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Padre Piersandro Vanzan Gesuita

Testimoni



L'incontro con padre Vanzan lasciava un'impronta. Il suo modo di conversare, di proporre, di discutere rifletteva un'anima aperta a quanto è bello, umano, universale. Il suo sorridere, la vena di umorismo che scandiva il suo dire, gli scatti di entusiasmo o d'indignazione, il parlare avvincente, la curiosità di conoscere e di esplorare lo rendevano un interlocutore piacevole e interessante.
Tutto ciò rivelava, certamente, una persona umanamente dotata, ma anche un religioso, contento della sua vocazione, impegnato a fondo in vari campi di apostolato. Si sentiva subito che per lui – teologo di professione – il cristianesimo non era una dottrina, ma una decisiva esperienza di vita. "Sentiva" la fede, "gustava" la pietà, avvertiva la presenza del Signore nelle vicende della sua vita.
Era nato a Lonigo (Vi) nel 1934 e della sua terra aveva il brio e la scioltezza di lingua. A diciott'anni, nel 1952, era entrato nella Compagnia di Gesù, prete nel 1963. Dopo alcuni anni di lavoro apostolico diretto, nel 1970 era stato nominato professore di teologia pastorale nella Facoltà teologica dell'Italia meridionale di cui fu anche preside (dal 1974 al 1981) e direttore della rivista Rassegna di teologia. Una svolta importante della sua vita fu il trasferimento, nel 1982, alla Civiltà Cattolica come scrittore; vi rimase fino alla morte. Per alcuni anni è stato anche professore di teologia pastorale alla Pontificia università gregoriana.
Professore brillante, aggiornato Padre Antonio Spadaro, attuale direttore della Civiltà Cattolica, già suo alunno, così lo ricorda come professore: «Del magistero di quest'uomo, che viveva la speranza come una passione, ricordo soprattutto una parola da lui ripetuta a ogni lezione: kàiroi, i "momenti favorevoli" segnati dagli interventi di Dio che fanno del tempo un'occasione propizia per la salvezza.
Piersandro amava scrutare e interpretare i "segni dei tempi", con curiosità e intelligenza, per scoprire i progetti di Dio e i suoi interventi nella nostra storia. Amava il Concilio che aveva assunto questa visione dinamica del mondo e, da buon gesuita, sentiva che suo compito fosse quello di cercare e trovare Dio in tutte le cose.
«Come scrisse una volta, voleva "amare il finito nell'Infinito". E come un segugio dal buon fiuto capiva che il nostro è uno dei grandi tornanti della storia, nel quale siamo chiamati a vivere la nostra fede e a testimoniarla con una vita coerente, cogliendo i semina Verbi – altro termine costantemente presente nelle sue lezioni – che lo Spirito sempre dissemina in ogni tempo e luogo. La sua vasta cultura non permetteva cesure nette tra la fede, la cultura e l'impegno nelle riflessioni sui fenomeni sociali.
«Città di Dio e città dell'uomo erano, nella sua visione delle cose, profondamente compenetrate. Si ispirava all'umanesimo integrale di Maritain e di Mounier per affermare costantemente che tra i valori laici della sfera civile e quelli della Chiesa e delle religioni bisogna trovare un nuovo, difficile ma indispensabile equilibrio, che ammetta una visibilità del fattore religioso, proprio in vista del comune edificare una pòlis migliore».

Per una adeguata formazione teologica

Pungolato da questi convincimenti, padre Vanzan si è impegnato nella formazione culturale dei seminaristi e del clero, con passione e intelligenza, mediante numerosi incontri e pubblici dibattiti. Altri due settori lo hanno fortemente impegnato nella formazione culturale e religiosa: i laici e le religiose. Nominato, nel 2004, direttore dell'Osservatorio della vita consacrata presso la sede di Roma della Conferenza italiana dei superiori maggiori, ha frequentato molti istituti femminili, predicando gli esercizi spirituali, organizzando convegni e consacrando molto del suo tempo – specie nei mesi estivi – a incontri personali e comunitari.
Persuaso che la vita consacrata femminile costituisce un'impareggiabile forza evangelizzatrice della Chiesa, ne ha difeso il valore con numerosi interventi scritti e orali. Anche per la vita consacrata maschile si è impegnato a renderla vitale e genuina. In merito è interessante un suo scritto su "La Chiesa di fronte alle sfide del postmoderno", pubblicato nel volume La vita consacrata nella postmodernità.
I suoi suggerimenti per superare le sfide che l'odierna società rivolge alla vita consacrata sono puntuali, precisi e realistici. Un particolare impegno ha avuto padre Vanzan nel definire e promuovere la vocazione della donna secondo le indicazioni della Mulieris dignitatem di Giovanni Paolo II (15 agosto 1988).
La dignità della donna e il suo ruolo specifico nella Chiesa sono stati per padre Vanzan argomento prediletto di studio in funzione teologica e pastorale. Li ha studiati con apertura d'animo e lealtà di analisi, mettendo pure in guardia dalle deviazioni di un falso femminismo. Nonostante i suoi impegni di scrittore e professore, non ha mai rifiutato, a quanti glielo hanno chiesto, di essere il direttore spirituale.
In merito, Lucetta Scaraffia ha scritto (sull'Osservatore Romano del 16 novembre c.a.): «Ho voluto molto bene a padre Vanzan che è stato per molti anni il mio confessore, il mio direttore spirituale. [...] Uscivo dai nostri colloqui non solo piena di gioia e di speranza, ma anche "illuminata": ogni volta riusciva a stupirmi, facendomi scoprire il disegno di Dio dove non l'avevo scorto, mi insegnava a vedere le cose da un punto di vista che non conoscevo ancora. Una delle cose più importanti che mi ha insegnato è stata quella di giudicare ogni evento, ogni azione, dai frutti che portava, al di fuori di ogni schema precostituito».
Aperto ai segni dei tempi Come scrittore padre Vanzan si è distinto per la sua attenzione ai segni dei tempi. I suoi interventi avevano il timbro dell'attualità. Radicato nello spirito del Concilio, ha ribadito l'urgenza di coinvolgersi nella storia per costruirla cristianamente e svilupparne le istanze evangeliche, spesso nascoste o indirettamente suggerite. Ciò lo portava a interessarsi di politica, di sviluppo economico e ambientale, di scienza, di sanità, di pedagogia. Per i suoi interventi in settori così specifici si faceva aiutare, talvolta anche in maniera diretta, da amici competenti e fidati. Si resta sorpresi, sfogliando Civiltà Cattolica e soprattutto Vita Pastorale (il nostro mensile da lui amato e frequentato) nello scorgere la varietà e l'attualità di temi da lui trattati e indicati come emergenti.

Una felice virata di bordo

Sì, padre Vanzan è stato soprattutto un teologo pastoralista. Sulla pastorale ha scritto molto. Ma nell'ultimo decennio della sua vita, affascinato dal fiorire della santità dei settori più vari, si è lasciato sedurre dall'agiografia. Ha potuto così vergare molti profili di "santi", raccolti in due corposi volumi: Operai nella vigna del Signore. Preti e vescovi santi (Edizioni Pro Sanctitate 2010, pp. 433) e Santità laicale del XX secolo (ElleDiCi 2011, pp. 459). Si leggono con crescente stupore e interesse per lo spettacolo di bellezza, di varietà e di ricchezza che la grazia non cessa di operare. Negli ultimi anni, operato al cuore, sofferente e fisicamente indebolito, padre Vanzan non era più lui. I suoi "santi" gli avevano iniettato una malattia insanabile: la nostalgia dell'Eterno. Era diventata un ritornello da lui continuamente ripetuto. Ha incontrato il suo Signore e Padre il 14 novembre.


Autore:
Ferdinando Castelli


Fonte:
Vita Pastorale

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Aggiunto/modificato il 2015-07-23

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