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Beata Daria (Josefa Engracia) Andiarena Sagaseta Religiosa e martire

7 dicembre

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Donamaría, Navarra, Spagna, 5 aprile 1879 – Aravaca, Madrid, 6/7 dicembre 1936

Suor Daría Andiarena Sagaseta, al secolo Josefa Engracia (detta Graciana), era una religiosa delle Suore Serve di Maria, fondate da santa Maria Soledad de Acosta. Fu formatrice delle novizie, che curò da vera madre, sacrificandosi spesso per loro. Con lo scoppio della guerra civile spagnola, dovette abbandonare il sacro abito e rifugiarsi con altre tre consorelle in una casa fidata. Venne prelevata da miliziani comunisti e uccisa nella notte fra il 6 e il 7 dicembre 1936, a cinquantasette anni. Papa Francesco, con decreto del 3 giugno 2013, ha autorizzato la sua beatificazione, avvenuta il 13 ottobre 2013 a Tarragona.



Josefa Engracia Andiarena Sagaseta nacque il 5 aprile 1879 a Donamaría, nella regione spagnola di Navarra, e venne battezzata l’indomani, nella parrocchia di Nuestra Señora de la Asunción. I suoi genitori, Nicolás e Francisca, le inculcarono i valori della fede cristiana.
A ventitre anni, il 9 novembre 1902, entrò come Postulante nella casa di San Sebastián dell’Istituto delle Suore Serve di Maria Ministre degli Infermi, fondate da madre Maria Soledad de Acosta (Santa dal 1970). Successivamente, si trasferì per il Noviziato nella Casa Madre, situata a Madrid. Dopo aver emesso i voti temporanei il 4 maggio 1905, venne destinata a Saragozza, dove rimase fino al marzo 1910, vivendo in completa dedizione agli ammalati, secondo il carisma dell’Istituto.
Dopo aver trascorso breve tempo nella casa di Ciudad Real, tornò a Madrid, dove compì la Professione Perpetua il 5 maggio 1913. Ben presto, si ammalò di ulcera allo stomaco, che fu per le altre suore occasione di notare la sua profonda umiltà: tutto ciò che si compiva per alleviarle il dolore le sembrava eccessivo.
Nel 1922 venne destinata al Noviziato di Casa Madre come Ausiliare della Madre Maestra per le suore coadiutrici (denominazione simile a quella di converse, ossia suore provenienti da famiglie povere). Con le novizie si comportò da vera madre, sacrificandosi per esse quando il momento lo richiedeva e diventando un vero punto di riferimento per tutte. Si dedicò a questa missione per otto anni, dopo i quali passò alla comunità di Pozuelo de Alarcón in qualità di Consigliera e Segretaria. Anche lì il suo comportamento affabile edificava quante la incontravano.
Al sorgere della guerra civile, nel luglio 1936, le suore dovettero disperdersi presso famiglie amiche. Sottoposte a una strettissima sorveglianza, non potevano comunicare tra loro neppure per pregare e vennero costrette a deporre l’abito per motivi di sicurezza.
La casa che ospitava suor Daría custodiva altre tre religiose: suor Aurora López González, la più anziana dell’intero Istituto; suor Aurelia Arambarri Fuente, la quale fu anch’ella superiora in molte comunità; suor Agustina Peña Rodríguez, trentacinquenne, incaricata di badare a suor Aurelia.
La famiglia ospitante dichiarò che, quando i miliziani vennero a catturarle e le insultarono sospettando che fossero suore in incognito, suor Daría affermò: «In effetti, siamo religiose; potete disporre come volete di noi, ma vi supplico di non far nulla a questa famiglia, perché, al vederci senza casa e autorizzata dal Comitato [organizzazione civile che sostituiva il Municipio] di Pozuelo, ci hanno accolte nella loro casa per carità».
Probabilmente suor Daría e le altre due morirono nella notte fra il 6 e il 7 dicembre 1936 ad Aravaca, presso Madrid, mentre suor Agustina venne uccisa il giorno prima. Alle consorelle parve che quell’evento costituisse il coronamento di un’intera esistenza, perché spesso l’udivano dire: «Voglio il martirio del sacrificio quotidiano e, se Dio vuole, anche morire, morire martire per Lui».
Il 3 giugno 2013 papa Francesco ha firmato il decreto che riconosce l’uccisione in odio alla fede di suor Daría e delle sue tre compagne, la cui cerimonia di beatificazione si è tenuta il 13 ottobre 2013 a Tarragona.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto il 2013-06-20

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