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Servo di Dio Carlos de Dios Murias Sacerdote dei Frati Minori Conventuali, martire

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Córdoba, Argentina, 10 ottobre 1945 – El Chamical, Argentina, 18 luglio 1976

Carlos de Dios Murias, nativo di Córdoba in Argentina, entrò tra i Frati Minori Conventuali. Fu ordinato sacerdote da monsignor Enrique Angelelli, vescovo di La Rioja, il 17 dicembre 1972. Fu quindi destinato a El Chamical, insieme a don Gabriel Longueville, sacerdote “fidei donum”. Il suo compito doveva essere la fondazione di una comunità francescana che affiancasse i contadini nella lotta contro gli espropri dei latifondisti. Entrambi erano membri del Mo¬vimento dei Sacerdoti per il Terzo Mondo, che associava le istanze del Concilio Vaticano II a un impegno sociale molto marcato. Furono rapiti il 18 luglio 1976 da membri della Polizia Federale e condotti nella base militare aeronautica di El Chamical, dove vennero torturati e uccisi tramite fucilazione. Dopo di loro, il 25 luglio, fu il turno di Wenceslao Pedernera, padre di famiglia, dedito all’evangelizzazione dei contadini come lui. Infine, il 4 agosto, in un simulato incidente automobilistico, trovò la morte anche monsignor Angelelli. La causa di padre Carlos, don Gabriel e Wenceslao si è svolta inizialmente nella diocesi di La Rioja dal 31 maggio 2011 al 15 maggio 2015. A essa è stata aggiunta la causa di monsignor Angelelli, la cui inchiesta diocesana si è svolta invece dal 13 ottobre 2015 al 15 settembre 2016, sempre a La Rioja. L’8 maggio 2018, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui padre Carlos e i suoi compagni venivano dichiarati ufficialmente martiri, anche se, informalmente, erano già noti come i “martiri di El Chamical”. Le spoglie mortali di padre Carlos e don Gabriel si trovano nel cimitero comunale di El Chamical, ma è prevista la loro traslazione nella chiesa parrocchiale della stessa cittadina.



Per Carlos de Dios Murias il papà sogna una brillante carriera militare, degna della sua fama di politico in vista e di immobiliarista navigato e facoltoso. Si ritrova, invece, con un figlio prete e per dipiù francescano conventuale, che sposa la causa dei campesinos e si spende per i “senza terra”, schiavizzati dalle poche e sfruttatrici famiglie facoltose.
La “colpa” di questo impegno pastorale di è, principalmente, di monsignor Enrique Angelelli, vescovo di La Rioja: non solo è il vescovo che lo ha ordinato prete, il 17 dicembre 1972, ma soprattutto gli è padre nella fede e precursore nella difesa dei poveri.
Dal marzo 1976 Angelelli è il più duro oppositore del generale Videla e memorabili sono i suoi rifiuti di celebrare messa nelle caserme in cui si torturano i dissidenti del regime, come pure il suo rifiuto a salire sul palco accanto al “Generale Presidente”, per la semplice ragione che «il vescovo non può stringere la mano di colui che opprime il suo popolo».
In padre Carlos trova un giovane prete che condivide la scelta preferenziale per i poveri, l’amore per la giustizia, il coraggio di combattere i “poteri forti” anche a rischio di dover pagare di persona.
Lo manda così nel paesino di El Chamical, insieme a un prete francese “fidei donum”, don Gabriel Longueville, con il preciso incarico di fondare una comunità francescana schierata dalla parte dei contadini contro i latifondisti sfruttatori.
Padre Carlos prende molto sul serio il mandato del suo vescovo. Come membro del Movimento dei Sacerdoti per il Terzo Mondo, si mette subito di traverso ai progetti dei proprietari terrieri. Comincia così a ricevere minacce ed avvertimenti e, sempre più spesso, è convocato in caserma dove gli rinfacciano che «la tua non è la Chiesa in cui noi crediamo».
Dato che continua la sua missione a testa alta, senza piegarsi e neppure intimorirsi più di tanto, non hanno altra scelta che eliminarlo fisicamente. Arrestato il 18 luglio 1976 insieme al missionario francese, viene rinchiuso nella base aeronautica militare di El Chamical.
Monsignor Angelelli riceverà i loro cadaveri due giorni dopo quello che, tra l’altro, era il giorno del suo compleanno. A testimonianza delle torture che padre Carlos ha subito risulterà che, prima di giustiziarlo, gli hanno cavato gli occhi e mozzato le mani.
Il vescovo, durante i funerali, punta il dito apertamente contro i militari, esplicitamente accusandoli dell’omicidio e sentendosi quasi responsabile della morte del suo giovane prete che aveva mandato in prima linea.
Quindici giorni dopo faranno morire anche lui, ma per evitare di creare un altro martire, simuleranno un incidente automobilistico e solo nel 2011, cioè 35 anni dopo, è stata aperta una nuova inchiesta “per omicidio”, con lo scopo di ricostruire la reale dinamica dei fatti.
L’arcivescovo di Buenos Aires, il cardinal Jorge Mario Bergoglio, nel maggio 2011 firma la richiesta per introdurre la causa di canonizzazione di padre Carlos. Raccomanda la discrezione, perché sa che non tutti i confratelli vescovi sono disposti a riconoscere la sua morte come martirio.
Così, un po’ sottotono come le circostanze impongono, l’inchiesta diocesana comincia nella diocesi di La Rioja il 31 maggio 2011, ma ha ricevuto il nulla osta dalla Santa Sede il 24 luglio successivo e si è conclusa il 15 maggio 2015. Alla causa di padre Carlos e don Gabriel è stata aggiunta quella di Wenceslao Pedernera, padre di famiglia, assassinato per il suo apostolato tra i contadini. Dopo la chiusura dell’inchiesta diocesana svolta anche per monsignor Angelelli, la sua causa è stata unificata all’altra.
Nel frattempo, il cardinal Bergoglio è stato eletto Papa, assumendo il nome di Francesco. Proprio lui, l’8 maggio 2018, ha autorizzato la promulgazione del decreto che apre la via alla beatificazione di quelli che già da tempo e in maniera informale erano definiti i “martiri di El Chamical”.


Autore:
Gianpiero Pettiti

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Aggiunto/modificato il 2018-06-14

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