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Clemens Brentano Laico

Testimoni

Ehrenbreitstein , Germania, 9 settembre 1778 Aschaffenburg , Germania, 28 luglio 1842


Il gran merito del Romanticismo

Ben lungi dall’entusiasmo verso l’epoca romantica, con le sue passioni ed errori, dobbiamo però ammetterne almeno un grande merito: quello della riscoperta e riabilitazione del Medioevo. Fino a poco prima, gli illustri neopagani del Settecento disprezzavano tutto ciò che era medievale. Nemmeno le più belle Cattedrali gotiche hanno meritato la misericordia di questi ammiratori dei templi dell’antica Grecia. Se dunque la reazione romantica agli errori classicisti in vari campi portò all’invenzione di altri errori, la riscoperta del Medioevo rimane un gran merito di quell’epoca.
Il Romanticismo tedesco si rivolse verso il Medioevo con uno zelo particolare. Gli storici suppongono che sia successo così sotto l’influsso della violenza francese, delle umiliazioni subite dai Paesi tedeschi nelle guerre napoleoniche. Di sicuro – e ciò viene testimoniato dalla poesia e dall’arte di ciascuna Nazione che subì una simile disgrazia – l’umiliazione, la schiavitù, la persecuzione, spingono un popolo a cercare e rafforzare la propria identità, di solito guardando il passato glorioso.
I romantici tedeschi erano anche annoiati dal progresso dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione, accompagnato inseparabilmente dal regresso dell’arte e della bellezza. Tutti questi fattori li spinsero fortemente verso il Medioevo, facendo scoprire loro con meraviglia la bellezza del mondo precedente la pseudo-riforma protestante. Certamente una tale scoperta favoriva anche le conversioni. Il grande poeta Novalis (Friedrich von Hardenberg) fu il primo a lodare con stupore il Medioevo: morì prematuramente quasi all’indomani della sua conversione al Cattolicesimo, al quale si avvicinò sempre più, raggiungendo perfino il punto cruciale di lodare il Papato.
Poco dopo, secondo il detto di un altro poeta, Joseph von Eichendorff, «la cattolicità divenne formalmente una moda». Eichendorff, egli stesso di famiglia cattolica, vedeva certamente sia i lati positivi che i negativi di questa “moda”. Particolarmente numerose erano le conversioni nell’ambiente dei pittori: soprattutto nella scuola “nazarena”, alla quale appartenevano, tra gli altri, Friedrich Overbeck, Peter von Cornelius, Franz Pforr, Wilhelm von Shadow, Philipp Veit.
Nella grandiosa opera della riscoperta e riabilitazione del Medioevo (dagli illustri neopagani del Settecento disprezzato) un ruolo importantissimo lo svolsero due altri grandi poeti tedeschi: Achim von Arnim e Clemens Brentano, ardenti polemisti a favore dell’epoca più cristiana della storia. A uno di loro la Provvidenza volle affidare un altro glorioso compito.

Fumo, donne e chitarra


Eichendorff, nelle sue Memorie, racconta il suo primo incontro con i due poeti. Arnim, alto, di bella postura, suscitava numerosi interessamenti tra le ragazze del suo tempo. Brentano, quasi il contrario del suo amico (e cognato, dato che la donna che conquistò il cuore dell’Arnim fu Bettina Brentano), era basso, non tanto bello: tutta la sua bellezza si concentrava negli occhi, nel suo sguardo brillante e intenso. Una simile dissomiglianza doveva esservi anche tra Goethe e Schiller, durante le loro lunghe passeggiate.
Quando von Eichendorff ebbe l’opportunità di conoscere i due poeti, essi erano già famosissimi, mentre egli appena cominciava la sua carriera. Se immaginiamo un giovane poeta che si avvicina ad un poeta già conosciuto, capiremo subito l’emozione con la quale von Eichendorff entrava nella stretta camera piena di fumo, riso e suono di chitarra, dove per la prima volta vide Clemens Brentano.
I poeti, con lodevoli eccezioni, non sono mai stati un gruppo sociale che conduce una vita esemplare. Questa considerazione ha una portata generale, ma tanto più vale per i romantici: circondati come mai prima dall’ammirazione femminile, non di raro loro stessi narcotizzati dalla propria fama, a volte adusi pure agli altri mezzi narcotizzanti... Insomma, in questo ambiente (pur composto di solito da tipi un bel po’ eccentrici), conducevano spesso una vita disordinata. Brentano, anche se non si distingueva in peggio dal resto della cricca, non lo faceva nemmeno positivamente.
Figlio di un mercante italiano, nacque in una famiglia almeno di tradizione cattolica e fu pure mandato in una scuola cattolica. Presto però perse la fede. Già da letterato si lasciò affascinare dalla bellezza del Medioevo: non voleva però seguire la rigida moralità e la fede ardente del periodo che lodava. Tuttavia, mentre egli suonava la chitarra, cantava e fumava tra le ammiratrici del suo talento, nel lontano Dülmen una santa monaca pregava per la sua conversione...

La stigmatizzata di Dülmen

Suor Anna Katherina Emmerich era pronta a morire e nel pieno senso di quella parola, desiderava morire. Non perché soffriva tanto: amava le sofferenze datele dallo Sposo divino. Sì, soffriva tanto. Da parecchi anni doveva vivere fuori del monastero, secolarizzato dallo stato. Da più o meno lo stesso tempo portava le stimmate della Passione del Signore. Era gravemente malata. Un giorno sarà scritto di lei: «Sul suo volto si vede la più grande pazienza e dolcezza, insieme alla sopportazione delle sofferenze più terribili». Sì, suor Anna Katherina amava le sofferenze datele dal Signore: ma di più amava lo stesso Signore e perciò anelava alle sue nozze eterne. Tuttavia, il suo lavoro rimaneva incompiuto. Sapeva dalle sue visioni mistiche che ciò che le era rivelato, non era destinato ad un’anima sola, ma doveva aiutare tante anime. Ma chi era lei per poter scrivere ciò che vedeva? Sentiva grande bisogno di essere aiutata e pregava affinché il Signore le mandasse un aiuto. Finalmente in una delle sue visioni vide il suo futuro “segretario”, le fu detto però che doveva ancora prepararlo con le sue preghiere e penitenze. Dunque pregava e soffriva per quell’uomo sconosciuto.
Clemente Brentano era stanco. Avendo totalmente trascurato la vita spirituale, si sentiva male. Da buon romantico, anelava verso l’alto: e invece rimaneva in basso! Aveva un’inclinazione naturale verso la vita ordinata, devota, virtuosa. Si sentiva male così lontano da quella vita che sapeva descrivere e lodare. La semplice vita dei contadini; vita di lavoro e di preghiera, ricca di tradizioni che egli, Brentano, raccoglieva con tanto affetto per farle divenire i capolavori della letteratura... Vita di fede e di onore, vita coerente che caratterizzava il suo prediletto Medioevo e fece fiorire i monumenti dello stile gotico... Intanto scriveva le sue bellissime fiabe. Nel lontano Dülmen la santa monaca doveva ancora soffrire molto.

