decisivo apporto economico della famiglia Costantini. Merito soprattutto di Domenico e della moglie Lucia Casciola che non avendo figli consacrano tempo e patrimonio al progetto portato avanti da Paolo. Il monastero sarà costruito su un terreno di loro proprietà. Da loro sarà arredato delle cose di prima necessità e sarà sostenuto con un contributo annuale.
Alla loro morte sarà lasciato erede universale. C’è chi ricorda a questo proposito una vecchia profezia di padre Giovanni Battista Danei, fratello di Paolo, a Lucia Casciola triste per la sua sterilità: “Non dubiti. Sarà madre di molti figli maschi e femmine”.

Cofondatrice

La fondazione però incontra varie difficoltà. Ostilità degli ordini mendicanti; mancanza dei voti solenni dei Passionisti, la qual cosa rende difficile aprire il monastero; incomprensioni sullo stile di vita delle monache. Paolo, testimone amareggiato della decadenza di molti monasteri del tempo, è per l’austerità e la solitudine. Per ”le dilette colombe del Crocifisso” lui vuole “un monastero di anime grandi e sante morte a tutto il creato”.
La sua idea sarà quella vincente. Tutti hanno fretta, ma imprevisti e pastoie burocratiche sembrano moltiplicarsi. Maria Crocifissa, glielo ha rivelato Paolo, conosce che sarà la prima passionista. E’ impaziente e vuole bruciare le tappe; medita perfino di andare a Roma per chiedere direttamente al papa l’apertura del monastero. Ma Paolo la esorta ad attendere “con silente e rassegnata pazienza”. Addirittura il papa Clemente XIV sembra sconvolgere le speranze di Paolo e di Crocifissa. Designa infatti con tanto di documento ufficiale come “fondatrice e istitutrice” la duchessa romana Anna Maria Colonna-Barberini. La signora, restata vedova e perduto l’unico figlio, si scopre raggiunta da una improvvisa vocazione alla vita monacale. Ma il progetto svanisce e gli eventi riprendono il percorso di sempre.
Finalmente il 3 settembre 1770 Clemente XIV approva le Regole e le Costituzioni del monastero cui concede anche un buon sussidio economico. Come predetto da Paolo sarà Maria Crocifissa a prendere possesso del monastero la cui costruzione era iniziata 12 anni prima. Con il permesso del papa lascia, dopo 38 anni, il monastero di Santa Lucia per la nuova fondazione. Tra le Benedettine restano due sorelle che la seguiranno di lì a poco.
Il 3 maggio 1771, nella chiesa-cattedrale di Tarquinia, lei per prima veste l’abito passionista con altre 10 postulanti. Queste ultime provengono tutte direttamente dal mondo ma sono state meravigliosamente preparate da Paolo o da altri religiosi passionisti con una diligente e appropriata direzione spirituale. Alla suggestiva e commovente cerimonia della vestizione partecipano il clero, le autorità civili, una folla numerosa ed un picchetto d’onore di soldati. I presenti sono così numerosi che molti fedeli sono costretti a restare fuori della chiesa. Al termine del rito ci si avvia processionalmente verso il nuovo monastero che risuona subito di canti e preghiere e comincia a respirare aria di santità.
L’anno successivo, il 20 maggio, le undici novizie emetteranno insieme la professione religiosa. Intanto Maria Crocifissa è designata prima maestra delle novizie e prima superiora. La prima chiesa delle monache passioniste è dedicata alla Presentazione di Maria, proprio come la prima chiesa dei Passionisti.
Paolo a letto malato, non può essere presente alla solenne inaugurazione. Un sacrificio non lieve il suo. Aveva sognato quel monastero e per esso aveva sofferto. “Ne parlava con tanta consolazione che gli cadevano le lacrime dagli occhi, ricorda Crocifissa. Mi diceva che se arrivava a quel giorno e lui si fosse potuto trovare presente, il suo spirito gli sarebbe volato fuori per la consolazione”. Lo rappresenta padre Giovanni Maria Cioni, consultore generale.
Nel nuovo monastero Maria Crocifissa accentua la sua vita fervorosa e penitente tra aridità, abbandoni spirituali, desolazioni. Maestra con l’esempio di vivo amore al Crocifisso e totale conformità alla volontà di Dio. Anima contemplativa, vive la sua vocazione espiatrice. Non mancano terribili prove purificatrici dovute anche a chiari interventi diabolici. Fedele all’itinerario tracciato a lei da Paolo fin dai primi anni cammina “sempre vestita da festa (cioè) sempre vestita delle pene santissime di Gesù, morta ad ogni cosa creata e viva solo in Dio.
Spero, le scrive ancora Paolo, che stia volentieri crocifissa con Gesù, giacché ne porta il nome. Oh! che grande tesoro racchiude il nudo patire senza conforto né dal cielo, né dalla terra. Ne faccia grande stima, si offra spesso vittima sull’altare della Croce. Patire e tacere, tacere e patire... morire di quella morte mistica in Cristo che porta una nuova vita d’amore, vita deifica”. Maria Crocifissa, “di un naturale assai dolce”, nonostante le gravi infermità “ordinariamente è ilare e ride di buon cuore nelle occasioni che si presentano”.
Lei ha sempre amato la penitenza. Da bambina aveva chiesto al Crocifisso di avere nel corpo una piaga nascosta. Viene ascoltata. Negli ultimi anni infatti è tormentata da una piaga che le permette di stare solo in piedi o in ginocchio. Dal 1767 è afflitta da un cancro e nel 1785 diventa completamente cieca. Scrive al direttore spirituale: “Questo mio patire è di notte e di giorno, senza poter prendere un po’ di sonno... procuro di tutto soffrire per amore dell’Altissimo”. La prima monaca passionista non può non essere vittima di amore e di espiazione con l’amore crocifisso cui ha consacrato la vita.
Dal letto continua le sue istruzioni alle religiose. La vedono “tutta rassegnata, contenta e quieta, con una tranquillità di paradiso”. Il 15 novembre 1787 alla vigilia della morte lei, Maria Crocifissa, con il crocifisso benedice le consorelle che “fanno corona intorno al suo letto”. Avverte certamente ora più che mai vicino sé Paolo della Croce con cui ha condiviso progetti e sofferenze, gioie e speranze.
Alle prime ore del venerdì 16 novembre 1787 muore “crocifissa sulla croce dei patimenti”. Ha 74 anni, 2 mesi, 28 giorni. La vita è stata lunga e laboriosa; santa e ammirabile. San Gabriele dell’Addolorata in una delle sue frequenti apparizioni a santa Gemma Galgani le dirà: “Leggi la vita di Maria Crocifissa; ti infonderà tanto coraggio e tanta forza”. La chiesa la dichiarerà venerabile il 17 dicembre 1982. E pensare che le avevano dato pochi giorni di vita.


Autore:
Pierluigi Di Eugenio


Fonte:
Sotto la Croce appassionatamente, la santitą nella Famiglia Passionista

______________________________
Aggiunto/modificato il 2013-01-04

___________________________________________
Translate this page (italian > english) with Google


L'Album delle Immagini
è temporaneamente
disattivato




Home . Onomastico . Emerologico . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati