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Venerabile Agostina Tomaselli Monaca agostiniana

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Appartiene al numero delle sante riformatrici che lungo i secoli un po' ovunque hanno operato per riportare alla lucidità delle origini la vita religiosa defraudata dal rilassamento. Veniva dalla nobiltà anche lei, come la maggior parte delle consorelle rispetto alle quali emergeva per una vocazione sentitissima al chiostro. Nacque a Bologna nel 1586 e crebbe in ambiente religioso e compito. Orfana di babbo sui tredici anni fu affidata alle monache Agostiniane come esterna per completare la sua formazione. Ciò fu provvidenziale poiché le permise di trovare ciò che i suoi ideali cercavano.

In Zenobia, questo era il suo nome di battesimo, con la naturale inclinazione al chiostro c'era la volontà di realizzarsi pienamente nella nuova vita. La sua applicazione alla preghiera, allo studio, al lavoro e alla disciplina era esemplare per tutti. Un bel giorno di ritorno da un pellegrinaggio alla Santa Casa di Loreto bussa alla porta del monastero per farsi monaca. Entrata in monastero, durante l'anno di prova trova trasporto e serenità nella sua scelta, nonostante il disturbo provocato dai pettegolezzi e dalla ostentazione della nobiltà delle converse.

Purtroppo a quei tempi il monastero era il destino comune di molte giovini nobildonne, che vi erano costrette loro malgrado dai propri genitori con lo scopo di salvaguardare l'integrità del patrimonio familiare. Tolte dalla loro famiglia, esse godevano in monastero di agi e privilegi. In quel monastero di S. Agostino, sorto come reclusorio volontario per prostitute pentite, non tutte le nobili converse sembravano realizzare gli antichi ideali di servizio a Dio.

Suor Agostina, così Zenobia volle chiamarsi alla professione di fede, non si lasciò influenzare dalle loro tiepidezze, ma perseverò nel suo proposito di perfezionarsi. "Voglio osservare la santa Regola come fossi sola" lasciò scritto e non perdeva occasione per parlare del vero ideale della vita religiosa. Sempre ribadiva la necessità di vivere la povertà della Regola: "Mettete ogni cosa in comune e nessuna monaca dica proprio quello che a lei si concede in uso". Qualche consorella seguì il suo esempio, ma molte altre la deridevano. Quando suor Agostina ricevette la copiosa eredità paterna, l'abbadessa, che non derogava alla norma comune di lasciare a ogni monaca la propria dote, le chiese cosa volesse farne, ella rispose che era a disposizione della comunità del monastero. Col consiglio di padre Giustiniani e il valido appoggio dell'amministratore Rustigucci si progettò e realizzò, dopo infinite difficoltà e ritardi, il sogno di ristrutturare il monastero allargandolo.

Suor Agostina concluse la sua permanenza in S. Agostino nel dicembre 1629, quando si trasferì nel nuovo monastero di Gesù e Maria con le 10 consorelle che avevano sottoscritto la riforma. Nel nuovo monastero si viveva con forte carica di fervore. Niente di proprio e niente che stonasse con la povertà e la semplicità religiosa: camerette spoglie col più umile e indispensabile mobilio. La preghiera trovò più spazio e miglior clima nel silenzio.


Fonte:
www.cassiciaco.it

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Aggiunto il 2013-12-08

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