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Venerabile Ottorino Zanon Sacerdote, Fondatore

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Anconetta, Vicenza, 9 agosto 1915 - Brescia, 14 settembre 1972

Don Ottorino Zanon fondò l'Istituto San Gaetano, scuola di formazione cristiana per giovani poveri da avviare al lavoro. Diede vita anche a una Famiglia Religiosa, la Pia Società San Gaetano, composta di preti e diaconi, per il ministero pastorale in diocesi particolarmente bisognose, oggi presente in diversi paesi soprattutto dell'America Latina. La sua vita operosa e intensa venne stroncata da un tragico incidente stradale. Papa Francesco l'ha dichiarato Venerabile in data 5 giugno 2015.



Cenni storici
Il venerabile don Ottorino Zanon è nato a Vicenza il 9 agosto 1915, in una famiglia povera. È stato ordinato prete il 26 maggio 1940, durante la seconda guerra mondiale. Cappellano in una parrocchia cittadina, rimase colpito dalla situazione di dolore e di degrado che vivevano le famiglie alla periferia della città.
Il 24 maggio 1941 diede vita a un’Opera nuova, l’Istituto San Gaetano, raccogliendo e ospitando i ragazzi orfani e abbandonati ed educandoli attraverso il lavoro, perché fossero buoni cittadini e buoni cristiani. Fin dall’inizio coinvolse collaboratori nell’Opera, affidandosi alla Provvidenza per rispondere agli innumerevoli bisogni dei ragazzi; non mancarono mai i segni concreti della presenza di Dio, a cui appartiene l’Opera.
Nel 1948 raccolse il primo gruppo di giovani, che diventeranno religiosi, preti e diaconi.
Nel 1961 nacque la “Pia Società San Gaetano”, congregazione religiosa formata da preti e diaconi insieme, dedicata alla cura pastorale di parrocchie fra le popolazioni povere e in diocesi scarse di clero.
Aveva un animo paterno, gioviale e innovativo nell’educazione dei giovani, una passione incontenibile per Gesù e un desiderio traboccante di annunciare al mondo la bellezza di essere uniti a Lui e tra di noi. Aveva una spiritualità profondissima. Si chiedeva costantemente quale fosse la volontà di Dio. La sua domanda ricorrente era: “Sono al mio posto?”. E poi la radicalità nella donazione. Voleva essere un “prete-prete”, una ripetizione che in Veneto rappresenta un superlativo. Per lui la scelta della vita religiosa era una donazione totale
La sua idea forte era l’unità e la carità all’interno della Chiesa. “Se un religioso parla male di un altro religioso deve rimanere muto per un mese”, diceva. Don Ottorino si dedicò alla formazione dei giovani religiosi e animò l’espansione missionaria della congregazione. Dal 1963 aprì missioni nel Sud d’Italia, in Guatemala, Brasile e Argentina. Dal 1965 diede vita agli Amici laici. In seguito nasceranno anche le sorelle nella diaconia.
Morì a Brescia il 14 settembre 1972, a causa di un incidente stradale. Le sue ultime parole furono: ‘Gesù, ti amo’.
Il 5 giugno 2015, Papa Francesco ha dato il via libera per il riconoscimento delle virtù eroiche di don Ottorino Zanon che è, dunque, venerabile.