Il frutto delle sofferenze

«Lo so – disse una volta la beata Anna Katherina – che sarei morta da tanto tempo, se tutto ciò non dovesse esser annunciato da quel pellegrino, se egli non dovesse scrivere tutto». Nel 1817 la Mistica aveva 43 anni, il Poeta 39 anni. Egli viveva a Berlino e il suo cambiamento piano piano si compiva. Dopo varie avventure, in quell’anno fece la sua Confessione generale e ricevette la Santa Comunione. Nello stesso anno il fratello del Poeta, attirato dalla fama della monaca stigmatizzata, visitò Dülmen e l’incontro con la Mistica gli fece una grande impressione. Subito invitò anche Clemente a venire là. Ma “il pellegrino” non era ancora pronto: rifiutò l’invito, troppo occupato dei suoi lavori. Anna Katherina doveva soffrire per lui ancora.
Forse quel rifiuto fu provvidenziale. Se fosse venuto subito, chissà, forse sarebbe andato via altrettanto subito? Egli invece doveva venire a Dülmen per un periodo ben più lungo. Un anno dopo (un anno delle preghiere di una santa!) Brentano fu invitato dall’amico, padre Seiler, a trascorrere qualche tempo insieme in Vestfalia durante le vacanze. Quando il Poeta arrivò a casa del conte Stolberg, dove aspettava per incontrare l’amico, seppe che padre Seiler probabilmente stava a Dülmen. Brentano decise di andarci anche lui, per incontrarlo.
Prima di incontrare padre Seiler conobbe però la stessa Anna Katherina. E quell’incontro provvidenziale cambiò decisamente i suoi progetti. «Lei non mi è estraneo» disse la Suora appena Brentano entrò nella sua camera. «La conoscevo prima che venisse». Lei sapeva già che era venuto quel “pellegrino” che doveva diventare il suo segretario; poco dopo lo capì anche lo stesso Brentano. Profondamente commosso da quell’incontro, preso un consiglio da parte di padre Seiler, il Poeta decise di rimanere a Dülmen per poter visitare ogni giorno suor Anna Katherina. Vi abitò fino al 1824.
Come doveva essere bello (e chi se non un poeta come lui poteva godere di tale bellezza!) vedere la semplice e incolta contadina a insegnare le verità di Fede cattolica ad un uomo dotto e famoso! Solo dopo quella sorta di “catechesi” sull’essenza e dottrina della Chiesa Cattolica, la Mistica cominciò a dettargli le sue visioni. Quel processo durò per ben cinque anni, dopo i quali, “compiutosi tutto”, Anna Katherina morì nella presenza del suo segretario.

Il pellegrino

Trattandosi in questo caso di un grande Poeta fattosi “segretario della mistica”, è stata più volte messa in dubbio l’autenticità dei racconti. Per esempio il dottor F. Gerlich basandosi sulle differenze tra le visioni di Anna Katherina Emmerich e Teresa Neumann concluse che è stato Brentano ad “aromatizzare” i racconti della prima. Quest’ultima ipotesi sembra esagerata: la Teologia spiega le differenze tra le varie visioni, senza ricorrere a volontarie falsificazioni da parte di terze persone. Tuttavia, non si può escludere anche che Brentano si lasciò in qualche parte trascinare dall’ispirazione poetica mentre scriveva e metteva in ordine i racconti della Beata; sappiamo che egli dopo aver preso appunti dal racconto della Suora, le leggeva ciò che aveva scritto e lei correggeva le imprecisioni. Il genio poetico non dovrebbe dunque aver influito sensibilmente sul contenuto. Dall’altra parte, lo stesso genio (e lo stesso cognome: Brentano) doveva aiutare le visioni di Anna Katherina Emmerich a diffondersi nel mondo.
Per la biografia dello stesso Brentano, il lungo periodo trascorso a Dülmen segnò il compimento della sua conversione. «Quando il pellegrino ordinerà tutto questo – disse la Mistica, parlando delle sue visioni – morirà anche lui». Infatti, il Poeta visse ancora diciotto anni, terminando i lavori. La sua vita però era totalmente cambiata. Il “pellegrino” cominciò un vero pellegrinaggio, un impegnativo cammino spirituale verso la Patria celeste. Ogni giorno ascoltava la Santa Messa e recitava il Santo Rosario. Ogni settimana si confessava e comunicava, praticava anche il pio esercizio della Via Crucis. Pur essendo un uomo ricco, viveva molto modestamente, era invece molto generoso verso i bisognosi; soleva visitare personalmente e consolare i poveri e i malati. Dopo aver preparato tutto il materiale riguardante le visioni di Anna Katherina Emmerich, lo lasciò pronto per la stampa, morendo il 28 luglio 1842.


Autore:
Carlo Codega

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Aggiunto/modificato il 2015-01-27

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