Spiritualità
“Conoscere e amare Gesù, farlo conoscere e farlo amare”  sono le parole illuminanti del servo di Dio venerabile don Ottorino Zanon, fondatore della Pia Società san Gaetano, congregazione religioso-missionaria formata da preti e diaconi permanenti.
Fin dalla giovane età del seminario Ottorino sente il desiderio e la missione di conoscere e amare il Signore Gesù e di non tardare per farlo conoscere e amare da tutti gli uomini.
È la sua vita di dedizione negli studi prima in seminario e poi nell’appassionata ricerca della volontà di Dio, che lo apre all’azione dello Spirito Santo, che sempre lo spinge ad andare oltre i confini da lui fino ad allora conosciuti. In seminario, mentre è in contemplazione, ispirato da un dipinto del Crocifisso sullo sfondo del quale sta l’orizzonte del mondo, sente chiara la chiamata alla vita missionaria e non si dà più pace affinché tutto possa servire all’opera di evangelizzazione. Affida tutto alla Vergine Maria, alla quale riserba un fiducioso e creativo abbandono nella sua intercessione e protezione. Una filiale devozione alla Madonna, a Maria Immacolata, lo pervade costantemente; la fiducia riposta in lei è incrollabile. Nemmeno i momenti più bui oscurano questa fiducia. Anche questo diventa una chiara linea di spiritualità per i membri futuri della congregazione prima e poi delle componenti della ‘Famiglia di don Ottorino’. Ripete spesso: “Barca in tempesta: affidati a Maria”, certo com’è della protezione della ‘cara Mamma del cielo’.
Nell’iniziale opera di apostolato come giovanissimo prete diocesano, dedica il meglio di sé per cercare nuove strade di servizio per restituire dignità a quanti vivono emarginazione e solitudine; i giovani, allora orfani di guerra, motivano slanci e audacia nell’iniziare l’opera, che però vuole solo se riceve segni chiari della volontà di Dio. Questo suo stile di lasciarsi toccare dalle ferite dell’umanità e di presentarle al Signore è un chiaro tratto della sensibilità di don Ottorino e una linea di orientamento della sua Opera. Da queste povertà si lascia condurre e cerca in tutti i modi di dare risposta per sollevare quanti, soprattutto giovani, ne pagano le conseguenze più amare. Questo amore per le folle, spinge don Ottorino a scegliere – per le sue prime comunità fuori Vicenza e per le future missioni – luoghi e diocesi dove maggiori sono i bisogni; dove la mancanza di clero sembra essere un appello chiaro alla presenza di questa nuova congregazione; dove la strada, i quartieri, le periferie diventano luoghi ideali per cominciare a delineare lo stile e il servizio di quanti don Ottorino già sogna diaconi permanenti nella congregazione. Preti e diaconi insieme sull’altare e nella vita; nel servizio e in comunità per mostrare così un volto di chiesa capace di prossimità con i bisognosi e sempre fraterna nella vita quotidiana.
La volontà di Dio: da fare sempre, anche quando costa, da ricercare e amare giorno dopo giorno, guida lo spirito di donazione di don Ottorino e lui esprime questo con una croce a tesserine di mosaico, dove ognuno deve cercare e occupare il suo posto per vivere in armonia con gli uomini e con il Signore e dare colore alla vita. ‘Sono al mio posto?’ è imperativo urgente e sempre attuale per pensare e agire alla presenza del Signore con cui dobbiamo coltivare l’intima unione nell’incontro quotidiano, nella celebrazione dell’eucaristia, nell’annuncio della sua parola, nella preghiera costante.
‘Sono al mio posto?’ diventa uno dei suoi slogan maggiormente divulgati per diffondere il carisma dello Spirito Santo di cui si sente strumento.
Don Ottorino si lascia trasportare da un’opera da lui non voluta e nemmeno mai cercata, ma quando comprende che il Signore vuole la sua disponibilità non esita a mettere tutto nelle mani di Dio. Per iniziare la sua opera don Ottorino chiede segni di conversione; cerca collaboratori come traccia della costante Provvidenza di Dio che mai abbandona chi ad essa si affida; resta fedele e obbediente alla chiesa anche se le sue intuizioni anticipano i tempi e già emanano lo spirito e riverberano l’eco del Concilio Vaticano II.
In profondo atteggiamento di umiltà sogna la profezia del ripristino del diaconato permanente; sogno già condiviso con alcuni suoi primi compagni fin dagli anni quaranta. Sa attendere i tempi della chiesa e in essi getta, con geniale creatività, la semente del diaconato permanente.
Cuore, famiglia e lavoro sono, per don Ottorino, i luoghi della presenza certa del Signore, dove si può vivere il vero sacramento della sua vicinanza: “Con Cristo nel cuore, nella famiglia, nel lavoro” viene scritto all’ingresso dell’Istituto san Gaetano affinché centinaia di giovani, collaboratori e famiglie possano riferirsi ed intuire come sia possibile per tutti vivere alla presenza del Signore.
Motore della sua intuizione originaria, è il dono dell’unità. Unità non astratta e generica, ma nella carità.
‘Unità nella carità’ è l’ideale di don Ottorino prima e poi della congregazione religioso-missionaria.
Sente che il prezzo dell’unità nella carità è la croce del Figlio di Dio. Su di essa trova la ragione del suo esistere e trova la sorgente per rinnovarsi anche quando le ferite alla comunione sono più dolorose che mai. Dice ‘Ama la Croce’, nonostante che queste parole feriscano sempre chi le possa anche solo pronunciare.
L’ideale in don Ottorino diventa sempre più musica dell’anima, tuttavia lui stesso ripete di sentire dentro di sé questa musica, ma di non riuscire a comporla da solo. Tanta è la sua umiltà davanti all’opera in atto e tanta è la sua libertà di condividere con gli altri ogni cosa, e fa partecipi tutti di ciò che lui riconosce essere la presenza di Gesù. Il suo carisma è sempre più condiviso e sempre più crescerà l’esigenza di annunciarlo. Ben presto laici e amici saranno partecipi dell’ideale. La storia degli sviluppi del Carisma matura il frutto della ‘Famiglia di don Ottorino’: religiosi, sorelle nella diaconia, laici e famiglie, che, nella diversità di vocazioni e di chiamate, vivono e coltivano il carisma di don Ottorino mostrando, là dove sono chiamati ad operare, il volto diaconale della chiesa e di stile pastorale nelle parrocchie.
Don Ottorino raccomanda sempre un intimo contatto con il Signore: ‘Parlane a lui’ e lo richiama prima di fare scelte impegnative. Contatto e dialogo con Gesù da rinnovare ogni giorno per poter anche amare la croce che visita sempre gli amici di Dio.
La smisurata fiducia nella Provvidenza rende don Ottorino uomo credibile agli occhi di tutti, uomo di futuro e di progetti grandi. Lo rende contagioso e molti non resistono al suo ardente slancio che lo mostra un autentico uomo di Dio, uomo ottimista, uomo donato interamente al Signore e agli uomini.
La Pia società san Gaetano, congregazione religioso-missionaria – e ora la Famiglia di don Ottorino – sono attualmente impegnati, con diverse vocazioni, a vivere nelle parrocchie l’unità nella carità, nella sensibilizzazione della vocazione al diaconato permanente, nella certezza che la risposta a ‘Sono al mio posto?’ sta la sorgente di ogni autentica gioia della vita da trascorrere nell’impegno e nella donazione verso Dio e i fratelli.
La spiritualità e il carisma, sempre in cammino, individuano Gesù con i tratti del servo; anzi di Gesù sacerdote servo. Questo fulcro diventa icona del carisma religioso pastorale della Congregazione.
Esso diventa ispirante per le scelte delle missioni e per l’opera pastorale della Famiglia di don Ottorino. Assomigliare sempre più a Gesù sacerdote servo, che offre tutto al Padre e che celebra la sua missione tra gli uomini in uno stile che lo mostra diacono servo, affinché nessuno lo senta lontano, diviene il cammino di vera santità dei suoi membri e chiamata da rinnovare ogni giorno.
la Famiglia di don Ottorino
Don Ottorino, umile discepolo di Gesù, membro obbediente della chiesa, profeta senza glorie, è fonte di ispirazione per coloro che sono la sua famiglia oggi nel mondo e nella chiesa. “Preti e diaconi” insieme in comunità e nell’azione pastorale, “Sorelle nella Diaconia”, donne consacrate e partecipi del carisma e “Amici” con le loro Famiglie continuano a comporre quella musica che don Ottorino sentiva dentro di sé. Dedicarsi al carisma per vivere ‘Uniti nella carità’ è gioia interiore e slancio creativo per costruire ponti e essere tesserine disponibili ad occupare quel posto nel disegno che il Signore ha da sempre pensato per ciascuno e per la chiesa.


Fonte:
www.piasocietasangaetano.it

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Aggiunto/modificato il 2021-02-05

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